In ballo, tra motricità, relazione ed espressione

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In ballo, tra motricità, relazione ed espressione

Attraverso differenti occasioni, si propongono tre sfide educative: la motricità vissuta nella danza in modo globale e contenuto; la relazione con gli altri, di tipo cooperativo; l’espressività che diventa ricerca di senso del muoversi e del comunicare col corpo. Di Antonio Di Pietro, pedagogista

ballo di pietro

Come ballano i bambini di oggi? Quando e dove ballano? Si balla a scuola? Se sì, quali tipi di ballo? A partire da alcune riflessioni relative a queste domande possiamo proporre delle danze. Ma quali?

Se siamo convinti che la scuola debba fare proposte che non imitano certe tendenze del momento, possiamo introdurre le danze collettive. Per “danze collettive” si intendono sia i balli popolari sia quei balli creati seguendo alcuni standard delle danze tradizionali. Le danze collettive, oltre a essere un qualcosa che difficilmente i bambini hanno occasione di vivere, oggi mettono “in ballo” almeno tre diverse sfide educative.

La prima sfida: motricità

La prima sfida riguarda la motricità. Le danze collettive attivano movimenti sia consueti (battere le mani, saltare su due piedi, camminare...) che inconsueti (camminare lateralmente, galoppare, girare a braccetto...). Il ballo coinvolge tutto il corpo e ogni sua parte (le mani, le gambe, il collo...) ha la medesima importanza. Infatti, anche se le danze sono fatte soprattutto di passi, è importante riportare l’attenzione sulle mani, sul peso delle diverse parti del corpo, sullo sguardo.

Se il corpo viene interpretato esclusivamente nell’ottica di una performance, le attenzioni si concentrano soprattutto su alcune zone (che nel tempo rischiano di diventare i punti più “acciaccati”: si pensi al “gomito del tennista”).

Se il corpo si muove soprattutto in spazi chiusi e ristretti le opportunità motorie sono ridotte (e il corpo rischia di saltare come una molla incontrollata appena trova uno spiraglio). Le danze collettive controbilanciano una visione frammentata e compressa del corpo poiché lo coinvolgono in maniera globale e contenuta.

Seconda sfida: relazione

Una seconda sfida è di carattere relazionale. Le danze collettive offrono differenti modi di stare insieme. Il corpo è un tramite relazionale quando si muove verso questa o quella persona. Per esempio: in un gioco come “Lupo e pecore” un lupo si muove verso le pecore con un fare di tipo competitivo (facendo finte, accelerando... al fine di acchiappare un avversario). Nelle danze collettive si attivano condotte motorie soprattutto di tipo cooperativo (i “balli di sfida” rappresentano una piccolissima percentuale).

La cooperazione avviene perché ognuno agisce in modo che tutti possano ballare: ognuno è fondamentale per la riuscita degli altri, tutti sono sullo stesso livello (a meno che non ci siano dei ruoli diversi dovuti alla tipologia del ballo). Quello cooperativo è un atteggiamento socio- motorio da coltivare per chi vuole agire in modo critico verso gli eccessi di individualismo e di competizione.

Terza sfida: espressività

La terza sfida guarda all’espressività. Ogni periodo storico ha le sue forme di ballo, la danza in qualche modo rispecchia la cultura in cui viene praticata. Se osserviamo danzare i bambini in autonomia, oggi notiamo alcuni particolari modi di ballare che sempre più si insinuano nella scuola (talvolta anche nel nido). Sono balli che rimandano a modelli televisivi (come quelle movenze tipiche degli “stacchetti” e le mosse dei “supereroi”).

Un modo di esprimersi seguendo una certa idea di corpo al femminile e al maschile. Poi, consideriamo anche tutti quei balli pensati apposta per i bambini: movimenti di un corpo che imitano quelli di un adulto. Movenze ricche di gestualità spesso stereotipate che (in)seguono il testo della canzone da ballare. Una valida alternativa a certi modi (contemporanei) di concepire il ballo risultano essere proprio le danze collettive dove il corpo si muove ricercando una propria espressività.

Quando si programmano delle proposte, si devono fare delle scelte, vanno individuati alcuni criteri attraverso i quali “setacciare” ciò che si può trovare nei libri, su internet, all’interno di un gruppo di lavoro. Nel nostro caso i criteri di selezione delle danze sono tre e sono fondati su una ricerca di senso intorno alla corporeità dal punto di vista motorio, relazionale ed espressivo. Una ricerca di senso che va comunicata anche alle famiglie.

Come condividere con le famiglie?

Durante un incontro con i genitori possiamo spiegare l’importanza di fare danze collettive e, perché no, eseguirle insieme facendo riaffiorare ricordi relativi alle esperienze di ballo. Possiamo predisporre nell’arco dell’anno un pannello documentativo con foto e didascalie che sottolineano perché è importante svolgere questo tipo di attività. In seguito possiamo invitare i genitori a sperimentarsi in alcuni balli (più avranno chiaro il senso di ciò che stiamo facendo e più saranno disponibili a partecipare). Il tutto nell’ottica di considerare la danza collettiva come un momento privilegiato per stare insieme, per conoscersi, per creare e rinforzare legami (i genitori di oggi spesso si sentono soli).

Allora, è possibile prevedere un momento di festa dove i bambini fanno un ballo davanti ai genitori-spettatori, poi i genitori ballano di fronte ai loro figli; senza escludere che genitori e figli possano danzare insieme. Un momento come questo va organizzato all’interno di una sezione se si vuole garantire la profondità nelle relazioni e riflessioni. E se proprio vogliamo stupire con “effetti speciali” possiamo registrare (anche con uno smartphone) alcuni momenti in cui genitori (durante incontri per loro) e bambini (nell’orario scolastico) apprendono le danze.

Nel momento della festa vedere e commentare questi filmati, che valorizzano il processo e non il prodotto, è un’occasione per ascoltarsi e capirsi sempre di più, rinforzare un’alleanza educativa fra casa e scuola, gratificare l’impegno dei bambini, dei genitori, di noi insegnanti. Se pensiamo che ci sono tre e più motivi educativi per proporre danze collettive, non resta che mettersi “in ballo”.  

 

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Commenti

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    pgame

    12:25, 11 Marzo 2019
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