Vicini ai bambini che crescono

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Camminare a fianco dei bambini alla scuola dell’infanzia, è un’esperienza che unisce genitori e insegnanti nell’impegno di accoglienza, cura e reciprocità. Di Marcella Dondoli, pedagogista

accoglienza Marcella Dondoli 2

È arrivato un tempo educativo in cui insegnanti e genitori hanno bisogno di confrontarsi fra loro per comprendere i bambini uno per uno, per pensare risposte ai bisogni di ciascuno di loro, per imparare a conoscerli nel loro modo di essere. È arrivato il tempo educativo in cui insegnanti e genitori devono sentirsi vicini l’uno all’altro, capaci di scambiarsi conoscenze sulla diversità di ogni bambino, riconoscerla come ricchezza da utilizzare anche per la crescita degli adulti. Non possiamo più aspettare: questo è il tempo di insegnanti e genitori capaci di venirsi incontro, capaci di accogliersi soprattutto nelle difficoltà quali occasioni dove trovare un tempo di cura reciproca e apprendere comprensione e sostegno.

Pensare e sentire l’accoglienza 

Sai, cielo mio, 
tu sei come la pioggia
ed io, come la terra,
ti ricevo e accolgo

(Frida Kahlo)

I pensieri sull’accoglienza sono in stretta connessione con il “sentire” di ciascuno di noi. Un sentire emotivo che scaturisce dall’incontro con l’altro e che bisogna saper trasformare in gesti di apertura verso chi arriva. Un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio, una parola scelta con cura, contribuiscono allo sviluppo di un buon clima educativo. I pensieri, i gesti, le parole che accolgono non possono essere sempre gli stessi: ogni famiglia che si incontra porta esperienze, vissuti, storie diverse da conoscere. Da ascoltare con interesse emotivo, nella convinzione che ci sorprenderanno anche quando si presentano difficili da vivere e da affrontare. Una sorta di sfida con noi stessi proprio per darci la possibilità di accogliere anche il cielo più oscuro, che mette paura, ed essere noi la luce che lo rischiara.
L’accoglienza è un dono, come aprire le braccia, guardare l’altro e saper dire: sono qui per te. Chiunque tu sia sono pronto ad accoglierti nel rispetto di come ti presenti.

Un bambino capriccioso?

"La difficoltà che incontra mio figlio – racconta Elisa madre di Lorenzo  nel frequentare la scuola dell’infanzia a mio avviso nasce proprio dal silenzio emotivo che c’è fra lui e le insegnanti. Loro ritengono che sia capriccioso e io vengo definita una madre che lo vizia. Ed è possibile ma vorrei che le insegnanti fossero disponibili a dedicarmi del tempo per capire insieme come possiamo aiutare Lorenzo a trovare la tranquillità. Così mi sento respinta, e immagino che anche mio figlio viva questa emozione. E quando le insegnanti mi riferiscono che durante il giorno si isola oppure che disturba i giochi dei compagni, mi dico: può comportarsi forse in altro modo? E mi chiedo: io e l’insegnante possiamo trovare un modo per incontrarci, per costruire accordi?”.

Una proposta di lavoro

Una proposta di lavoro per costruire il rapporto con i genitori, conoscere la famiglia e superare le difficoltà:

a. Osservate i genitori mentre accompagnano i figli a scuola, annotate i loro gesti e le loro parole. Secondo voi quale bisogno del genitore emerge dall’osservazione?

b. Osservate voi stesse: quali sono i comportamenti, le parole dei genitori che vi colpiscono maggiormente? Provate a chiedervi il perché.

c. Parlatene fra voi colleghe, confrontatevi su quello che avete osservato, rilevate comunanze e diversità sulle quali potrete impostare un colloquio con i genitori.

d. Incontrate i genitori, ascoltate e raccontate, pensatevi per mano fra voi e con il bambino di cui parlate.    

Per saperne di più

Milani, P., Educazione e famiglie. Ricerche e nuove pratiche per la genitorialità. Carocci editore, Roma, 2018. 

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