Voti e pagelle non valutano le persone

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Le valutazioni di fine anno sono un atto formale che va considerato in un’ottica di processo: la scuola è solo una delle tappe nella formazione della persona e i voti scolastici fanno parte di questo processo. Di Luisa Lauretta
cuore albero


Alessandra, che ha appena concluso la seconda media, impara con facilità estrema nonostante studi poco. Ha una conoscenza impressionante in tutte le discipline, un accurato pensiero critico, un’abilità rara di connettere differenti ambiti del sapere. Alessandra, come molti ragazzi simili a lei, ha una lieve disprassia che non l’aiuta nel coordinamento motorio. Tutta la sua passione la riversa nella conoscenza e questo la rende un po’ saccente nei confronti di compagni e adulti.
La sua pagella è una piccola sorpresa. Non ha i dieci che si aspettava ma tutti nove e un otto.

Amir ha sempre fatto fatica in classe. Non riesce mai a star fermo e le maestre hanno consumato le loro riserve di pazienza con lui. È un bambino adottato, in Italia da appena un anno e mezzo, parla ancora a fatica l’italiano. Quest’anno ha litigato con la maggior parte dei compagni di classe, ha rotto una sedia e perso vari libri di scuola.
La sua pagella è una bella sorpresa. Ha la sufficienza in tutte le materie e tutto sommato un buon giudizio finale.

Anna durante tutto l’anno ha fatto una gran fatica in matematica. Ha studiato con un’insegnante privata ma questo non l’ha aiutata ad amare la materia. È convinta che la professoressa si accanisca contro di lei e ha vissuto la matematica come un incubo costante. In compenso è molto brava nel nuoto e, a causa di una gara importante per classificarsi a livello regionale, ha perso l’ultimo compito in classe della materia.
La sua pagella non è stata una sorpresa: ha il debito in matematica che si aspettava e il senso di una sconfitta a cui si era preparata da mesi.

In questo tempo di “conti finali”, le valutazioni che ognuno si porta a casa suscitano reazioni di vario tipo. Alcuni ragazzi ingoiano delusioni come quella della dodicenne Alessandra che ritiene di essere vittima di un ingiusto trattamento.
Altri sono lieti perché è andata meglio del previsto, come nel caso di Amir, che continua a esibire a tutti con orgoglio i risultati della pagella.
Altri ancora provano un torbido rancore per un evento annunciato, nonostante la fatica fatta durante l’anno per evitarlo, come nel caso di Anna.

In questo tempo di “resa dei conti” sarebbe importante considerare che i voti, le pagelle, i giudizi finali non valutano le persone: un voto basso o una bocciatura non rappresentano la qualità della persona, né misurano il peso del suo valore.
Anche per questo sarebbe utile la pratica, da parte degli insegnanti, di consegnare personalmente ai ragazzi le pagelle, contestualizzando il senso di quella valutazione.
Inoltre, comunque siano andate le cose, vale la pena che i genitori invitino i figli ad andare oltre: incoraggiarli, aver fiducia nelle loro possibilità, è il miglior modo per aiutarli ad affrontare le nuove sfide con cui dovranno confrontarsi per il resto del percorso educativo e nell’esistenza.

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