La yurta nel bosco, pedagogia dell'ascolto e della natura

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La yurta nel bosco, pedagogia dell'ascolto e della natura

Corpo, mente, emozioni e creatività in un'esperienza di avvicinamento alla natura, per bambini dai 3 anni. Di Daniela Ghidini.

La yurta nel bosco_campus fuoco

L’Associazione “La Yurta nel bosco” nasce nel 2012, ad Arona, Montrigiasco, in provincia di Novara, con l’encomiabile obiettivo di “diffondere una pedagogia dell'ascolto e della natura”, e permettere ai bambini, dai 3 anni in su, di conoscerla “attraverso l'esperienza diretta e la creatività, senza una didattica preconfezionata”. La convinzione alla base di questa scelta è che la natura vada vissuta e che il rapporto diretto con essa sia insostituibile, per la crescita di individui equilibrati, sani, liberi, oltre che competenti e sensibili agli altri e alla vita.
Si inserisce certamente nelle esperienze che negli ultimi anni stanno prendendo piede, che intendono riportare ai bambini di oggi, “deprivati di natura” (facciamo qui riferimento al concetto coniato da Richard Louv nel 2005: “nature deficit disorder”), importanti forme di educazione naturale.
Alcune caratteristiche del "La Yurta nel bosco":
- tiene insieme corpo, mente, emozioni e creatività in diverse forme e modalità;
- allarga lo sguardo dalla natura alla spiritualità, aspetto spesso marginalizzato nell’educazione “laica”, che invece riteniamo importante in un’idea di persona integra, completa di tutte le sue dimensioni, e che è strettamente connesso al rapporto con la terra, la natura, l’Altro da noi;
- collega apprendimento e crescita dei bambini e degli adulti, in una proposta e richiesta di coerenza tra le offerte educative che gli adulti portano ai bambini e le scelte di vita che essi stessi assumono.

Ha un sito web interessante per la sua semplicità e chiarezza, con rimandi ad articoli e link molto selezionati, e con una rara e preziosa attenzione al valore estetico e sintetico della comunicazione.
La straordinaria citazione di Thich Nhat Hanh è in bella evidenza: “Conto molto sul fatto che i giovani imparino cose che non si insegnano a scuola, come respirare in consapevolezza, camminare in consapevolezza, osservare in profondità e prendersi cura della propria rabbia”.
Abbiamo rivolto alcune domande a Francesca Lanocita, la fondatrice di questa esperienza.

Chi sono le persone che hanno fatto nascere e crescere, e mantengono "La yurta nel bosco"? Cosa vi unisce?

I fondatori sono la mia famiglia (mio marito Paolo ed io), assieme ad una mia cara amica, Mara Guasco.
Paolo ed io ci siamo trasferiti qui da Milano, in questo luogo che dal 1973 appartiene alla mia famiglia di origine e che da bambina mi ha ospitato per intere lunghissime estati, vacanze natalizie, pasquali, fine settimana...seguendo i miei genitori già allora stressati e in fuga da Milano! Quando abbiamo deciso di venire a vivere stabilmente qui, da subito abbiamo sentito la necessità e il dovere di condividere questo patrimonio con altre famiglie, altri bambini, oltre a nostra figlia Lechen. Pensiamo che questo bosco non possa essere più un luogo per pochi amici, per la fuga solitaria di una famiglia dallo stress milanese, una boccata di ossigeno per ri-iniziare una settimana con le stesse tossine in corpo, ma che sia un Bene Comune per infondere ad adulti e bambini la possibilità di un cambiamento più radicale, un cambiamento di punto di vista, di prospettiva e di priorità.
Mara Guasco è stata prima di tutto la maestra d’infanzia di mia figlia, a Milano. Da sempre ha avuto un'attenzione particolare e allora poco "di moda" alla Natura, al fuori, all'educazione naturale intensa proprio come cura, amore e passione per la Terra, il Verde e tutto ciò che è Vivente. E' stato semplice, logico e diretto per me, una volta giunti qui, chiedere a lei e alla sua esperienza di educatore se volesse aiutarmi nel tradurre nella pratica le mie e nostre visioni filosofiche ed etiche. Così è nata l'amicizia e poi la nostra stretta e profonda sintonia che ci porta a collaborare in modo stabile.
Mano a mano abbiamo conosciuto e coinvolto altre persone e amici, che, ognuna nella propria specializzazione professionale, attuano questo approccio e condividono questo sentire. Francesca Amat, artista, musicista, teatrante... che da anni vive su questo territorio e porta nelle scuole della zona magia e incanto. Raffaella Chillé e Valentino Dragano, nostri amici nella vita privata, artisti e teatranti di Kosmocomico Teatro, compagnia fra le più apprezzate in Italia di teatro ragazzi. Ma anche Paolo Montanari, agronomo e esperto di agricoltura biologica, ed Elena Toscan, psicoterapeuta, specializzata in Terapia Biotransenergetica. Cosa ci unisce tutti? Una visione generale, in primis, in cui vediamo e sentiamo l'Umanità in collaborazione con la Terra e non in una posizione di prevaricazione e dominanza. E poi, un grande rispetto per gli studi, le esperienze degli altri. Ognuno di noi ha una specializzazione, un punto di vista e sa fare bene il suo lavoro. Ogni evento ha bisogno di questa preparazione, anche tecnica.

Cosa caratterizza le vostre proposte, rispetto ad altre realtà?

La complessità e la poliedricità delle proposte. Ogni evento, che duri un giorno, due ore o 4 settimane è strutturato nella progettazione, e poi destrutturato nella realizzazione, affinché bambini e adulti vadano via da qui rilassati, leggeri, in uno stato di benessere perché si sono sentiti liberi, non giudicati e senza pressione da prestazione; vogliamo che le persone tornino a casa felici essere stati in Natura e non felici per aver fatto qualcosa. E quindi che possano reiterare questo stato di benessere ovunque, attingendo alle proprie risorse interiori, a casa propria con se stessi e la Natura che li circonda, fosse anche, dico sempre io, osservando e toccando la betulla nel giardino condominiale o la piantina di basilico sul balcone.

L'attenzione alla comunicazione è un aspetto fondamentale dell'educazione, se non vuole rinchiudersi in nicchie sempre più ristrette e staccarsi dalla società, ma invece assumere la responsabilità politica che ha. Mi pare che nel vostro sito ci sia un'attenzione ricercata in ciò: è vero? Da dove nasce e perché?

Penso che un’Associazione Culturale debba per forza svolgere la sua missione principale, ovvero far cultura. E per far cultura bisogna saper comunicare, diffondere più possibile e ovunque i semi del proprio pensiero fondante. Questa attenzione, che è vero che abbiamo, è nel nostro DNA e nasce semplicemente dalla mia esperienza professionale in ambito comunicativo. Questo mi ha permesso di comprendere le logiche della comunicazione e di sviluppare delle conoscenze anche tecniche. Allora non capivo perché lavorassi in un'agenzia di comunicazione, il come e il perché fossi finita in un luogo così lontano dal mio sentire anziché potermi dedicare solo alla pedagogia, alla psicologia, ai bambini...Oggi l'ho capito!

Si alzano voci da più parti che vedono nell'Outdoor education solo una delle "mode" educative e come tale passeggera e opinabile: cosa ne pensi? Se ci sono dei rischi, quali, e dove secondo te?

Penso che siamo adulti e come tali, prima di tutto, in qualità di genitori, educatori, insegnanti, zii, nonni, prima di proporre a noi stessi, ai nostri figli, ai nostri studenti qualunque cosa dovremmo avere ben chiaro se per noi sia una verità profonda, un'esigenza reale o solo una risposta a qualche altra necessità. Dovremmo solo e sempre porci questa domanda iniziale e rispondere con onestà intellettuale. Se la risposta è sincera qualche seme buono verrà di sicuro piantato. Ma se la riposta non è sincera, abbiamo un problema, certo. Il rischio è di creare una cultura superficiale, mediocre, patinata ed estetica. Ma credo che questo valga per l'outdoor education come per il coding, le scuole bilingue, il metodo Montessori, i corsi di cucina per i bambini...


 

Per saperne di più

www.layurtanelbosco.it
www.facebook.com/LaYurtaNelBosco
 

25 Settembre 2017 Cultura e pedagogia

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