“Chi sono?”: giocare a riconoscersi

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Farsi riconoscere dalla voce espone al rischio di non essere presenti nella mente dell’altro. Ci sono diversi giochi che i bambini hanno “inventato” per imparare a gestire questo piccolo dramma. Di Gianfranco Staccioli

bambina occhi chiusi gioco

Uno dei giochi che fanno più arrabbiare un bambino piccolo e che lo fa soffrire è quello di un adulto che fa finta di non vederlo, anche se è lì davanti a lui. “Dove sei?” Dice l’adulto, “Sono qui” protesta il piccolo, “Non ti vedo” insiste l’adulto. Il bambino protesta fino a che l’adulto dice che lo vede. Allora, normalmente, lo prende in braccio per rassicurarlo. Essere visti è come essere riconosciuti. La domanda “Ma tu chi sei?” inquieta anche gli adulti. Ci sono diversi giochi che i bambini hanno “inventato” per imparare a gestire questo piccolo dramma. Chi sono io? è uno di questi e ne abbiamo notizia già nelle raccolte di giochi dell’Ottocento.

“Stai ben seduto?”

In una versione tradizionale il gioco si chiamava Cocò, stai ben seduto? ed un bambino si sedeva in grembo ad un altro e doveva rispondere a “Stai ben seduto?” o ad altre domande. Lo scopo era quello di riconoscere il compagno.
In una versione più recente i giocatori sono seduti in cerchio. Uno è al centro bendato e aspetta che tutti gli altri abbiano cambiato di posto. Poi viene accompagnato presso un compagno e si siede sulle sue ginocchia. Questi gli chiede: “Chi sono io?”. Il giocatore bendato cerca di indovinare dalla voce il nome del compagno. Se non lo individua, l’altro prova a fare un’ulteriore domanda o a dire qualcosa di sé. Se riesce ad indovinare il bambino su cui si è seduto si toglie la benda e la passa al compagno che lo sostituirà al centro.

Essere e non essere

La voce è uno strumento molto personale. Farsi riconoscere o meno attraverso il suono della propria voce espone al rischio di essere o di non essere presenti nella mente dell’altro. È come se quel bambino che tiene l’altro sulle ginocchia dicesse: “So che ci sei, ma non ti vedo”, e forse anche “So che ci sei, fra i compagni del gruppo, ma non ti conosco”. Per fortuna il gioco – come tutti i giochi – rimane fluido nell’interpretazione delle sue regole. Se chi parla sa di essere ben conosciuto dal compagno bendato, altererà la voce; se si accorge di non essere riconosciuto, può indicare alcune particolarità del suo carattere o del suo vestito… Il piccolo dramma si consuma nel gioco con equilibrio, per consentire al chi si siede sul compagno di capire quanto è conosciuto e riconosciuto, senza forzature. Il dramma gioco è leggero, molto meno di quando un bambino piccolo si mette a piangere quando un adulto continua insistentemente a dirgli: “Non ti vedo”.

Incontri ludici

A San Felice del Panaro, Laboratorio per i bimbi dai 5 agli 8 anni al giardino botanico “La Pica”, sabato 23 marzo, dedicato al ritorno della primavera.

A cadenza mensile nello spazio gioco “Apriti torre” di Grassina (Firenze), incontri mensili dedicati al gioco e alle attività creative.

Da venerdì 5 aprile a domenica 7 aprile a Modena apre l’11a edizione del Play Festival del gioco, la più la più grande convention italiana dedicata ai giochi con giochi per tutti i gusti, laboratori, mostre, incontri a tema ludico.

Ricco il programma di eventi per bambini e famiglie nei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli. Che propongono, tra il 21 e il 22 aprile, gite fuori porta in mezzo alla natura, escursioni e percorsi d’arte e cultura per grandi e piccini. Ma soprattutto la ricerca delle uova colorate che si terrà al Castello di Scipione dei Marchesi Pallavicino. 

 

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