La competenza comunicativa: un training per favorire la capacità comunicativa a scuola

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La competenza comunicativa: un training per favorire la capacità comunicativa a scuola

L'obiettivo di questo lavoro è quello di proporre agli insegnanti delle scuole medie inferiori uno strumento finalizzato a migliorare la competenza sociale e comunicativa negli studenti, partendo da un setting scolastico per favorirne la generalizzazione nella vita quotidiana.

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    competenza_comunicativa

    Fonte: www.personae.it

    La competenza sociale è definibile come l’insieme di capacità che servono all’uomo per relazionarsi con gli altri, per affrontare problemi di carattere socio-relazionale (interpersonal problem solving), per leggere il comportamento altrui, pertanto determina l’intelligenza sociale.
    Tale competenza è situazionale, contestuale e culturalmente determinata; infatti Scheflen (1977) definisce la comunicazione come un sistema di comportamento culturalmente modellato e accettato, dunque la cultura è un insieme di idee alla base dell’esperienza soggettiva dell’uomo.

    La cultura trasmette la conoscenza affinché l’uomo possa comunicare e capire.
    La competenza sociale si costruisce partendo da caratteristiche innate dell’individuo, si modifica poi con l’intelligenza e l’apprendimento, portando alla formazione di cognizioni e strumenti sociali che il soggetto utilizzerà nel gestire i rapporti con l’ambiente esterno.
    Nella costruzione della competenza sociale giocano un ruolo importante le cognizioni sociali, cioè quelle conoscenze che il soggetto possiede del proprio mondo sociale, gli strumenti a sua disposizione per interagirvi e le capacità sociali. 

    Secondo una ricerca di Freedman (2009) le aree che si prestano a sviluppare una buona competenza sociale sono: il controllo emotivo (saper comunicare), la sensibilità emotiva (comprendere l’interlocutore), l’espressività, la sensibilità sociale (le regole sociali implicite ed esplicite) e l’influenza sociale (capacità persuasiva).
    Occorre, però, differenziare la competenza comunicativa dalla comunicativa, poiché la prima è la capacità umana di mettersi in relazione con gli altri, è un requisito socio-interattivo che può essere acquisito o migliorato, se innato. Diversamente, la comunicativa è la capacità innata di sapersi esprimere non soltanto mediante la comunicazione verbale ma spesso anche con il linguaggio non verbale.

    LA COMUNICAZIONE

    La comunicazione è lo scambio di messaggi tra due o più persone all’interno di un’interazione; rappresenta tutti i modi con cui gli esseri umani entrano in contatto tra loro.
    La comunicazione è quel processo dinamico che avviene tra un emittente – colui che invia il messaggio, che può essere verbale o non verbale – e un ricevente – colui che lo riceve – che non è mai solamente passivo, ma che elabora il messaggio codificandolo e inviandone uno in risposta. Anche non inviare un messaggio è comunque una risposta significativamente comunicativa. La comunicazione comprende qualunque tipo di scambio che gli individui intrattengono nel sistema sociale attraverso segni e simboli, che definiscono interattivamente il loro ruolo sociale.

    Il messaggio è il contenuto di ciò che si comunica, richiede il riferimento a un contesto e vi deve essere un contatto tra emittente e ricevente. Il significato del messaggio non è espresso solo dal contenuto, ma emerge dalla lettura di tutti gli altri elementi della comunicazione. Il canale della comunicazione è il mezzo attraverso il quale il messaggio viene veicolato e può essere un mezzo sensoriale (udito, vista) oppure un mezzo tecnico (telefono, posta). Il codice è il sistema di segni che permette di creare un’associazione con significati condivisi; l’uomo possiede una serie di codici come il linguaggio o i gesti.

    La comunicazione avviene in un contesto, che è il luogo fisico o relazionale all’interno del quale si realizza lo scambio comunicativo e che può contribuire a cambiare il significato del messaggio. La comunicazione pone in evidenza una dimensione che si fonda sull’identità personale, pertanto la comunicazione diventa il tessuto che crea, mantiene, modifica e rinnova i legami fra i soggetti. Quando il soggetto comunica qualcosa a un altro, egli definisce se stesso e l’altro, nonché la qualità della relazione che li unisce. Secondo l’approccio psicoanalitico la comunicazione diventa cura avendo come oggetto privilegiato la dimensione soggettiva ed emozionale della relazione (Lacan, 1994). 

    Dalla comunicazione verbale viene distinta quella non verbale che definisce, sostiene e completa la comunicazione nella relazione.
    La comunicazione non verbale è considerata un linguaggio di relazione, uno scambio di informazioni tramite segnali diversi dalla parola e non riguardanti unicamente il livello semantico del messaggio. Inoltre segna i mutamenti nelle relazioni interpersonali, fungendo da “canale di dispersione”, poiché, essendo meno facile da controllare rispetto alla comunicazione verbale, lascia filtrare contenuti profondi.
    La comunicazione non verbale comprende il linguaggio dei segni (quando le parole sono sostituite dai gesti), il linguaggio dell’azione (i movimenti usati come segnali) e il linguaggio degli oggetti (le esibizioni intenzionali e no di cose materiali o del corpo umano).

    La letteratura definisce alcuni elementi come costitutivi della comunicazione non verbale:

    • postura: gli individui possono manifestare il diverso grado di accessibilità consentito all’altro tramite l’atteggiamento posturale;
    • orientamento spaziale: il modo in cui le persone si situano rispettivamente nello spazio è indice di distanza-vicinanza interpersonale;
    • mimica facciale e sguardo: la funzione essenziale delle espressioni facciali è quella di rinforzare o contraddire ciò che viene detto;
    • distanza interpersonale: indica il livello di intimità, di dominanza, di status e di ruolo;
    • aspetti non verbali del parlato o sistema paralinguistico: riguardano il tono della voce, il ritmo del discorso, le pause, le ­vocalizzazioni;
    • il silenzio: è parte integrante dello scambio comunicativo e può avere diversi significati a seconda del momento.

    La comunicazione, creando punti di contatto e aperture a un processo dinamico, può svolgere diverse funzioni:
    di “partecipazione” a un sistema di relazioni secondo regole consapevoli e/o inconsapevoli per gli attori;
    di “informazione”, permettendo di coinvolgere gli altri nella conoscenza di qualcosa che è proprio;
    di “trasmissione”, facilitando il passaggio di un messaggio da una persona all’altra. 

    PROGETTARE LA COMPETENZA COMUNICATIVA: ASPETTI PRELIMINARI

    Il presente contributo costituisce un esempio di come può essere strutturato un training di abilità sociali per un’intera classe, all’interno di un progetto di educazione cognitiva.
    In particolare, l’obiettivo generale è migliorare la competenza sociale e comunicativa partendo da un setting scolastico, favorendone poi la generalizzazione nella vita quotidiana.

    Il programma che viene qui presentato riprende e integra aspetti di diversi studi riportati in letteratura, sperimentati nella nostra realtà scolastica, e in particolare con soggetti di scuola media e/o frequentanti le ultime classi della scuola elementare.
    I destinatari dell’intervento sono alunni frequentanti istituti di scuola media inferiore, normodotati e diversabili.
    In particolare, gli obiettivi specifici sono:

    1. Formare il gruppo sulla distinzione esistente tra comportamenti aggressivi, passivi e assertivi, verificandone l’apprendimento.
    2. Far acquisire la conoscenza della differenza fra aspetti paraverbali e non verbali della comunicazione.
    3. Sviluppare la capacità specifica di avviare e continuare una conversazione, spiegando alla classe che quando si vuole conversare con altri occorre possedere delle abilità che si differenziano a seconda che la persona con cui si parla sia conosciuta o sconosciuta, e che si tratti di avviare una conversazione o di mantenerla dopo che è già avviata.
    4. Sviluppare nei soggetti la capacità di socializzare anche in un setting esterno all’ambito scolastico (ad esempio nelle relazioni di amicizia).

     

    Se sei abbonato puoi scaricare l'articolo completo nella sezione "Approfondimenti" che trovi in cima a questa pagina"

    Monica Pellerone (“Sapienza”, Università di Roma), Viviana Campilongo (Psicoterapeuta): 07 Febbraio 2014 Comunicazione, Relazioni

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