Oltre i lavoretti: tre suggerimenti per valorizzare il processo creativo del bambino

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Oltre i lavoretti: tre suggerimenti per valorizzare il processo creativo del bambino

Vogliamo manufatti “tutti perfetti e tutti uguali”? O proviamo a superare abitudini scontate e li trasformiamo in una risorsa? Di Maurizia Butturini

disegno scuola infanzia

I “lavoretti” a scuola: ne abbiamo parlato assieme nella diretta su Facebook (rivedila a questo link) per chiarirne aspetti problematici, per cercare di superare abitudini scontate che tolgono senso e provare a trasformarli in una risorsa.
Tra le molte voci che si sono intrecciate, è emerso che fare “i lavoretti” così, come spesso si usa, limitando l’azione spontanea e autentica del bambino e con un forte intervento da parte dell’insegnante, è una prassi da superare. Dobbiamo dare ai bambini la possibilità di “elaborare creativamente produzioni personali” (Indicazioni Nazionali) e questo significa lasciare spazio a quanto nasce dalla relazione di ognuno con la realtà che incontra a scuola, con le esperienze e i linguaggi che esplora e apprende, con i mezzi e le tecniche che via via conosce e fa proprie. Invece di porre attenzione al prodotto finale cerchiamo di dare valore al processo e al senso del fare dei bambini.

Ripartire dall'idea di bambino

Come ogni aspetto della vita di scuola, anche il tema “lavoretti” va affrontato attraverso un confronto in collegio; spesso occupiamo spazio proprio per decidere cosa fare e invece dovremmo partire ancora dall’idea di bambino, comprendere che omologare con lavoretti tutti uguali non è in sintonia col bambino competente che ci presentano le Indicazioni.

Conosco scuole dove ogni giorno si fa una sorta di “lavoretto”; per tenere i bambini occupati, per mostrare alle famiglie che si è fatto qualcosa, perché così il bambino ha un manufatto da portare a casa… In realtà questi lavori, spesso collegati alla stagione e alle ricorrenze, denotano una mancanza di progettualità e di integrazione con le esperienze di apprendimento e di ricerca di significati collegate a temi forti, ai linguaggi, a valori, a competenze autentiche. Ne risulta una frammentazione del fare e dell’imparare, non legati ad un percorso, la mancanza di continuità tra pensiero e azione, la limitazione alla libera espressività del bambino.

 

Suggerimenti per cambiare prospettiva

Sono emersi nel dibattito parecchi suggerimenti interessanti, utili per cambiare la prospettiva.
Ne riassumo alcuni:

1. Recuperiamo il senso del dono: il dono è qualcosa che tesse legami. Nel dono c’è un messaggio di attenzione all’altro, ma ciò che doniamo parla di noi stessi e delle nostre emozioni e sentimenti. Esprime qualcosa che ci appartiene e che desideriamo condividere. Quando facciamo un dono è anche un modo per conoscersi e riconoscersi. Per questo è molto importante che il dono ci rappresenti in modo autentico. Non è la perfezione del lavoretto che lo rende bello e prezioso ma sono l’intenzione e l’atto del donare a dargli valore.

2. Diamo valore ai manufatti e alle produzioni dei bambini: facciamo in modo che ogni dono che desideriamo offrire alle famiglie o ad altri, sia integrato nei percorsi di esperienza che viviamo a scuola e sia pensato per coinvolgere e rendere partecipi i riceventi. Ad esempio se abbiamo un percorso sul gioco, il manufatto potrebbe essere un gioco da costruire assieme e usare in famiglia; se il bambino sperimenta nel laboratorio espressivo tecniche di pittura e creatività, tutti i suoi elaborati possono essere un bel dono; se coltiviamo un orto o un giardino, doniamo un mazzolino di erbe profumate, un sacchetto con uno dei prodotti coltivati, un vasetto con un fiore o con del sale aromatizzato; se amiamo i libri e ne sperimentiamo la costruzione, ecco un dono personale molto bello, ognuno diverso… Tutto questo parla della nostra esperienza di scuola e ogni dono può essere raccontato dal bambino, così come l’abbiamo pensato e costruito assieme.

3. Inventiamo nuovi modi di fare festa, non necessariamente il lavoretto: qui le idee possono scaturire dalla fantasia e delle opportunità che offre il nostro contesto ma anche dall’esigenza di aiutare i genitori a comprendere il valore dell’esperienza educativa e della relazione con i propri figli. Allora pensiamo ad esempio ad un invito a pranzo per tutti i papà in occasione della festa; oppure ad un “buono” spendibile in tempo da passare assieme al proprio bambino; a laboratori da vivere insieme a scuola, nell’orto, o con esperienze di teatro, di danza, di lettura… ad un pic nic in giardino o al parco.

In questo modo il “lavoretto” diventa altro, un’occasione per stare bene insieme, per condividere momenti felici, per riconoscere sentimenti e competenze del proprio bambino. E ci permette di rendere educativo questo momento, non più una corsa a preparare cose che non sono del bambino e non hanno un vero significato. Anche se i bambini sono sempre contenti di portare a casa qualcosa… vale la pena cambiare.

 


 

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