Come riuscire a capire un’insegnante

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [XUGY441G] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [3VIT72ES] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [9J2V5LTT] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

Come riuscire a capire un’insegnante

Che accorgimenti può usare un genitore per comunicare con una docente competente e rigorosa che sembra non accorgersi delle difficoltà che crea in classe negli allievi?
scuola-casa

Immagine tratta dal sito www.icbesanainbrianza.gov.it

Pubblichiamo la risposta di un’esperta alla lettera di un’abbonata della nostra rivista.

 

La lettera

Sono un genitore e vorrei sapere cosa ne pensa della seguente situazione.
Ho un figlio che frequenta la terza superiore. A oggi è sempre stato promosso con voti più che sufficienti. Per la prima volta mi trovo davanti un’insegnante che mi dice:

  • disattento
  • parla troppo
  • quando lo interrogo si vede che è in difficoltà e diventa rosso
  • la sua valutazione è su 4,5 - 5 ed è in difficoltà, gli faccia dare un aiuto ricorrendo a ripetizioni, io non posso aiutarlo altrimenti dovrei aiutare anche tutti gli altri
  • tale valutazione sarà molto difficile che migliori
  • non ha proprietà di linguaggio
  • gli studenti mi dicono che incuto terrore
  • io non seguo il libro ma pretendo che studino sugli appunti che loro devono scrivere durante le lezioni... e altro ancora.
     

A questo punto La informo che, da quando va a scuola, tutti gli insegnanti mi hanno sempre detto che mio figlio, che è un ragazzo educato e non ha comportamenti scorretti in classe, tanto meno parla o è disattento (anche gli insegnanti di adesso me lo confermano). Vorrei capire cosa potrebbe essere che non quadra. Io mi sono dimostrata molto disponibile a farlo aiutare con un supporto esterno (faccio presente che l’insegnante non ha saputo dare un nominativo a cui far riferimento per le ripetizioni). La metto al corrente che mio figlio è un ragazzo molto socievole, ha amici, esce e vive la normale vita da adolescente. Dimenticavo, le materie che insegna la Prof.ssa sono italiano e storia. Potrebbe darmi un’indicazione su come confrontarmi con tale insegnante, che sicuramente ha una buona professionalità?
Grazie per quanto potrà indicarmi.

 

La risposta

Un rapporto positivo con un insegnante può essere il punto di svolta per un allievo, soprattutto negli anni dell’adolescenza: diventa un riferimento e un sostegno non solo agli apprendimenti, ma a tutto il percorso di crescita. Allo stesso modo, una relazione complicata può aumentare le difficoltà per chi ne ha già o è più sensibile.

Insegnare, poi, non significa solo trasmettere informazioni su una disciplina, ma anche far interessare i ragazzi a quei contenuti. Impresa non facile. Come non è semplice riuscire a modulare il proprio intervento educativo anche sulle esigenze degli allievi, senza perdere di autorevolezza. È quindi possibile che la prof.ssa di cui scrive il genitore abbia scelto un atteggiamento di severità e rigore come tratto costante del suo insegnamento e che, per motivi personali o per ragioni legate alle dinamiche vissute durante la propria carriera professionale, non ritenga funzionale cambiarlo. Sembra puntare tutto sui contenuti da insegnare e poco o nulla sulle relazioni che vivono tra le mura in cui quei contenuti vengono insegnati. Il fatto che incuta terrore agli studenti, in generale e non solo ad alcuni, ci fa capire inoltre che tale modalità è radicata e attuata trasversalmente su tutti, e per ciò particolarmente difficile da modificare.

 

Come comunicare con la docente?

Innanzitutto è inutile porsi in contrasto aperto: l’insegnante non potrà far altro che convincersi maggiormente delle proprie opinioni (corrette o meno che siano), considerando i genitori incapaci di vedere le problematiche del figlio.

È controproducente anche sostenere che è il suo modo di fare a intimorire il ragazzo, a metterlo in difficoltà: riterrà i genitori troppo protettivi o si irriterà per il velato attacco personale, portando a conseguenze negative per il figlio.

Inoltre, non è nemmeno efficace minimizzare i problemi o argomentare che con gli altri docenti quanto rilevato non si verifica: la comunicazione diventerà sterile e non ci sarà la disponibilità a chiarirne le cause e a individuare delle soluzioni.

Durante i colloqui sarà quindi necessario ascoltare l’insegnante con attenzione e ammettere che il ragazzo possa essere realmente in difficoltà. Perché è probabile che lo sia davvero e che quindi non riesca, per esempio, a dimostrare durante le interrogazioni quanto ha appreso. Un atteggiamento di reale interesse mette tutti gli interlocutori nelle condizioni di un ascolto più libero da pregiudizi e preconcetti e permette di cogliere aspetti magari prima sottovalutati, da entrambe le parti.

Si dovrà parlare con calma, evitando ogni possibile giudizio sulle competenze o sulle modalità di insegnamento e qualsiasi accusa, diretta o indiretta. È essenziale che vi sia rispetto reciproco tra genitori e insegnanti, che devono considerarsi alleati che cercano le vie migliori per aiutare l’allievo a superare le difficoltà.

Domandare come fare per sostenere il ragazzo, oltre alle ripetizioni private, prova di essere disponibili al confronto e alla ricerca di ulteriori soluzioni condivise. Essere e dimostrarsi partecipi permette di parlare con serenità e sostiene l’instaurarsi di una relazione insegnanti-genitori più positiva: questa infatti non è data a priori, deve essere costruita e negoziata continuamente nel tempo.

Nello spiegare che il ragazzo non manifesta le stesse problematiche durante le altre ore di lezione è importante non far passare il messaggio che è quell’insegnante a creare le difficoltà, ma esprimere la propria preoccupazione per la situazione e il desiderio di capire, chiedendo esempi concreti e descrizioni di episodi specifici in cui il ragazzo, per esempio, si è mostrato disattento.

Fare domande molto precise sull’atteggiamento del figlio in classe, su modalità di apprendimento e difficoltà, su ciò che succede durante le interrogazioni (rossore in viso, balbettare, ecc.) permette alla famiglia di comprendere davvero che cosa sta accadendo. Ma non solo, consente anche all’insegnante di rievocare in memoria gli episodi specifici, ricontestualizzandoli ed evitando le trappole della generalizzazione e degli stereotipi. È perciò possibile che riconosca, in un secondo momento, che certi comportamenti non fossero così generalizzati e che la situazione sia in sostanza migliore. Può accadere anche che il genitore capisca che il figlio, proprio con quella particolare insegnante, mette in atto comportamenti e/o ha atteggiamenti poco adatti, che la portano a irrigidirsi. In questo caso si sono raccolte delle informazioni preziose da condividere con il ragazzo, per guidarlo nella comprensione che certe modalità comportamentali possono ostacolare le dinamiche interpersonali e creare relazioni difficili, aiutandolo poi a modificarle.

Inoltre, esprimere la volontà di trovare soluzioni condivise ricolloca il problema nel giusto contesto: ciò che si verifica in classe deve essere affrontato e risolto lì, dal docente con cui si manifesta, in collaborazione con i colleghi e con il sostegno della famiglia.

Infine, per riportare la situazione nella sua interezza, ricordiamo di condividere con l’insegnante alcuni dei punti di forza del ragazzo, come i buoni rapporti con i compagni o la capacità di lavorare in gruppo, e i progressi rilevati, anche minimi, per esempio nell’esecuzione dei compiti a casa. In questo modo i genitori forniscono degli elementi da cui la docente può partire per intervenire durante la didattica e su cui far leva per motivare il ragazzo; inoltre restituiscono, a loro stessi e alla prof.ssa, un’immagine dell’allievo che non sia caratterizzata solo da aspetti negativi.
 

Paola A. Sacchetti, psicologa (paolaannasacchetti@yahoo.it): 26 Gennaio 2015 Comportamento, Comunicazione, Relazioni

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola