I PROTAGONISTI DELLA STORIA DELLA PSICOLOGIA SCOLASTICA: Jerome Bruner

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I PROTAGONISTI DELLA STORIA DELLA PSICOLOGIA SCOLASTICA: Jerome Bruner

«Non ci vorrà molto perché un bambino cominci a capire che la conoscenza è potere, o che è una forma di ricchezza, o che è una rete di sicurezza»: riassumiamo il pensiero di Jerome Bruner, tra i principali esponenti della psicologia cognitiva e culturale, figura importantissima per la psicologia dell'educazione e dello sviluppo.
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«C’è il rischio che lo studio della mente venga sottratto alla psicologia e si faccia riferimento a circuiti e aree cerebrali e si perda la soggettività. Si rischia di poter dire che il cervello giustifica ogni cosa, che io non sono responsabile, ciò che faccio dipende dal mio cervello». Così risponde un anno prima della sua morte Jerome Bruner, pioniere della psicologia cognitiva e culturale, in un’intervista su La Repubblica. Gli domandavano come mai, negli ultimi tempi, non si interessasse più degli sviluppi della psicologia: «Non si trova in buone acque, è troppo conservatrice e tradizionale».

È comprensibile che Bruner, storicamente battutosi contro il riduzionismo comportamentista, considerasse rischiosi gli studi neurobiologici sulle emozioni, sull’empatia e sul sé: «La mia idea è che, come non possiamo capire sino in fondo l’uomo senza rifarci alle sue radici biologiche, non lo possiamo capire senza fare riferimento alla cultura […]. La cultura può essere vista come una rete condivisa di ‘rappresentazioni’ comuni. In quanto membri della nostra specie viviamo in questa rete oltre che nella natura. […]. Quindi in definitiva, se è vero che la mente crea la cultura, anche la cultura crea la mente» (Bruner, 1996).

I RIVOLUZIONARI STUDI SULLA PERCEZIONE

In contrasto al comportamentismo, che considerava la mente una “scatola nera” e l’essere umano un soggetto fondamentalmente passivo e determinato dagli stimoli dell’ambiente circostante, si sviluppa il New Look of Perception, del quale Jerome Bruner è stato uno dei maggiori esponenti. Secondo il punto di vista del New Look la percezione non è una riproduzione fedele della realtà fisica: i bisogni e gli scopi individuali influenzano e sono parte integrante dell’atto del percepire che, quindi, è prima di tutto un atto interpretativo. Bruner mise a punto esperimenti per dimostrare questa ipotesi, tra i quali il più celebre fu quello condotto con Goodman nel 1947.

L’ESPERIMENTO DELLE MONETE

I due studiosi presentarono alcune monete a degli studenti di dieci anni, delle quali dovevano indovinare la dimensione. La metà di questi ragazzi apparteneva a una classe socio-economica elevata mentre l’altra metà proveniva da famiglie umili. I bambini poveri sovrastimarono la grandezza delle monete di maggior valore più dei bambini ricchi, confermando ampiamente l’ipotesi che le aspettative sulla realtà influenzano la percezione della realtà stessa. Tali aspettative sono socialmente costruite all’interno dei contesti interattivi in cui gli esseri umani si muovono fin dai primi momenti della loro vita, per cui Bruner arriverà a definire in modo sempre più marcato, nel corso dei sui studi, una nuova idea della mente e del suo sviluppo che vede in primo piano l’intenzionalità e l’intersoggettività.

L’APPROCCIO NARRATIVO

Secondo Bruner la narrazione ha una valenza fondamentale per gli esseri umani: aiuta a costruire la realtà e darle senso, coinvolge affettivamente, serve per comunicare. Il bambino, grazie ai continui scambi con le sue figure di riferimento, arriverà a padroneggiare forme linguistiche che gli consentiranno di organizzare la propria esperienza in modo narrativo: «Dire che i bambini sono anche sociali è una banalità. Essi sono attrezzati per rispondere alla voce umana, all’azione e al gesto umano» (Bruner, 1983). È proprio attraverso il “pensiero narrativo” che, secondo Bruner, gli esseri umani costruiscono e mettono in relazione le proprie esperienze in una forma che rende possibile descrivere e raccontare fatti ed eventi ad altri, tentare di spiegarli, collocarli in un contesto sociale e simbolico condiviso.

IL RUOLO DELLA SCUOLA

La scuola, secondo lo psicologo statunitense, è lo strumento privilegiato per migliorare e trasformare la società. Ai giovani, quindi, andrebbero fornite capacità critiche che li rendano in grado di padroneggiare e interpretare la realtà, ovvero i principi fondanti delle discipline: le “strutture”. È su queste ultime che andrebbero orientati gli obiettivi dell’insegnamento, poiché la conoscenza dell’essenza di una disciplina è condizione generatrice di più ampie e articolate generalizzazioni e scoperte. Per questa ragione, Bruner suggerisce un insegnamento a spirale, capace cioè di approfondire progressivamente i contenuti dell’istruzione al fine di invogliare gli studenti ad andare avanti e anticipare. Per esempio, un’idea organizzatrice (struttura) della fisica è la “forza”, che a seconda dell’età dell’allievo può essere spiegata a livelli di profondità differenti.

LA MOTIVAZIONE ALL’APPRENDIMENTO

Secondo Bruner l’apprendimento è «un ingresso nella cultura tramite il sostegno dei membri più competenti» (Bruner, 1986) e dunque non può prescindere dalla collaborazione e dalla condivisione: il ruolo dell’insegnante ha un valore decisivo nella costruzione del sapere.

L’educatore dovrebbe far leva sul piacere intrinseco che scaturisce dalle nuove conoscenze e coltivarlo, poiché esso è il motore dell’apprendimento. Tale motivazione all’apprendimento va nutrita sostenendo la naturale curiosità degli esseri umani per l’ambiente circostante, la tendenza a identificarsi con una figura di riferimento (in questo caso l’insegnante stesso), la reciprocità del sapere, il desiderio di competenza.

 

Per approfondire...

Una piccola biografia di Jerome Bruner

Jerome Bruner nasce nel 1915 a New York. Si laurea in Psicologia alla Duke University e continua gli studi di dottorato nell’Università di Harvard, dove sarà professore dal 1952.

Durante la seconda guerra mondiale conduce studi sui comportamenti di gruppo, la propaganda, i pregiudizi e gli atteggiamenti dell’opinione pubblica.

Nel 1959 inizia a interessarsi di problemi pedagogici, scolastici e educativi sui quali tiene una Conferenza a Woods Hole in cui, insieme ad altri trentacinque esperti, discute su come perfezionare l’educazione e i metodi didattici.

Nel 1960, ad Harvard, istituisce il Centro di Studi Cognitivi e negli stessi anni sviluppa ricerche sui programmi e sui curriculi scolastici, pubblicando risultati e considerazioni nei libri Verso una teoria dell’istruzione (1966), Il conoscere, saggi per la mano sinistra (1968), Studi sullo sviluppo cognitivo (1968).

Successivamente, si occupa di studiare l’influenza della cultura sul modo in cui i bambini affrontano l’apprendimento scolastico, formulando una nuova visione della mente e del suo sviluppo raccolta nei volumi La mente a più dimensioni (1986), La ricerca del significato (1992), La cultura dell’educazione (1996). È stato professore alla New York University e gli sono state conferite lauree honoris causa da università di tutto il mondo. 

Fondamentale per il pensiero di Bruner è stato l'incontro con le teorie di Piaget e Vygotskij, che ha integrato e ampliato.
 

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