L'inclusione... giocando!

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [G79QAF25] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [WS4RHJ92] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [8E2XAUT6] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Concordare le regole, il posto e il momento di un gioco sono alcuni elementi per favorire relazioni aperte e accoglienti. Ecco un esempio di giocabilità con un grande classico: "Uno, due, tre, stella!". Di Antonio Di Pietro, pedagogista ludico 

uno due tre stella

Un gioco può essere inclusivo se c'è, appunto, “giocabilità”. Quindi devono essere garantite le massime libertà del giocare: quella di partecipare o meno, di smettere quando si ritiene necessario, di adattare le regole.

I bambini, quando giocano in autonomia, esercitano queste libertà. Chiedono di iniziare a giocare dopo aver osservato di cosa si tratta, decidono di smettere per uno o più motivi, si accordano sulle regole anche “gioco facendo”. Elementi di “giocabilità” che un adulto deve tenere di conto se vuole proporre “giochi inclusivi”.

“Uno, due, tre... stella!”

Facciamo un esempio con un classico: “Uno, due, tre... stella”.
Possiamo proporlo chiedendo: «Chi vuole giocare a “Uno, due, tre...stella” metta il dito qui sotto!». E aprendo una mano attendiamo che qualcuno manifesti il proprio interesse a giocare. Se proprio nessuno mette il dito, vorrà dire che sarà per la prossima volta.

Poi, possiamo accordarci su dove giocare: vicino al muro, all'albero... Non preoccupiamoci se ci vuole tanto tempo, questa fase di contrattazione è un momento dove si esprime un'idea e si cerca di condividerla, permette di entrare lentamente nel gioco.
Come fare a decidere chi è il primo che dirà la frase di rito: “Uno, due, tre... stella”? Ci può essere ancora un “gioco nel gioco”: la conta.

E a quale distanza devono andare gli altri? Ecco che inizia un vero e proprio “teatrino”. Di nuovo, un tempo guadagnato a livello di inclusione, perché le regole si modulano sulle persone in gioco.

I ruoli nella "contrattazione" tra giocatori

Chi dice «Uno, due, tre... stella!», ha un forte “potere ludico”: far ritornare indietro chi ha visto muovere e, talvolta, anche chi preferisce non far avanzare. Si può essere molto pignoli (notando anche il minimo movimento) o chiudere un occhio. Il bello di questo momento sta anche in quel dibattito che si crea fra tutti quelli che si stanno spostando e chi detiene il potere. Una discussione da sostenere, che fa parte del gioco, che permette di “starci dentro”. Se viene giocato con un adulto che fa da arbitro si perde gran parte del succo di “Uno, due, tre... stella”.

Le regole e le loro "varianti"

Ben venga il caso in cui si valuti di “aggiustare” le regole se permette di sentirsi adeguati alla situazione. Proprio come fanno quei bambini che vivono esperienze in contesti inclusivi, che s'inventano di tutto pur di giocare insieme.

In una scuola plurilingue (la “Corridoni” di Prato) ho visto un piccolo gruppo di bambini che accendeva e spegneva la luce: stavano giocando a “Uno, due, tre... stella”. A luce accesa stavano fermi, a luce spenta si muovevano verso la conquista dell'interruttore. Un modo per giocare “senza parole”.

Di recente, per le strade del centro storico di Salerno, ho visto giocare “Uno, due, tre... stella” al “contrario”: cinque bambini a un muro e uno solo che cercava di muoversi verso di loro. Chissà come sono arrivati a formulare questa regola!
Comunque sia, niente di male se durante il gioco qualcuno deciderà di andare a fare altro. Anche questa è inclusione.

Leggi i contributi di Antonio Di Pietro su "Sesamo"

Leggi i contributi di Antonio Di Pietro sul suo sito web

 

Conosci le riviste Giunti Scuola? Apri questo collegamento e scopri le offerte dedicate a La Vita Scolastica, Scuola dell'Infanzia, Nidi d'Infanzia e Psicologia e Scuola, oltre alla nostra Webtv!

Antonio Di Pietro: 7 Febbraio 2019 Articoli

Condividi

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola