A che punto è l’integrazione? Politiche scolastiche dei Paesi europei a confronto

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A che punto è l’integrazione? Politiche scolastiche dei Paesi europei a confronto

Ecco una fotografia aggiornata delle scuole europee e delle politiche scolastiche per l’integrazione degli alunni immigrati e figli di immigrati. Ce la propone il Rapporto Eurydice 2019. Di Graziella Favaro

bambini in classe multiculturale

Gli alunni che hanno una storia, diretta o familiare, di migrazione sono bene integrati nelle scuole dei Paesi europei? Quali politiche vengono adottate per facilitare il loro apprendimento e per fare in modo che stiano bene a scuola? E quali pratiche o dispositivi specifici e dedicati si rivelano più efficaci? A queste e a molte altre domande cerca di rispondere il nuovo rapporto Eurydice dal titolo Integrating Students from Migrant Background into Schools in Europe: National Policies and Measures”. Lo studio presenta un’analisi comparativa delle pratiche messe in atto per promuovere l’integrazione a scuola in 42 sistemi educativi dei Paesi che fanno parte della rete Eurydice e si articola in due part. Nella prima parte vi è la descrizione e il confronto fra i diversi sistemi educativi; nella seconda parte vengono analizzate alcune misure di integrazione mirate in 10 Paesi: Italia, Germania, Spagna, Francia, Austria, Portogallo, Slovenia, Finlandia, Svezia, Inghilterra.

Pratiche di integrazione

Di seguito una sintesi dei temi trattati nel Rapporto.

-la denominazione

Chi sono gli alunni con background migratorio? Nei Paesi non vi è una definizione comune degli alunni considerati e i termini che vengono usati sottolineano ed enfatizzano l’una o l’altra caratteristica. In alcuni casi, ad esempio, il criterio definitorio è la cittadinanza/non cittadinanza; in altri, la durata della residenza; in altri ancora, il Paese di nascita, oppure la prima lingua o la cittadinanza dei genitori.

-diritto/dovere alla scuola

A chi e come viene garantito il diritto allo studio? In generale, l’accesso alla formazione e all’istruzione viene garantito a tutti dalla legge nel tempo dell’obbligo scolastico, nelle modalità comuni agli autoctoni. In 13 sistemi scolastici tuttavia il diritto/dovere allo studio dei non residenti cessa dopo l’obbligo.

-alunni neoarrivati

Come vengono accolti gli alunni neo arrivati? Vi sono tre modalità di inserimento:

-nella classe ordinaria per gran parte del tempo scuola e in gruppi di apprendimento specifico durante alcune ore/ lezioni settimanali;

-in gruppi separati e specifici per l’apprendimento della L2 per la maggior parte delle ore e nella classe ordinaria solo per alcune attività ( soprattutto a carattere non verbale: musica, sport…)

-in classi separate (di accoglienza, transizione…) per tutto il tempo di scuola.

-l’insegnamento della L2 per lo studio

Come viene organizzato l’insegnamento della lingua dello studio e di scolarizzazione? Le misure per l’insegnamento della L2 per studiare - considerata competenza trasversale e cruciale per la riuscita scolastica – prevedono misure diverse: la frequenza di ore supplementari; l’aiuto allo studio in tempo extrascolastico; la formazione degli insegnanti. In Svezia e in Finlandia sono stati elaborati curricoli specifici della lingua di istruzione come L2.

-lingua madre

Che cosa succede alla L1? In generale, nei Paesi sono diffuse delle raccomandazioni che invitano a valorizzare la madrelingua degli allievi, ma non vi sono politiche di insegnamento della L1. In Svezia invece viene valutata anche la competenza dell’alunno in lingua madre.

-educazione interculturale

Come viene tradotta in pratica didattica l’educazione interculturale? Vi sono due orientamenti prevalenti: in alcuni Paesi, l’approccio interculturale rappresenta un principio educativo centrale per tutti gli alunni e permea dunque il curricolo comune; in altri casi invece, vengono proposti i contenuti dell’educazione interculturale nell’ambito di specifiche materie (ad esempio, Educazione alla cittadinanza).

-l’attenzione ai bisogni emotivi

Oltre ai compiti propri dell’apprendimento (che spesso avviene in una lingua non familiare), gli alunni che hanno una storia migratoria devono affrontare molte altre sfide aggiuntive: gli ostacoli sociali e culturali, le barriere alla partecipazione, la distanza dai pari e le forme di bullismo e discriminazione. In generale, le politiche educative tendono a considerare solo i bisogni scolastici e propri dell’apprendimento e a ignorare quelli emotivi. In alcuni Paesi, tuttavia vi sono iniziative di formazione degli insegnanti su questi temi ed è previsto l’inserimento di figure di mediazione, tutoraggio e supporto che affiancano gli alunni più fragili.

-coinvolgimento delle famiglie e delle comunità locali

In quasi tutti i Paesi si cercano strade e modi efficaci per informare, coinvolgere, orientare le famiglie immigrate. Vengono inoltre presentati esempi di cooperazione attiva con la comunità locale, i servizi per tutti…

-la centralità del tema dell’integrazione

Il rapporto sollecita i Paesi ad adottare politiche e progetti di integrazione dei figli degli immigrati basati sulla lungimiranza, l’intenzionalità, le strategie a lungo termine e che devono coinvolgere tutti. Le esperienze che si basano su un approccio di tipo compensatorio e a breve respiro non danno risposte efficaci e non contribuiscono a costruire con-cittadinanza, inclusione, partecipazione attiva.

Allegati:

Il rapporto completo in formato PDF

La sintesi del rapporto in formato PDF

 

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