Educare alla cura: si può imparare dai bambini

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Sorprendono i bambini, perché fanno e dicono cose che molto spesso sono lontano da ciò che faremmo e diremmo noi adulti nella stessa situazione. Osserviamoli. Di Marcella Dondoli

gruppo bambini tavolo pasta cura Dondoli

Sono molte le cose che facciamo quotidianamente in una sezione della scuola dell’infanzia e senza rendercene conto corriamo tutto il giorno dietro a qualcosa di urgente da fare perdendo di vista la dimensione relazionale fra noi e i bambini e fra i bambini. Dimentichiamo che siamo lì per loro e soprattutto insieme a loro in un feedback relazionale dal quale possiamo imparare molto prestando ascolto a ciò che potremmo definire la loro filosofia. Possiamo concederci ogni giorno un po’ di tempo per osservarli, per mettersi da una parte e guardarli come se ogni volta fosse la prima in tutta la nostra storia professionale; sentire quello che dicono, concedersi di lasciare che si muovano in libertà, magari seduti per terra mentre loro sono in piedi può riservarci sorprese con emozioni che da tempo non avevamo più sentito, che non avevano accentuato il battito del nostro cuore.

Arriva Gioia

Gioia arriva a settembre che ha 34 mesi. Si guarda intorno come se tutto le fosse estraneo: corre, si arrampica, grida e chiama con forza la mamma mentre tiene il ciuccio in bocca. Non ha raggiunto il controllo degli sfinteri e non parla. I bambini si occupano di lei solo per dire che ha fatto la cacca oppure per incitarla a sedersi al tavolo quando è il momento della colazione o del pranzo. Dopo il primo mese di frequenza Gioia inizia ad avvicinarsi ai coetanei quando giocano con le costruzioni, i bambini lasciano che stia con loro e talvolta le passano anche i pezzi da assemblare. Dimostrano di essere contenti di questo suo cambiamento, la notano di più, iniziano ad andarle incontro quando arriva, qualcuno si impegna ad insegnarle a utilizzare la forchetta, oppure per dirle come fare a versarsi l’acqua nel bicchiere utilizzando la piccola caraffa. Gioia si dimostra disposta ad ascoltarli e ad assecondare le loro richieste diversamente da come fa con gli adulti della scuola. I bambini si occupano di lei sempre di più, negli ultimi giorni qualcuno si sta impegnando per aiutarla a imparare a fate la pipì nel water. Immaginiamo si sentano corrisposti e perciò soddisfatti del risultato positivo di Gioia. Immaginiamo che Gioia si senta presa in cura. Immaginiamo che Gioia sia la bambina che si prende cura dei suoi compagni perché concede loro l’opportunità di fare esperienza di cura donandola agli altri.

Della cura occorre fare esperienza: nel riceverla e nel darla

Le insegnanti silenziose di quella scuola, che hanno saputo attendere, è come se si fossero prese cura di tutti i loro bambini con una presenza fiduciosa, portatrice di autostima. Per crescere bene, capaci di un buon rapporto con se stessi e con gli altri è necessario sviluppare l’interesse per l’altro, la capacità di sapere che ogni relazione porta qualcosa di importante: saper stare insieme agli altri è il nostro cibo, è la terra che ci aiuta a fiorire con i nostri colori. Prendersi cura delle relazioni fra bambini e fra noi adulti e loro è un comportamento educativo trasversale ad ogni esperienza della nostra professionalità, è la forza che la sostiene nel suo esprimersi. Non possiamo dimenticarlo e se osserviamo i bambini saranno loro ad aiutarci, a non farlo.

 

 

 

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Commenti

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  • avatar

    sipo

    9:30, 13 Febbraio 2020
    "Iniziano ad andarle incontro quando arriva, qualcuno si impegna ad insegnarle a utilizzare la forchetta, oppure per dirle come fare a versarsi l’acqua nel bicchiere utilizzando la piccola caraffa." wings io game.