Lo sviluppo di interessi epistemici

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [KERJW16T] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [7K7N615R] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [HHLQILQU] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3
Proponiamo uno degli ultimi contributi del professor Guido Petter per “Psicologia e scuola”, pubblicato nel maggio del 2011. Nell’articolo viene sottolineata l’importanza che gli insegnanti dovrebbero dare durante il loro insegnamento anche agli interessi epistemici, quelli cioè riguardanti i modi in cui le conoscenze vengono acquisite dagli studiosi.
interessi_epistemici.jpg

Immagine tratta dal sito http://dareagle.altervista.org

Nella scuola, e nell’insegnamento delle varie discipline, gli insegnanti dovrebbero dare spazio, oltre che alla presentazione delle conoscenze che formano il corpus di ciascuna di esse, anche a problemi e a considerazioni di carattere epistemico, riguardanti cioè i modi in cui tali conoscenze sono state acquisite. E ciò sia per arricchire la preparazione culturale degli allievi, sia soprattutto per sviluppare in loro un interesse epistemico stabile, che assuma il carattere di un’abitudine mentale la quale potrà poi attivarsi anche al di fuori della scuola, nelle varie circostanze in cui essi si trovino di fronte a conoscenze che per loro siano nuove, o ad affermazioni e opinioni formulate da altri in presenza e a viva voce, o attraverso i vari mezzi di comunicazione oggi a disposizione.

In che cosa consiste, precisamente, l’interesse epistemico di cui intendiamo qui parlare? Epistemè, in greco, significa “conoscenza”; un interesse epistemico si presenta dunque come desiderio di venire informati sul modo in cui è stata acquisita una certa conoscenza, e di essere così messi in grado di valutare la fondatezza di quest’ultima, il suo “grado di verità” (da infondata, o poco probabile, sino ad assolutamente certa).
Nel corso dello sviluppo psicologico gli interessi epistemici, durante tutto il periodo della scuola elementare, non si presentano in modo spontaneo.

Certo, qualche manifestazione di un interesse di questo tipo indubbiamente già può esservi, a queste prime età, però solo a proposito di certi fatti che riguardano la sfera personale: per esempio, nel caso in cui un bambino si sia impossessato furtivamente di un oggetto, e un adulto dichiari di essere a conoscenza di ciò che ha fatto, indicando anche il luogo in cui l’oggetto trafugato è stato nascosto, il bambino può spontaneamente chiedersi come abbia fatto l’altro a saperlo. Ma si tratta di un interesse che non si manifesta nei confronti dei contenuti delle varie discipline. I bambini tendono cioè ad accettare come qualcosa di vero, di indiscutibile, quanto dice l’insegnante o sta scritto nei sussidiari; l’interesse è limitato al contenuto delle conoscenze, non si estende spontaneamente anche al processo della loro acquisizione.

“COME LO SI È SAPUTO?”

È invece nell’età della scuola media che l’interesse epistemico può emergere, con la conquista del pensiero formale, e in particolare con lo sviluppo di una forma di metaconoscenza più complessa, consistente nella capacità di riflettere sui propri ragionamenti per controllarne lo svolgimento (accompagnata dalla capacità di riflettere anche sui ragionamenti altrui per verificarne la validità e scoprire eventuali errori).

Un insegnante potrebbe facilmente compiere, a questo riguardo, una semplice prova con allievi dalla prima alla terza media, presentando loro una spiegazione in cui si parla delle conoscenze che si possedevano un tempo, o si possiedono oggi, intorno a un certo tema, e chiedendo poi, dopo che la spiegazione è stata completata: “A proposito di quanto vi ho detto, vorreste sapere qualcosa di più? Ognuno di voi può fare una o più domande, scrivendole su un bigliettino”. L’analisi di tali domande può permettere di stabilire in quale percentuale sono presenti, alle diverse età, delle domande epistemiche.

 

Per saperne di più scarica l'articolo completo che trovi nella sezione "Approfondimenti" in cima a questa pagina

Guido Petter: 10 Aprile 2013 Didattica

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola