I PROTAGONISTI DELLA STORIA DELLA PSICOLOGIA SCOLASTICA: Carl Rogers

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I PROTAGONISTI DELLA STORIA DELLA PSICOLOGIA SCOLASTICA: Carl Rogers

«Quando una persona capisce di essere sentita profondamente, i suoi occhi si riempiono di lacrime. Io credo che, in un senso molto reale, pianga di gioia. È come se stesse dicendo: “grazie a Dio, qualcuno mi ascolta. Qualcuno sa cosa vuol dire essere me»: riassumiamo il pensiero di Carl Rogers, uno dei massimi sostenitori della dimensione relazionale dell’apprendimento.
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Carl Rogers

Carl Rogers nasce nel 1902 a Chicago da una famiglia numerosa e benestante. Dal 1928 al 1939 lavora a Rochester (New York) presso un consultorio per bambini e adolescenti. Nel 1940 inizia la carriera accademica all’Università di Ohio e nello stesso anno, in una relazione a un congresso APA (American Psychological Association), per la prima volta espone alcuni principi che diventeranno fondamentali nel suo approccio: il terapeuta non dovrebbe risolvere i problemi del “cliente”, ma aiutarlo a crescere e acquisire la capacità di affrontare autonomamente le proprie difficoltà ponendo l’accento sul presente, sugli aspetti emotivi e coinvolgendosi nella relazione.

Le polemiche successive a questo intervento lo spinsero a scrivere, nel 1942, la sua prima grande opera Counseling and Psychotherapy. Nel 1945 si trasferisce all’Università di Chicago dove crea un Counseling Center accreditato e nel 1951 pubblica Client-centered Therapy (La Terapia centrata sul Cliente). Nel 1957 ottiene la cattedra di “Psicologia e Psichiatria” presso l’Università del Wisconsin e sviluppa la “ricerca del Wisconsin” con i pazienti considerati schizofrenici cronici, per verificare l’applicabilità dei suoi principi ai casi di psicosi.

Nel 1964 Rogers si trasferisce in California e in quella sede applica il proprio approccio anche in ambito educativo. Fonda l’Institute of peace che si occupa di studio e risoluzione dei conflitti e poco prima di morire, nel 1987, è candidato per il Premio Nobel per la pace.

LA PSICOLOGIA UMANISTICA

«Quando una persona capisce di essere sentita profondamente, i suoi occhi si riempiono di lacrime. Io credo che, in un senso molto reale, pianga di gioia. È come se stesse dicendo: “grazie a Dio, qualcuno mi ascolta. Qualcuno sa cosa vuol dire essere me» (Rogers, 1958).

Quando Rogers si trovò a lavorare presso il Child Study Department di Rochester (New York), un consultorio per bambini e adolescenti, per i primi otto anni seguì il metodo che conosceva: su incarico dei Tribunali faceva diagnosi e indicava, in modo piuttosto impersonale, i mezzi di rieducazione a ragazzi con comportamenti delinquenziali o ritardo mentale. Gli insuccessi a cui andò incontro lo portarono a cambiare rotta e a porsi con i suoi interlocutori in modo più “umile”, semplicemente ascoltando e domandandosi di volta in volta se ciò che stava facendo fosse in qualche modo utile. Fu da quel momento che Rogers iniziò a sviluppare i suoi innovativi punti di vista per i quali è oggi considerato uno dei padri fondatori della Psicologia Umanistica. 

La Psicologia Umanistica è definita la “terza forza” della psicologia dopo la Psicoanalisi e il Comportamentismo. Rispetto alla Psicoanalisi classica, essa valorizza in modo nuovo il ruolo del terapeuta, non più “neutrale” ma empatico e coinvolto attivamente nella relazione con il paziente. Del Comportamentismo, invece, critica il riduzionismo del paradigma Stimolo-Risposta a favore di un’attenzione quasi esclusiva al “mondo interno” del cliente: la Terapia Centrata sul Cliente si occupa, di fatto, proprio del vissuto soggettivo della persona.

Secondo la Psicologia Umanistica l’essere umano è agente di scelte, responsabile e con la tendenza a realizzarsi - se i suoi bisogni vengono soddisfatti - in una personalità sana, coerente e armonica.

LA TENDENZA ATTUALIZZANTE

Rogers sostiene che gli esseri umani siano dotati della cosiddetta “tendenza attualizzante”, una motivazione intrinseca alla realizzazione delle risorse personali, una forza vitale che - spontaneamente - spinge l’organismo ad attualizzare le proprie potenzialità. Affinché essa possa agire, gli esseri umani hanno bisogno di relazioni nelle quali siano accettati incondizionatamente. Rogers considera proprio questa “accettazione positiva incondizionata” il bisogno psicologico fondamentale di ogni bambino e il presupposto per lo sviluppo armonico del concetto di sé: «Tutto quello che sono è sufficiente, se solo riesco a esserlo» (Rogers, 1977).

L’AVVERSIONE PER LA CLASSIFICAZIONE DIAGNOSTICA

Poiché l’accettazione positiva incondizionata viene considerata decisiva per l’autorealizzazione, la Terapia centrata sul Cliente prevede un approccio non direttivo che rispetti le tendenze vitali dell’individuo, al fine di creare le condizioni necessarie per favorire la crescita dello stesso. In quest’ottica l’approccio nosografico e, in generale, la ricerca di una qualsiasi forma di classificazione (prima tra tutte la diagnosi) non solo non è utile ma, anzi, dannosa e controproducente.

Secondo Rogers, infatti, le etichette diagnostiche sono uno scomodo e mortificante intralcio al rapporto terapeutico, che invece deve essere caratterizzato da un clima interpersonale facilitante ed empatico.

L’EMPATIA

L’empatia è considerata una delle capacità fondamentali del terapeuta. È concettualizzata come quella comprensione dell’altro che si realizza cercando di “mettersi nei suoi panni”, nella sua soggettività, accettandolo in tutto se stesso, sospendendo il giudizio su di lui: «La più alta espressione dell’empatia è nell’accettare e non giudicare» (Rogers, 1980).

I RISVOLTI PER L’AMBITO EDUCATIVO

I presupposti precedenti gettano una luce nuova sull’insegnamento: indicano che il contesto educativo ideale è quello in cui l’insegnante si preoccupa di facilitare l’apprendimento attraverso il coinvolgimento e la motivazione dell’alunno. La finalità principale dell’educazione, dunque, dovrebbe essere la facilitazione all’apprendimento, possibile soltanto all’interno di un contesto scolastico improntato alla collaborazione e alla crescita condivisa.

Infatti, secondo Rogers, l’apprendimento autentico ed efficace scaturisce all’interno di una relazione fondata su stima e rispetto reciproco. L’insegnante dovrebbe sentirsi libero di mettersi in gioco come persona per trasmettere non tanto un determinato contenuto culturale, quanto un’attitudine alla ricerca: la capacità di “imparare a imparare”. Inoltre, le materie dovrebbero rivestire un significato personale per colui che apprende, collocandosi in una cornice di senso funzionale ai propri scopi esistenziali.

INSEGNANTI EFFICACI

Thomas Gordon, allievo di Rogers, nel 1966 promuove un programma per gli insegnanti (pubblicato poi nel volume Insegnanti efficaci edito da Giunti) basandosi sui principi tracciati dal suo maestro: rivestono grande importanza l’accettazione, l’empatia, l’autenticità al fine di favorire l’autonomia degli allievi - anziché la dipendenza - e la promozione dello sviluppo personale - anziché del controllo.

La qualità del rapporto insegnante-allievo è dunque considerata uno dei fattori più rilevanti per definire l’insegnamento soddisfacente e funzionale: qualsiasi materia può diventare interessante se proposta da un insegnante che sappia instaurare una relazione di rispetto reciproco.

Le tecniche fondamentali che Gordon suggerisce e delinea attraverso esempi pratici sono l’ascolto attivo, il messaggio in prima persona e la risoluzione dei conflitti con il metodo del problem solving. Il presupposto fondamentale del suo metodo, in definitiva, è la fiducia nel processo di sviluppo e maturazione degli individui data dalla convinzione, mutuata da Rogers, che l’apprendimento sia un processo insito nella natura umana.
 

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