Un'allieva con mutismo selettivo

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Casi di mutismo selettivo: come comportarsi? Risponde Claudia Gorla

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mutismo_selettivo

Fonte: www.mammaoggi.it

IL QUESITO

Sono un’insegnante e vostra abbonata e mi piacerebbe avere dei consigli sulle strategie da adottare con una bimba di 4 anni a cui è stato diagnosticato un mutismo selettivo. La bimba, infatti, dal momento in cui esce di casa o, comunque, non è in presenza dei genitori, non comunica in alcun modo con nessuno e ovviamente nemmeno a scuola, né con i compagni, né con gli insegnanti. Come potrei aiutarla?
Grazie.

Federica G., Reggio Emilia

 

RISPONDE: Claudia Gorla (Psicologa, Psicoterapeuta sistemico-relazionale - Centro polispecialistico Mediplus, Cesano Maderno - MB)

I bambini con Mutismo Selettivo (MS) manifestano una persistente incapacità di parlare in situazioni sociali specifiche, in genere a scuola, mentre a casa riescono a parlare benissimo, tanto da essere descritti dai genitori come “grandi chiacchieroni”. Tale differenza rende spesso difficile il riconoscimento del problema da parte della famiglia, che può leggere l’atteggiamento del bambino solo come timidezza. Per questo la segnalazione da parte della scuola è fondamentale per una diagnosi precoce.

In genere, l’ambiente scolastico è quello nel quale si riscontra il problema ed è il contesto più complicato da affrontare per i bambini con MS. Il fatto di non parlare e di non partecipare alla vita della classe mette il bambino al centro dell’attenzione provocando un aumento del livello d’ansia e una conseguente ulteriore chiusura. Sentire su di sé l’aspettativa degli altri porta il bambino a un “congelamento”, spesso non solo dal punto di vista verbale, ma anche da quello non verbale.

Di fatto la “non parola” è l’ultimo dei problemi del bambino. L’intervento dovrebbe dunque focalizzarsi non sull’obiettivo di farlo comunicare verbalmente, ma su quello di farlo sentire compreso e a suo agio con gli altri; solo in questo modo il suo livello d’ansia si potrà abbassare e il bambino parlerà spontaneamente.

L’inevitabile continua evoluzione del bambino richiede che gli interventi in classe vengano adattati ai suoi cambiamenti; per questo è importante che tra il terapeuta del bambino e gli insegnanti ci sia un confronto continuo e una modalità di lavoro condivisa passo dopo passo. Alcune strategie adatte in una fase possono, infatti, trasformarsi in fattori di mantenimento del mutismo in un diverso momento. Ad esempio, inizialmente gli insegnanti potrebbero dover incentivare una comunicazione gestuale in un bambino che si presenta completamente bloccato anche da quel punto di vista, ma in seguito sarà necessario intervenire per evitare la cristallizzazione del linguaggio non verbale. 

Se sei abbonato puoi scaricare l'articolo completo nella sezione "Approfondimenti" che trovi in cima a questa pagina"

Claudia Gorla (Psicologa Psicoterapeuta sistemico-relazionale - Centro polispecialistico Mediplus, Cesano Maderno - MB): 14 Ottobre 2014 Casi, Comportamento, Comunicazione

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