Il linguaggio che descrive e non giudica

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Come possiamo scegliere con cura le nostre parole  quando scriviamo le nostre osservazioni sui bambini? Di Maurizia Butturini 

gruppo sezione infanzia bambini

Dopo la diretta FB  di gennaio sul tema Osservare i bambini senza giudicare: come si fa? condividiamo alcune riflessioni e indicazioni utili per affinare il nostro linguaggio e le modalità da utilizzare quando scriviamo le nostre osservazioni.

Perché è necessario scrivere

L’osservazione deve avvalersi di dati solidi che non sfuggano, che restino consultabili nel tempo. Non è possibile affidare ciò che abbiamo visto e conosciuto del bambino all’oralità, spesso le parole sono imprecise, ci esprimiamo con impressioni se non giudizi; è necessario ricorrere alla scrittura, che registra e conserva quanto osservato. Se ci esercitiamo con brevi osservazioni scritte possiamo formarci una capacità, una modalità interiore, che guiderà il nostro sguardo anche quando non riusciremo a scrivere.
Allenando lo sguardo ad un rigore, una disciplina che non ha fretta di arrivare a conclusioni ma si mette in un ascolto attento e prolungato, potremo comprendere i nostri bambini. E questa è già un’azione educativa.

Un linguaggio descrittivo e libero da giudizi

Nel contesto quotidiano ma anche quando scambiamo due parole tra di noi o addirittura con i genitori, ci può capitare di dire subito quello che abbiamo osservato, senza aver sedimentato l’ascolto attraverso la scrittura. Dovremmo esprimerci sempre nel rispetto della persona e quindi mai attaccandola nell'autostima. Possiamo criticare un comportamento, una prestazione, ma non bisogna inglobare nella critica, o peggio nel giudizio negativo, la persona/bambino in quanto tale.
Riflettiamo. Un conto è dire: "secondo me questo lavoro non è fatto bene perché...," e un conto è dire: " Vedi, tu sei incapace o inaffidabile".
Oltre a sospendere il giudizio, ad “ascoltare” il bambino senza preconcetti, nel momento in cui scriviamo le nostre osservazioni e poi le interpretiamo, momento che poi diventa comunicazione tra adulti, col bambino, con la famiglia o documento scritto che rimane come testimone della storia formativa, abbiamo bisogno di utilizzare un linguaggio che sia coerente con lo stile adottato. 

Come arginare la soglia di soggettività insita nell’osservazione 

Nonostante l’osservazione sia sempre soggettiva, in quanto mediata, condizionata e filtrata dagli schemi mentali di chi sta osservando, possiamo favorire un maggiore grado di oggettività attraverso il linguaggio, a patto che sia il più possibile descrittivo, libero da giudizi e pregiudizi. Dovremmo scrivere ciò che accade mentre accade, in quel momento, in quella situazione, sia che noi siamo osservatori partecipanti, sia che ci troviamo ad osservare soltanto.
Riflettiamo su differenze e rischi del:

Descrivere comportamenti
Descriviamo puntualmente un comportamento, una situazione, un evento riportando dati concreti.
Questo comporta un basso grado di inferenza. Di conseguenza ciò che si legge appare preciso e osservabile.
Ad esempio:
Mentre rimettiamo in ordine i giochi, Pietro non risponde alla proposta di farlo assieme e continua a costruire la sua torre.

Valutare/esprimere pareri
Generalmente si tende alla generalizzazione e ad usare un linguaggio connotativo e ricco di impliciti, che non permette di osservare comportamenti specifici.
Questo ci pone nel rischio di utilizzare un alto grado di inferenza. Di conseguenza ciò che si legge non è osservabile e richiede integrazioni.
Esempio: Pietro è sempre distratto e non collaborativo.

Alcuni suggerimenti per concludere

Evitiamo per il possibile di utilizzare avverbi e aggettivi nella formulazione delle frasi, serviamoci di verbi e sostantivi per esprimere precise capacità, comportamenti e conoscenze.
Facciamo attenzione nel menzionare caratteristiche socio-affettive dei bambini, concentriamoci sui comportamenti e sugli apprendimenti (cosa fa e come lo fa).
Evitiamo prestiti di lessico che aumentino, anziché ridurre, l'ambiguità del linguaggio: in particolare, facciamo a meno di espressioni e parole di origine psicodinamica che, anche per il modo in cui si sono diffuse nel linguaggio comune, possono significare tutto e il contrario di tutto.

Quando andiamo a rileggere le osservazioni fatte e procediamo alla valutazione intesa come azione che ci serve per interpretare e dare un valore ai dati raccolti al fine di comprenderli e pensare a successivi interventi di aiuto, confrontiamo tale interpretazione con un criterio che riassuma positivamente i traguardi di apprendimento posti in sede di progettazione didattica e compari quanto osservato alla storia personale del bambino; avvaliamoci del dialogo e del confronto tra docenti, questo è un buon correttivo alla soggettività e alla parzialità dei punti di vista.

 

 

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