A chi servono i compiti a casa? Un approfondimento sul numero 2 della rivista

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A chi servono i compiti a casa? Un approfondimento sul numero 2 della rivista

"Psicologia e Scuola" questo mese dedica un articolo sul tema avvalendosi della collaborazione di Gianluca Campana e Silvia Lanfranchi (Università degli Studi di Padova)
a chi servono i compiti a casa

Nel numero 2 di Psicologia e Scuola tra gli articoli in indice troviamo un pezzo a cura di Gianluca Campana e Silvia Lanfranchi, dell'Università degli Studi di Padova, sul tema dei compiti a casa. A cosa servono? Esiste un modo, da una parte, per consolidare quanto appreso a scuola ma, dall'altra, permettere all'alunno di poter svolgere altre attività extra, come lo sport o altre discipline?

I due docenti euganei citano Simone Weil: "La gioia di imparare è indispensabile agli studi come la respirazione ai corridoi". I compiti a casa sono solo una delle variabili che influiscono sulle prestazioni scolastiche. Alcuni studi mostrano che una maggiore quantità di compiti a casa aumenta la disparità tra studenti generate da un differente status socioeconomico.

Negli ultimi anni i compiti a casa hanno spesso costituito motivo di discussione tra genitori e insegnanti. Da una parte gli insegnanti sottolineano l’importanza dei compiti per consolidare quanto appreso a scuola, dall’altra si osserva come spesso l’onere dei compiti renda difficoltoso, soprattutto per chi frequenta una scuola a tempo pieno, lo svolgimento di qualunque altra attività sportiva o ricreativa, anche semplicemente il trascorrere un po’ di tempo giocando con i coetanei.

Tutti noi ricordiamo le ore passate da bambini a giocare nel cortile sotto casa, e chi di noi ora è genitore si rende conto che i bambini di oggi fanno questo tipo di esperienza molto più di rado, principalmente per mancanza di tempo. Inoltre i genitori spesso lamentano di ritrovarsi ad assumere un ruolo vessatorio nei confronti di figli che faticano a svolgere i compiti, esausti dalle ore passate a scuola.

■ I COMPITI NEL MONDO O UN MONDO DI COMPITI?

Nel resto del mondo la quantità di compiti a casa che vengono assegnati è piuttosto variegata. Si va da nazioni come la Finlandia o la Corea del Sud in cui gli studenti di quindici anni passano, in media, meno di 3 ore a settimana a svolgere compiti a casa, a nazioni come Cina (Shanghai in particolare) o Russia in cui i compiti a casa impegnano gli studenti, in media, oltre 15 ore a settimana.
In questa classifica l’Italia svetta al quinto posto (prima in Europa) per quantità di compiti assegnati (OECD, 2014). La crescente insofferenza verso i compiti a casa ha portato un dirigente scolastico, Maurizio Parodi, a lanciare una campagna dal nome poco equivocabile, «Basta compiti», allo scopo di promuovere e sostenere azioni volte a eliminare la pratica dei compiti a casa. 
A oggi questa campagna ha ricevuto oltre 30.000 adesioni.

■ CHE COSA DICE LA LETTERATURA SCIENTIFICA

Al di là delle personali convinzioni o preferenze, un’informazione importante che dovrebbe orientare le scelte degli insegnanti riguarda l’efficacia dei compiti a casa sulla prestazione scolastica. Esiste una grande mole di ricerche scientifiche condotte negli ultimi 30 anni su diverse popolazioni studentesche, che misurano l’impatto dei compiti a casa sulle prestazioni
scolastiche. Di particolare utilità sono le metanalisi, ovvero lavori che prendono in considerazione tutti gli studi pubblicati fino a quel momento su un dato argomento, e ne analizzano ulteriormente i dati emersi per ricavarne un risultato di sintesi, basato sulla media ponderata dei singoli studi. Questo significa che, nel caso delle metanalisi sui compiti a casa, esse prendono in considerazione e analizzano le prestazioni di diverse migliaia di studenti. Harris Cooper ha pubblicato due di queste metanalisi, una nel 1989 e una più recentemente, nel 2006.

■ EFFICACIA DEI COMPITIE GRADO DI SCUOLA

Nella prima metanalisi (Cooper, 1989), sono stati analizzati i dati di 120 articoli. I risultati mostrano come l’efficacia dei compiti a casa dipenda dal grado di scuola. Se alla scuola secondaria di secondo grado i compiti a casa migliorano le prestazioni degli studenti del 20%, alla scuola secondaria di primo grado questa differenza si dimezza, per arrivare a nessun vantaggio portato dai compiti a casa alla scuola primaria. (...)

L'articolo completo è alle pagine 12-15 della rivista, che puoi leggere cliccando qui.

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19 Novembre 2018

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