"Scelgo te”: giocare con le emozioni

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Dai giochi come "Le belle statuine" impariamo a gestire accoglienza e rifiuti. Di Gianfranco Staccioli

nido albero bambini giardino

Ci sono degli atti nella nostra vita che si ripetono continuamente e che continuano a darci piacere o dolore. Quando diciamo a qualcuno “Vieni, andiamo…” operiamo una scelta. Dalla risposta dell’altra persona si intuisce se si è accolti, rifiutati o accondiscesi. Dalle situazioni nelle quali qualcuno ci richiede, o non ci chiama, dipende la nostra serenità d’animo e il nostro benessere relazionale. Se non ci fossimo esercitati fin da piccoli a sperimentare questo meccanismo, saremmo certamente più fragili.

Scelgo proprio te

Il gioco de “Le belle statuine” non sappiamo quando sia stato inventato. Quello che è certo è che il gioco ha attraversato gli oceani e le stagioni, arrivando fino a noi. La versione che io giocavo da bambino diceva: “Alle belle statuine, d’oro e d’argento, del monumento … è pronto il caffè?”. Confesso che non ho mai capito cosa c’entrasse il caffè col gioco, ma non era quella la cosa importante. Io stavo con la testa appoggiata al muro e nel pronunciare quella formuletta tutti i miei compagni che stavano ascoltando erano percorsi dalla leggera tensione che precede una cosa che deve accadere. La frase che veniva detta prima di girarmi era, ad esempio: “Statuine… tristi!”: allora ciascuno assumeva la posizione che gli sembrava più adatta a rappresentare una statua triste.

Allora mi giravo guardavo i compagni, li soppesavo uno ad uno, giravo intorno alle statue, finché arrivava il momento del: “Scelgo proprio te!”. La statua prescelta diventava il nuovo capogioco e tutto ricominciava da capo.

Accoglienze e rifiuti

Nei miei ricordi, al momento della scelta c’era gioia (ovvia, da parte del prescelto) e delusione, da parte dei rifiutati. Qualcuno aveva il coraggio di protestare e inveiva sul capogioco dicendogli che aveva scelto il/la suo/a amico/a. Spesso avveniva proprio questo, la scelta non era di tipo estetico, ma affettivo. Io ricordo anche che se toccava a me scegliere venivo percorso da brividi di incertezza: “Ma scelgo lui/lei perché mi piace o scelto lui/lei perché è la statua più carina?”. Scegliere contiene sempre un po’ di pathos, così come essere o non essere scelti. Per fortuna giocando queste emozioni le si comprendono e si imparano a gestire. Se si gioca.

Per giocare

Se andate in macchina in Provincia di Cuneo, fate attenzione alla guida. A Naviante vi avvertono che i bambini giocano ancora per la strada. Può anche darsi che troviate un gruppo di bambini che gioca a "Le belle statuine”. Se avete figli in macchina, fateli scendere.


 

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