Un dialogo di note e suoni: come avvicinarsi alla musicalità

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Un dialogo di note e suoni: come avvicinarsi alla musicalità

I belgi di "Musica.be" hanno proposto a Didacta 2018 un modo interattivo e dinamico per approcciarsi ai bambini utilizzando la mente come un "cloud". Di Daniele Dei

Hans Van Regenmortel e Sarah Rulli

Come aiutare gli insegnanti a scoprire e padroneggiare la musicalità, per poi trasmetterla ai loro alunni favorendone lo sviluppo? In Belgio si è consolidata un’interessante esperienza nell’ambito di Musica, Impulse Center of Music, un’organizzazione fiamminga con sede a Neerpelt, leader nel suo Paese per la didattica creativa legata a suoni e strumenti. Questa attività è stata presentata anche in Italia lo scorso ottobre, in uno degli workshop promossi a Fiera Didacta 2018 alla Fortezza da Basso di Firenze.

Durante l’incontro sono stati offerti una serie di esercizi facili da apprendere ed applicabili nei diversi contesti. Tra questi un “dialogo” tra alcuni docenti utilizzando soltanto il linguaggio dei suoni, emessi da vari strumenti messi a disposizione in mezzo alla sala. Una pratica che può essere trasmessa direttamente ai più piccoli, con pochi, semplici oggetti come percussioni, xilofoni, o un flauto per esempio. Il video ne dà una dimostrazione.

 

Una mente “informatica”

Il direttore artistico e didattico, Hans Van Regenmortel, assieme alla docente Sarah Rulli, sono stati gli “ambasciatori” di Musica durante la manifestazione fiorentina. Tre i punti chiave indicati ai docenti: registrare gli elementi fondamentali della musicalità nel proprio archivio mentale; renderli “scaricabili” come punti di ancoraggio per affrontare la diversità musicale con e nei bambini; collegare la musica, in quanto arte, all’arte dell’insegnamento.

Secondo Hans Van Regenmortel, “la musicalità è intrinseca nell’essere di ciascuna persona e bisogna soltanto sapere quali sono i quattro aspetti che compongono: l’ascolto, l’espressione (anche corporea), la comunicazione e anche il pensare in senso musicale, che può essere anche detto “il pensare auditivo”. Questi quattro ambiti possiamo considerarli come delle cartelle (“cloud”), intese in senso moderno e informatico, all’interno delle quali ci sono poi tanti altri aspetti correlati che possono essere “scaricati” ogni qualvolta ci si trovi ad avere a che fare, in senso musicale, con i ragazzi. Secondo questa visione, molto semplice, della musicalità, è possibile dire che ognuno di noi è un essere musicale”.

“Partiamo da esempi molto semplici – prosegue Sarah Rulli – attraverso i quali si può toccare con mano cosa significhino veramente i quattro aspetti prima citati, per poi andare ad aggiungere diversi livelli artistici in base naturalmente al pubblico di fronte al quale ci si trova, con la massima flessibilità”.

La sfida del mondo di oggi

Per concludere, essere un insegnante di musica nel XXI secolo potrebbe essere una bella sfida che si confronta con i suoni di diverse culture. Significa, secondo i docenti fiamminghi di Musica, superare le pratiche tradizionali, affrontare i più svariati contesti e domandarsi, magari: “È musica anche questa?”. Ecco dunque che gli insegnanti sono chiamati sempre più a conoscere, assimilare e padroneggiare tutti questi aspetti, sviluppi e conformazioni tipiche della musica.

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