Un tweet per i diritti umani

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Si illustra un percorso formativo realizzato con studenti della scuola secondaria di primo grado con l’obiettivo di farli esercitare nella produzione di messaggi multimediali, in particolare di tweet sulla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, in modo da sensibilizzarli a un uso civicamente orientato dei social media.
tweet_diritti

La tagborard #Diruomo, del progetto "Tradurre i diritti umani in post e tweet" della Scuola "A. Gramsci" di Sestu (Cagliari)

La diffusione dei social media e dei siti di social network come Facebook e Twitter tra le nuove generazioni costituisce uno dei fenomeni più significativi degli ultimi anni. Come si legge nel recente rapporto realizzato da EU Kids online, il 75% di bambini e adolescenti (9-16 anni) in Europa utilizza i social media, il 68% fruisce di contenuti video online e il 100% ricorre a Internet per la prima volta per giocare o fare i compiti.

La vita online degli adolescenti si caratterizza per esperienze variegate, purtroppo non sempre positive. A volte si tratta di comportamenti negativi agiti verso gli altri o subiti dagli altri, come nel caso del cyberbullismo. Altre volte, siamo davanti a comportamenti rischiosi, come ad esempio quando si rilasciano i dati personali a sconosciuti o si pubblicano foto ricche di particolari identificativi sui social network. La casistica è molto ampia. Che fare?

Sul piano educativo, una risposta viene dagli studi condotti nel campo della media education, che alle strategie del divieto preferisce quelle dell’empowerment. In altri termini, piuttosto che vietare determinate pratiche d’uso di Internet, si tratta di formare quelle competenze mediali necessarie per un uso critico, consapevole e creativo dei nuovi media (media literacy education).

L’esperienza qui riportata si inserisce in questo quadro, coniugando le istanze della media education con quelle dell’educazione alla cittadinanza attiva. Si tratta del percorso formativo realizzato dagli studenti della classe Terza della Scuola Secondaria di Primo Grado "A. Gramsci" di Sestu (Cagliari) sotto la guida della prof.ssa Anna Rita Vizzari e con il sostegno della Dirigente scolastica, prof.ssa Alessandra Patti. Il percorso dal titolo “Tradurre i diritti umani in post e tweet” è stato realizzato tra marzo e aprile del 2014 con l’obiettivo di far esercitare gli studenti nella produzione di messaggi multimediali, in particolare di tweet, relativi alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, in modo da sensibilizzarli a un uso civicamente orientato dei social media.

L’attività di è articolata in tre momenti principali:

  • Fase preparatoria: in questa fase l’insegnante ha illustrato brevemente la Dichiarazione Universale dell'Uomo e degli articoli in essa contenuti, in modo da fornire agli studenti il contesto in cui operare. Successivamente ha mostrato a titolo di esempio alcuni messaggi sui social network relativi alla Dichiarazione Universale.
  • Fase applicativa: in questa fase gli studenti si sono divisi in gruppi, ciascun gruppo ha scelto uno o più articoli della Dichiarazione Universale a cui fare riferimento, ha preparato alcuni messaggi focalizzati sugli articoli selezionati e li ha postati su Twitter.
  • Fase di revisione: in questa fase i messaggi prodotti e postati sono stati analizzati collettivamente dalla classe in modo da valutarne l'impatto e l'efficacia.

I tweet realizzati dagli studenti sono stati raccolti sulla tagboard #Diruomo, che contiene una ventina di tweetspot multimediali, decisamente creativi ed eloquenti.

Nel suo diario dell’esperienza, la prof.ssa Vizzari ha scritto: «I ragazzi sono stati molto creativi, hanno scattato foto significative e creato slogan pertinenti. Hanno interagito tra loro, fornendosi feedback reciproci. È stata un’attività estremamente interessante, anche perché si può realizzare in classe nello spirito del BYOD (bring your own device), laddove lo smartphone è una risorsa per tutti. E un tweet con lo smartphone è l’ideale. […] Credo che ripeterò questa esperienza per altri argomenti».
Insomma, piuttosto che vietare i media, si può educare con i media alla cittadinanza attiva e solidale.

Credit: L’esperienza è stata realizzata nell’ambito del progetto europeo e-Engagement against violence, finanziato nel quadro del programma Daphne III (2012-2014). Il percorso è stato ideato da Elena Palmisano e Maria Ranieri

Maria Ranieri Ricercatrice in Didattica e Pedagogia speciale (Dipartimento di Scienze della Formazione e Psicologia, Università di Firenze): 17 Giugno 2014 Comunicazione, Integrazione, Intercultura

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