L’importanza di proporre tempi e metodi di apprendimento individualizzati

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L’importanza di proporre tempi e metodi di apprendimento individualizzati

Utilizzando l’esempio dell’apprendimento della letto-scrittura, l’autore mette in evidenza come adattare il proprio intervento didattico alle risposte dei bambini possa essere un ottimo modo per ridurre l’impatto che un piccolo disturbo può avere in ambito scolastico. 
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Immagine tratta dal sito istitutosantamarta

All’inizio di un nuovo anno scolastico è facile sentir dire che i Disturbi Specifici di Apprendimento non esistono, poiché essi sono il risultato del metodo sbagliato, dell'inadeguata preparazione dei docenti, dello scarso impegno dei bambini. Ebbene, chi sostiene che i DSA non esistono, forse non ha mai lavorato con i bambini.

Chi insegna o anche semplicemente fa i compiti con i bambini sa che ce ne sono alcuni che, pur essendo intelligenti e motivati, incontrano difficoltà a imparare la lettura, la scrittura o il calcolo. Oggi sappiamo che questo è dovuto a piccole differenze nei miliardi di connessioni nervose che costituiscono la nostra corteccia e che i neuroscienziati definiscono espressione della neurovarietà, cioè delle differenze individuali che, così come riguardano i tratti somatici o le impronte digitali, interessano anche il cervello. I Disturbi di Apprendimento esistono come risultato dell’impatto di queste piccole differenze con l’ambiente scuola.

Quest’ultima, comunque, ha delle responsabilità, perché impone dei tempi uguali a tutti e un unico modo di apprendimento.

Dunque, adattare il proprio intervento didattico alle risposte dei bambini può essere un ottimo modo per ridurre l’impatto che un piccolo disturbo può avere in ambito scolastico. Facciamo un esempio con l’apprendimento della letto-scrittura.

L’apprendimento della letto-scrittura

Quanto impiegano i bambini per acquisire la letto-scrittura? È utile porsi questa domanda non tanto per contribuire al gioco di chi vuole accelerare il corso degli apprendimenti, ma per poter stabilire quali sono i segnali di difficoltà che devono essere colti. Le neuroscienze ci insegnano che ogni intervento di supporto, o di rieducazione, è tanto più efficace quanto più precoce, e che addirittura è utile individuare eventuali difficoltà nel corso delle fasi di acquisizione per poter introdurre dei correttivi.

Del resto, questo concetto si è diffuso in molti campi dello sviluppo. Se un bambino mostra dei cenni di piattismo del piede, non si attenderà che finisca la crescita per costruirgli un plantare adeguato. Se un bambino ha un’arcata dentaria disordinata non si aspetta che spuntino i denti del giudizio per un intervento ortodontico, e così via.

È importante intervenire precocemente cogliendo i primi segnali di difficoltà nel più breve tempo possibile anche per l’apprendimento della letto-scrittura. Ma quando possiamo individuare i primi segni di difficoltà? E come, con quali strumenti?

Una volta si diceva che la letterina di Natale costituiva il primo vero test di scrittura su cui giudicare i bambini. È ancora così? Le ricerche europee condotte all’inizio degli anni 2000 (programma COST) e pubblicate nel 2001 mostrano che i bambini italiani al termine della prima primaria sanno leggere correttamente il 95% delle parole che sono loro presentate. Questo in virtù della regolarità e della semplicità del nostro sistema ortografico che dunque richiede circa un anno di tempo per essere acquisito.

Un secondo elemento di semplicità viene dalla struttura fono-tattica della nostra lingua che rende facile imparare la segmentazione della parola in fonemi, cioè in quelle unità minime che servono a comporre le sillabe (per esempio L-A) e che vengono rappresentate a livello alfabetico. Anche in questo caso le ricerche europee hanno mostrato che i bambini italiani al termine del primo anno di scuola sono in grado di segmentare correttamente il 97% delle parole presentate.

Nel nostro sistema alfabetico abbiamo 26 fonemi da rappresentare e 21 lettere a disposizione per la loro trascrizione. Dunque, per il bambino è abbastanza facile imparare le corrispondenze della maggior parte delle lettere, soprattutto quelle che hanno una corrispondenza biunivoca stabile (5 vocali e 9 consonanti). La rapidità e la facilità con cui si impara il valore sonoro convenzionale delle singole lettere è pertanto un segnale premonitore significativo di eventuali difficoltà.

L’epoca più adatta per fare un primo bilancio sull’apprendimento sembra essere la fine di gennaio. A quel punto dell’anno scolastico gran parte delle capacità di trascrizione del codice verbale sono state acquisite dalla maggior parte dei bambini e quello è un momento per individuare coloro che hanno bisogno di più tempo o di maggiore rinforzo.

Da molti anni a questa parte molte attività di indagine (screening) sono state avviate con quello scopo, utilizzando un semplice dettato di parole composte dai suoni con corrispondenza biunivoca (nessuna parola che richiede contrasti ortografici o con le doppie). I bambini che mostrano difficoltà nel segmentare le parole possono essere aiutati nei mesi successivi con programmi di sollecitazione specifica e i risultati ottenuti mostrano che la metà di questi bambini recupera prima della fine dell’anno scolastico.

Da questo esempio risulta evidente che una didattica individualizzata facilita l'apprendimento. Se la scuola, però, continuerà a proporre metodi e tempi di apprendimento uguali per tutti, allora accadrà che a fine anno gli insegnanti si troveranno a fare la conta dei bambini che non hanno raggiunto il risultato previsto e chiederanno valutazioni specialistiche, alimentando cosi l’idea che “oggi i dislessici sono in aumento”.
 

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