L’allievo con autismo nella scuola secondaria

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L’allievo con autismo nella scuola secondaria

L’articolo presenta un’esperienza di integrazione scolastica di un’alunna con Disturbo dello Spettro Autistico nella scuola secondaria di primo grado, descrivendola a partire dalla programmazione dell’attività didattica.
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Immagine tratta dal sito www.mariobianchi.ch

Roberta: un’allieva molto speciale


Di seguito si espone il caso di Roberta, una ragazza di 14 anni iscritta alla classe seconda della scuola secondaria inferiore della sua città. La sua famiglia è composta da padre, madre e fratello sedicenne e vive in una palazzina di due piani, il primo dei quali è abitato dalla nonna paterna che collabora attivamente alla cura e alla gestione della ragazza. I genitori di Roberta sono entrambi laureati; mentre il padre è un affermato professionista, la madre ha deciso di dedicarsi alla figlia rinunciando all’attività professionale.

La famiglia riferisce di uno sviluppo tipico della bambina, con tappe evolutive nella norma (lallazione, deambulazione, uso finalizzato delle parole e gioco sociale) fino ai 18 mesi, e di un “blocco” intorno ai 20 mesi, momento nel quale la bambina ha cominciato a regredire, a non parlare più, a isolarsi. Alcuni filmati mostrati dai genitori sembrano confermare questa versione.

La situazione ha insospettito i genitori quando la regressione ha investito il linguaggio, che è andato scomparendo intorno ai 26 mesi di età. La famiglia ha iniziato un lungo peregrinare fra vari centri specialistici ubicati in diverse regioni d’Italia. È stata da subito formulata la diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico.

È molto evidente la difficoltà di Roberta a interagire con gli altri, sia nelle situazioni duali che in quelle di gruppo, anche se i contesti sociali non la disturbano più come in passato. Presenta una discreta capacità di imitare gesti e azioni e mantiene il contatto oculare anche se per periodi di tempo molto limitati.

Roberta è sostanzialmente non verbale, pronuncia solo cinque o sei parole in tutto, non contestualizzate e non indirizzate a produrre forme comunicative. La comunicazione con l’ambiente avviene principalmente attraverso modalità fisiche; ad esempio, richiede aiuto prendendo la mano di chi le sta vicino.

Da qualche mese, a seguito di un programma di comunicazione aumentativa e alternativa nel quale è stata coinvolta, ha cominciato a comunicare i propri bisogni e le proprie scelte anche attraverso immagini (fotografie). Non è ancora in grado, però, di servirsi di tale sistema di comunicazione in maniera spontanea.

Sicuramente più adeguata risulta la comprensione del linguaggio verbale, che permette a Roberta di capire semplici indicazioni e istruzioni.

Roberta possiede buone capacità fini-motorie, che le consentono di svolgere attività coordinate con le mani, come ritagliare, infilare oggetti su un filo, comporre puzzle. Pur impugnando correttamente la penna e la matita, risultano carenti le abilità grafiche; Roberta, infatti, riesce soltanto a colorare disegni i cui bordi sono ben evidenti. Sono presenti, anche se in maniera meno eclatante del passato, alcune stereotipie della mani (tamburellare con le dita e mettere le mani in bocca).

Da circa tre anni Roberta è migliorata nella tolleranza ai rumori, tanto che ora riesce a stare anche in ambienti affollati, anche se non troppo caotici. Manifesta di gradire la musica, richiedendo molto spesso di ascoltare i suoi CD preferiti. Ha acquisito discrete capacità di autonomia nell’igiene e cura della persona, anche se deve spesso essere sollecitata verbalmente per poter ridurre i tempi di esecuzione.

Pure a scuola la situazione può dirsi abbastanza buona. Viene seguita da un insegnante di sostegno a tempo pieno e da un’assistente educativa. Il rapporto con i suoi compagni è positivo: loro cercano di coinvolgerla nelle varie attività scolastiche ed extrascolastiche che organizzano (compleanni, carnevale, ecc.) e Roberta non sembra mai infastidita dalla loro vicinanza che, anzi, spesso ricerca con i suoi modi particolari (saltellando, toccando i capelli alle ragazze e annusandoli).

Roberta frequenta anche un gruppo scout, un centro di aggregazione giovanile – nel pomeriggio, due volte alla settimana – e altre due volte va in piscina. La famiglia di Roberta è sostanzialmente soddisfatta della rete che si è stretta intorno a loro e che li supporta in una quotidianità non semplice, anche se ritengono che la figlia abbia molte competenze ancora inespresse. La mamma passa molto tempo in rete alla ricerca di metodologie innovative che richiede vengano poi adottate con la figlia. Questa incostanza nel piano di intervento e la mancanza di un riferimento locale autorevole e stabile non sempre hanno dato buoni risultati per l’adattamento di Roberta.
 



La programmazione didattica


Quando allievi con autismo entrano a scuola nulla può restare com’era: l’organizzazione, la didattica, le relazioni devono modificarsi, perché ogni forma di adattamento degli allievi al contesto dipende primariamente da quanto coordinamento e flessibilità vengono messi in campo.

 

Scarica l'articolo completo con gli esempi di programmazione.

Lucio Cottini (Università di Udine), Francesca Costa (Liceo G. Leopardi – E. Majorana, Pordenone): 16 Febbraio 2017 Casi

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