Alla gentilezza

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Se crediamo nel valore dei piccoli gesti quotidiani che ci aiutano a vivere e a crescere, se vogliamo essere capaci di cura educativa, non possiamo fare a meno della gentilezza. Di Maurizia Butturini.  

gentilezza bambini fartelli infanzia

Dedichiamo un pensiero alla gentilezza, considerandola una chiave indispensabile per cambiare in meglio la nostra vita. La gentilezza a scuola alimenta lo stile accogliente, la qualità delle relazioni e lo star bene insieme. Se crediamo nel valore dei piccoli gesti quotidiani che ci aiutano a vivere e a crescere, se vogliamo essere capaci di cura educativa, non possiamo fare a meno della gentilezza. Gli atteggiamenti gentili influenzano fortemente i nostri stati d’animo, aiutano a superare le tensioni, rendono felici chi li riceve e rafforzano i legami. La gentilezza richiede, per essere praticata in modo autentico e empatico, una scelta consapevole che diventi un modo di essere e di stare nel mondo, in tutte le situazioni.
Educare alla gentilezza richiede dunque che i nostri comportamenti siano coerenti, nei pensieri e nella pratica quotidiana, con le buone maniere, con la capacità di essere attenti all’altro, comprensivi, a volte pazienti, disponibili. Domanda che vi siano una costanza e una continuità di riflessioni, modi e gesti, a creare il clima gentile, come aria da respirare e da portare con sé, in un mondo dove spesso, troppo spesso, la gentilezza non esiste, nelle case, nelle strade, nell’isolamento in cui ci chiudiamo, nei sentimenti di rabbia e frustrazione che non sappiamo elaborare, nella fretta che contraddistingue il nostro tempo, nell’aggressività dei media, nella continua competizione a cui assistiamo proprio in chi dovrebbe essere d’esempio, nell’isolamento che ormai pervade le vite appese ad un cellulare.
Doniamo questa matrice di gentilezza ai nostri bambini, facciamo che sia un tratto profondo, personale e della convivenza; coltiviamola prima in noi adulti, in modo che sia vera e sincera e che porti il valore dei rapporti umani in primo piano.

La poesia è per noi adulti, perché anche essere gentili richiede un viaggio…

Gentilezza

di Naomi Shihab Nye

Prima di sapere che cosa sia veramente la gentilezza
devi perdere qualcosa,
devi sentire il futuro dissolversi in un momento
come il sale in un brodo insipido.
Quello che tenevi in mano,
quello che avevi contato e conservato con tanta cura
tutto questo deve andarsene così saprai
quanto possa essere desolato il paesaggio
fra le regioni della gentilezza.
Come tu viaggi e vai,
pensando che l'autobus non si fermerà mai,
così i passeggeri che mangiano pollo e mais,
continueranno a guardar fuori dai finestrini per sempre.

Prima di imparare la dolce gravità della gentilezza,
devi viaggiare fin dove l'Indiano, nel suo poncho bianco,
giace morto sul ciglio della strada.
Devi capire che potresti essere tu quell'uomo
e che anche lui era qualcuno
che viaggiava nella notte con dei progetti
e con il semplice respiro che lo teneva in vita.

Prima che tu riconosca la gentilezza come la cosa più profonda,
devi riconoscere il dolore come l'altra cosa più profonda.
Devi svegliarti con il dolore.
Devi parlare al dolore finché la tua voce
non avrà afferrato il filo di tutte le sofferenze
e avrai dunque visto l'intero tessuto.

Allora sarà solo la gentilezza ad avere senso,
solo la gentilezza che ti allaccia le scarpe
solo la gentilezza che ti fa uscire incontro al giorno
a imbucare lettere o comprare il pane,
solo la gentilezza che alza la testa
in mezzo alla folla del mondo per dire
è me che hai cercato da sempre,
e che poi ti accompagna ovunque
come un'ombra o un amico.

(Traduzione di Lina Rignanese)  

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