L’integrazione multiculturale: il modello delle TRE C

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L’integrazione multiculturale: il modello delle TRE C

Lo studio presenta il percorso e i principali risultati della sperimentazione del modello TRE C, volto a potenziare la Cooperazione, la gestione dei Conflitti e il senso Civico come strategie per ridurre il pregiudizio e le difficoltà relazionali a scuola. 

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www.nev.it

A partire dagli anni ’70, riflettendo tendenze già affermate in larga parte del mondo occidentale, l’Italia è divenuta meta di un costante flusso migratorio che ha comportato una progressiva presenza di nuovi gruppi etnici. Verso gli anni ’90 il fenomeno ha coinvolto più in profondità il paese, con un incremento crescente di adulti, bambini e famiglie. A seguito di questi processi la presenza di alunni stranieri nella scuola italiana è divenuta una realtà sempre più consistente registrando un’incidenza media pari al 7% del totale degli alunni (dati del Ministero dell’Istruzione, 2009). La scuola può essere oggi un primo contesto significativo di promozione della convivenza e dell’integrazione tra culture o, viceversa, laddove fallisce questi obiettivi, può divenire un contesto dove si potenziano pregiudizi, atteggiamenti ostili e comportamenti di esclusione e rifiuto.

I RISCHI NELLE CLASSI MULTICULTURALI

Studi recenti sullo sviluppo del pregiudizio nei bambini sottolineano come questo abbia origine a partire dal desiderio di identificazione con il proprio gruppo di riferimento (Nesdale et al., 2010).
Dal punto di vista evolutivo, una prima consapevolezza etnica comincia a emergere nei bambini di circa 3 anni di età, in particolare in quelli che risiedono nelle comunità multirazziali. I risultati indicano che i bambini possono distinguere e identificare con precisione il colore della pelle, ed è probabile che alla consapevolezza cominci a seguire l’etichetta nominale di riferimento. Si sottolinea come la differenziazione degli indizi razziali da parte dei bambini non sia influenzata soltanto dalla loro capacità percettiva, ma piuttosto da indicatori socialmente determinati, in particolare le etichette e le dichiarazioni valutative applicate dagli adulti e dai coetanei. 

Per i bambini del gruppo di maggioranza accade che a 4 o 5 anni di età si registri una prima fase di preferenza etnica caratterizzata da un forte interesse verso i membri del proprio gruppo, nonché dalla preferenza per lo stesso. In generale l’identificazione con il proprio gruppo non è di per sé negativa, non significa automaticamente promuovere antipatia per l’outgroup. 

È verso i 6-7 anni che il pregiudizio etnico può cominciare a manifestarsi come cristallizzazione di atteggiamenti negativi verso il gruppo esterno. Tale processo può essere influenzato dal grado di identificazione con il proprio gruppo sociale, dal pregiudizio condiviso nel gruppo di riferimento e dalle dinamiche conflittuali tra i gruppi.
Il pregiudizio e i conflitti tra gruppi possono originarsi almeno parzialmente dalle norme della classe, dai valori e dai modelli educativi degli adulti, dal desiderio del bambino di conformarsi a queste aspettative e dalla necessità di essere accettati dai compagni del proprio gruppo di riferimento (Nesdale et al., 2010).

PREVENIRE E RIDURRE IL PREGIUDIZIO A SCUOLA 

La nuova situazione delle classi multiculturali pone una serie di interrogativi rispetto ai modelli psicopedagogici sinora utilizzati per l’accoglienza e l’inserimento degli alunni stranieri (Favaro, 2010). L’idea è che nella fase attuale, in cui i fenomeni migratori si stanno stabilizzando e una larga parte degli alunni stranieri è nata in Italia, un approccio basato solo sull’insegnamento della lingua o sulla conoscenza delle altre culture non sia più sufficiente. Occorre sperimentare nelle classi nuovi approcci che, integrando i modelli dell’educazione interculturale, vadano a incidere sulla relazione e sul senso di appartenenza al gruppo, abbattendo pregiudizi e conflitti e promuovendo la condivisione di obiettivi e scopi comuni. Solo così sarà possibile realizzare una maggiore conoscenza dell’altro nella sua vera identità e umanità e favorire uno scambio tra culture.

L’obiettivo è quello di potenziare le relazioni sociali, il senso di appartenenza e di interdipendenza nel gruppo classe, la prosocialità, l’aiuto, il valore della diversità e i diritti umani. In particolare è importante stimolare l’accettazione (ma anche la curiosità) verso la diversità, valorizzare sia la componente cognitiva sia quella affettiva che accompagnano l’esperienza di conoscenza. Sicuramente l’integrazione degli alunni è il primo passo verso l’integrazione dei cittadini di domani e questi percorsi, se condotti nei primi anni di vita, diventeranno per sempre una radice profonda di un nuovo modo di scoprire il mondo, se stessi e gli altri.

IL MODELLO DELLE TRE C

Un approccio promettente in questa direzione è quello definito delle TRE C, ideato da David W. Johnson e Roger T. Johnson (2000), rivolto specificamente a potenziare la Cooperazione, a risolvere i Conflitti e allo sviluppo del senso Civico. Tali autori riconoscono agli insegnanti l’opportunità quasi unica di creare le condizioni per promuovere in molti (se non in tutti) gli studenti le corrette modalità di interazione e di amicizia, i valori e le competenze che possono far diminuire gli stereotipi e i pregiudizi (Aboud e Sheri, 2000).

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Ersilia Menesini (Università di Firenze) Elisa Guazzelli, Valentina Dianda (Comitato Ilio Micheloni - Capannori, LU): 27 Agosto 2014 Comportamento, Emozioni, Relazioni

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