Le relazioni diagnostiche: solo etichette o un aiuto alla comprensione del bambino?

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [LSNEPDL9] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [IA5PMUPF] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [4EWGLZQY] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true

Le relazioni diagnostiche: solo etichette o un aiuto alla comprensione del bambino?

Un modello alternativo propone un profilo articolato del ragazzo, descrittivo in maniera dettagliata di caratteristiche, punti di forza e di debolezza. Di Cesare Cornoldi
kids-71716

Avverto con sempre maggiore frequenza la stizza di insegnanti e operatori per etichette cliniche (DSA, BES, ADHD, FIL ecc.) e per diagnosi che sanciscono l’esistenza di un determinato profilo diagnostico.

Ho l’impressione che questa stizza nasca da un equivoco che ho già sperimentato in passato in relazione ad altri casi in cui era stata carente la comunicazione fra esperti di apprendimento e operatori della scuola.

Qual è l’equivoco? È quello di pensare che l’etichetta clinica costituisca l’elemento saliente del processo diagnostico e non una semplice indicazione fornita principalmente a fini legali.

E perché è nato questo equivoco? Perché il sistema pubblico ha ritenuto di dover normare, in base a queste etichette, chi ha il diritto di fruire di un aiuto: la Scuola per l’applicazione delle normative, il sistema sociosanitario per la predisposizione di servizi.

Descrivere il bambino in modo approfondito

 

Se qualcuno ha visto le diagnosi che noi forniamo al LABDA o altri operatori italiani predispongono nei loro servizi avrà potuto notare che viene presentato un profilo articolato del bambino che ne descrive il più accuratamente possibile caratteristiche, punti di forza e di debolezza. In questa descrizione il riferimento a una etichetta compare in uno spazio molto ristretto, quasi a manifestare fastidio per una “costrizione” che riduce il valore dello sforzo che invece è stato fatto per capire il bambino. E questo impegno di descrizione, sia pur con le inevitabili imprecisioni e carenze, mi sembra un utile elemento per le decisioni che vengono prese al fine di aiutarlo.

Senza quello sforzo e quelle informazioni ho l’impressione che chi lavora direttamente sul bambino procederebbe brancolando, adottando in maniera cieca e meccanica modalità didattiche e materiali psicopedagogici che non necessariamente sono adatte per il bambino interessato.

Ho visto insegnanti cercare di proporre a bambini con disabilità intellettive contenuti e modi non alla loro portata, insistere su esercizi di matematica con bambini con ansia per la matematica, suggerire strategie di visualizzazione a bambini con profilo non-verbale, raccomandare strategie di studio complesse a bambini con tempi ridotti di tenuta attentiva, proporre di studiare leggendo il testo più volte a bambini con dislessia, richiedere l’uso sistematico di mappe strutturate a bambini superdotati. Non è detto al cento per cento che si sia trattato di errori gravi, ma la cosa è molto probabile.

È vero: anch’io in questo momento, per parlare di errori educativi, ho usato le aborrite etichette diagnostiche, ma solo per richiamare il fatto che i bambini possono essere diversi e la descrizione di essi fornita nella diagnosi aiuta a comprenderli. Forse leggendo con attenzione la relazione questi errori sarebbero stati evitati.

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola