Un gioco tradizionale che esorcizza la morte

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Un gioco tradizionale che esorcizza la morte

Sfatiamo un tabu: un tema amato dai bambini e tendenzialmente evitato dagli adulti è quello della morte. Ecco un gioco cantato da fare in gruppo. Di Antonio Di Pietro. 

sansone di pietro

La morte è un tema che è quasi del tutto scomparso dai giochi, dalle canzoni e dalle storie per bambini. I bambini hanno bisogno di “giocare la morte”. Affrontare questo tema significa esorcizzarlo, ma anche offrire occasioni per riflettere intorno a un tema dove non può esserci una risposta certa. Una riflessione che inevitabilmente s'intreccia anche con la cultura religiosa di ciascuno.

Nelle tradizioni di diverse culture esistono moltissimi giochi con il morto, come quelli dove si rievoca il rito funerale (compresa la sepoltura) e addirittura dove si narra che il defunto venga mangiato. “È morto Sansone” è un gioco cantato raccolto da Pitré (uno dei maggiori antropologi italiani) alla fine dell'Ottocento.

È morto Sansone

Un bambino (“Sansone”) si distende su una coperta ed è il “morto”. I compagni, con passo funebre, camminano intorno a “Sansone” e cantano la seguente canzone:

È morto Sansone e chi lo sotterrerà?
La compagnia di Giove farà la carità.
È morto Sansone e chi lo sotterrerà?
Tocchiamogli (...dire una parte del corpo...),
vediam che effetto fa.

Ecco la melodia da seguire per cantare “È morto Sansone”:
[Il testo è tradizionale, la musica è di Gianfranco Staccioli, l'arrangiamento di Emanuele Carovani]

 

Poi, i bambini solleticano la parte del corpo che è stata nominata e ricantano questa prima parte per permettere a un altro bambino di solleticare il “morto”. Il gioco continua così fin quando il gruppo decide di cantare la strofa che avvia la seconda parte del gioco:

È morto Sansone e chi lo sotterrerà?
La compagnia di Giove farà la carità.
È morto Sansone e chi lo sotterrerà?
Baciamogli la fronte, vediam che effetto fa.

Per vedere “che effetto fa” (come dice la canzone), uno dei bambini in cerchio dà un bacio al morto. Dopodiché, inizia la seconda parte del gioco: “Sansone” resuscita, si alza, esprime una certa stizza e inizia a correre per cercare di prendere uno dei compagni. Chi è preso viene portato sulle spalle o in braccio (come un morto) nel punto in cui “Sansone” può distendersi. E il gioco riprende con un altro “morto”.

Una cosa che possiamo fare durante e dopo il gioco è porre “solamente” domande, astenendosi da commenti e cercando di far esprimere liberamente i bambini. Ad esempio, possiamo fare domande di questo tipo: cosa significa essere morti? Le piante muoiono? E i sassi? Che cosa succede dopo la morte? Che cosa ne pensi di fare una festa al funerale?

Trascriviamo le riflessioni dei bambini, rileggiamole qualche giorno dopo e ascoltiamo i pensieri che ne conseguono (sempre astenendoci dai commenti). Poi, quasi sicuramente i bambini ci chiederanno di rigiocarlo, a conferma del loro bisogno di comprendere la vita e la morte anche attraverso il gioco. Facciamo sapere ai genitori i pensieri dei loro figli e... vediam che effetto fa!

Per saperne di più

Staccioli G. - Ritscher P., Facciamo il giro dell'albero. Cinquanta giochi della tradizione internazionale, Kaleidos, Faenza 2011
Di Pietro A., Giocare e pensare ai temi della vita, in: Collacchioni L., Mannucci A., Emozioni, cura, riflessività. Valorizzare le differenze per promuovere la formazione di ognuno, ETS, Pisa 2012

 

Le illustrazioni sono tratte da: 
Staccioli G. - Ritscher P., Facciamo il giro dell'albero.Cinquanta giochi della tradizione internazionale, Kaleidos, Faenza 2011.

Antonio Di Pietro: 2 Novembre 2016 Articoli

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