Da noi nessuno è straniero

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Il processo di integrazione dei minori stranieri in Italia stenta a realizzarsi. Due bambini di origini tamil, nati a Palermo, lasciano una preghiera per Santa Rosalia al santuario: “Cara Santa Rosalia noi vogliamo avere la cittadinanza”. 

da noi nessumo è straniero

Dal Monte Pellegrino all'ANFE

Da bambino andavo spesso sul Monte Pellegrino, a visitare il santuario di Santa Rosalia, la protettrice di Palermo che liberò la città dalla peste nel 1624. E ogni volta rimanevo incantato dal silenzio che avvolgeva quella grotta e dalle tante persone che vi si recavano in preghiera. Poi le mie visite si sono diradate di molto, almeno per un certo periodo.

Nel frattempo, a vent'anni, quando già Palermo era molto cambiata, e sempre più andava diventando una città multietnica, ho iniziato a lavorare per l’ANFE (Associazione Nazionale Famiglie degli Emigrati), un’associazione che da più di 65 anni si occupa di politiche migratorie. Da allora, sempre per l'ANFE, promuovo incontri per discutere dei problemi delle migrazioni: dal riconoscimento dei diritti civili agli immigrati, al dibattito sullo ius sanguinis e lo ius soli, fino all’integrazione e alla sempre più numerosa presenza di figli di immigrati nelle scuole.

Da quel che vedo ogni giorno, mi sembra di capire che il processo di integrazione in Italia stenta a realizzarsi per la miopia della politica riguardo all’urgenza di approvare riforme che riconoscano agli immigrati e ai loro figli le condizioni minime di legge dei nostri connazionali. Di contro, c’è una parte della società che rivendica il riconoscimento dei diritti fondamentali, a partire dal principio di eguaglianza dell’art. 3 della Costituzione, per il quale molto s'è spesa anche la fondatrice dell’ANFE, Maria Federici, parlamentare costituente.

Santa Rosalia, noi vogliamo la cittadinanza

È questa l'Italia dove stanno crescendo i nostri figli, i miei figli. Ed è per loro che un giorno di aprile di quest’anno sono tornato sul Monte Pellegrino, al santuario di Santa Rosalia. Giunto in cima, sulle prime mi è sembrato tutto al suo posto, come se il tempo non fosse trascorso: tutto mi sembrava uguale a come lo avevo visto da bambino. Ma in realtà qualcosa di straordinario è accaduto, come mi è capito di appurare poco dopo.

Quel giorno, infatti, c’erano molti stranieri di origini tamil devoti alla santa. Prima di andare via, con le mie figlie volevamo lasciare un pensiero sul libro dei visitatori. Davanti a noi, in fila, c’erano due bambini tamil di circa 9 anni. Arrivato il nostro turno, per curiosità abbiamo letto le loro preghiere: “Noi dobbiamo avere la cittadinanza e dobbiamo studiare bene”, avevano scritto, e ancora: “Cara Santa Rosalia noi vogliamo avere la cittadinanza”. Improvvisamente ho realizzato la portata del dramma che ogni ragazzo straniero vive, in famiglia e nella relazione con i suoi pari per la mancata cittadinanza.

Sono passati anni e fiumi di parole sulla questione, mentre aumentano i figli di immigrati nati in Italia e che frequentano le classi della scuola dell’obbligo, del tutto multietniche, le superiori e le università. Eppure sembra che l'Italia sia un paese di ciechi e sordi.

Quotidianamente capita di incontrare ragazzi di origine straniera che parlano la nostra lingua e i nostri dialetti; si prende coscienza che il processo di integrazione è andato molto avanti rispetto alla politica. E allora sembra lecito chiedersi se i ragazzi della Rete G2 (Seconde Generazioni) non abbiano ragione a chiedere e a chiedere “Straniero a chi?”.

La Rete G2 denuncia la miopia della politica italiana e chiede, insieme all’ANFE e al Comitato L'Italia sono anch’io, soluzioni immediate e definitive per il riconoscimento dei diritti fondamentali ai figli degli immigrati nati in Italia, prima tra tutti la cittadinanza, per permettere loro di sentirsi pienamente parte del Paese in cui sono nati. Perché, da noi, per noi, nessuno è straniero.

Gaetano Calà, Direttore ANFE Nazionale
 

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