Intelligenza e apprendimento non sono la stessa cosa

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [EWBXVDCP] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [8HMPUH58] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [T4B4A2YF] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

Intelligenza e apprendimento non sono la stessa cosa

Perché è importante distinguere tra intelligenza e apprendimento e non confondere alcune manifestazioni di intelligenza con comportamenti appresi? Il parere di Giacomo Stella.
cervello_disegno

Immagine tratta da mondosalute.noemata.it

Al gatto di casa mia non è mai piaciuto dover restare chiuso in cucina durante l’assenza dei suoi padroni per gli impegni di lavoro. Ogni volta, prima di uscire di casa, bisognava dedicare alcuni minuti alla rincorsa del gatto che, come tutti i gatti, è abile nel non farsi prendere. Così mia moglie, per accorciare i tempi, ha escogitato quella che io chiamo “la trappola di Pavlov”, in realtà un tranello in cui viene offerto al gatto un bastoncino di cui è particolarmente ghiotto. Lui corre in cucina e la porta viene chiusa.

Fin qui nulla di sorprendente, tutti gli animali difficilmente resistono al cibo, soprattutto se gradito. Non è sorprendente nemmeno che il gatto si precipiti in cucina da altre stanze dell’appartamento appena sente aprire proprio quel cassetto e maneggiare quella busta. Il fisiologo russo Pavlov dimostrò nel lontano 1903 come stimoli non direttamente associati al cibo (odore, sapore) possano provocare comportamenti specifici se regolarmente associati al cibo stesso. Quello che ha stupito mia moglie è che negli ultimi tempi il gatto, dopo aver divorato il bastoncino, va addirittura verso la cuccia e non si avvicina nemmeno alla porta a vetri, mentre prima si precipitava verso la porta dell’ingresso miagolando fino a quando non ci vedeva scomparire alla sua vista.

Quindi, non solo ha imparato che certi segnali precedono la gratificazione del cibo, ma ha anche appreso una catena di eventi successivi che per lui non sono necessariamente gratificanti (la cuccia della cucina non è la sua preferita quando siamo in casa), ma che si manifestano sempre, o con elevata probabilità, in quella successione. Questo comportamento ha indotto mia moglie a rispolverare la vecchia diatriba che riemerge costantemente sull’intelligenza degli animali. Non è questo un comportamento intelligente? Non ha forse “capito” quello che sta per succedere?

No, non ha capito, ha imparato, è un comportamento appreso. Questa non è intelligenza ma apprendimento. Non è poco, anzi è molto, ma se consideriamo questa una manifestazione di intelligenza non sappiamo che cos’è l’intelligenza e quali sono gli elementi che la definiscono e la differenziano dell’apprendimento. Conoscere questa differenza non è importante per dare ragione o torto a chi sostiene che gli animali domestici “capiscono tutto”, ma è molto importante per un insegnante che potrebbe identificare i successi dell’apprendimento, o i disturbi dell’apprendimento, con le manifestazioni di intelligenza o con i deficit intellettivi.

L’apprendimento

L’apprendimento è facile da definire e da osservare (non da spiegare), mentre non è altrettanto semplice definire o osservare l’intelligenza. Molti adulti scambiano alcune attività dei bambini come manifestazioni di intelligenza mentre sono comportamenti appresi (come per esempio l’uso del tablet o la capacità di ripetere delle sequenze numeriche), e non riescono a riconoscere attività intelligenti perché magari sono un risultato inatteso o nuovo.

L’intelligenza

L’intelligenza comprende vari aspetti come quello di saper esportare comportamenti appresi in situazioni diverse da quelle in cui sono stati appresi, oppure associare elementi che non sono identici, oppure creare associazioni nuove, oppure sviluppare concetti partendo da procedure apprese (come il concetto di moltiplicazione che si sviluppa dopo aver imparato le tabelline).

Intelligenza e apprendimento non vanno confusi

Recentemente, a una tavolata di amici e parenti sono stato colpito da una bambina di due anni che aveva afferrato una coscia di pollo e rivolgendosi alla madre ha esclamato soddisfatta: “gelato!”. Gli adulti si sono messi a ridere, ma in realtà questa era una nuova associazione che veniva elaborata a partire dalla somiglianza nel modo di assumere il cibo. Un bambino un po’ più grande avrebbe detto: “è come mangiare un gelato”. Ecco una manifestazione di intelligenza, ma basta osservare i bambini della scuola dell’infanzia per ritrovarne continuamente.

Alla scuola primaria, soprattutto nei primi anni, invece si osserva bene l’apprendimento, perché devono essere imparate le procedure per scrivere, per leggere e per contare. Il successo in queste attività non è necessariamente una manifestazione di intelligenza, ma è certamente la dimostrazione di buone capacità di apprendimento.

Coerentemente, possiamo dire che chi non impara a leggere, scrivere o contare nei tempi considerati canonici dalla scuola, non è necessariamente poco intelligente, ma ha certamente disturbi di apprendimento. È dunque sbagliato dire che “non capisce niente” o che “non ci arriva” perché in questo modo si mostra di confondere intelligenza e apprendimento e mentre nel dibattito da spiaggia su cani e gatti queste confusioni non hanno alcun rilievo, nei bambini che cominciano la scuola possono avere effetti devastanti.

 

PS. Il tema degli animali mi dà l’occasione di ricordare il mio professore di Psicologia animale e comparata, Prof. Zanforlin, che nel lontano 1975 mi fece appassionare con le sue lezioni e che proprio in questo mese ci ha lasciati.
 

Commenti

Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
Entra in Giunti Scuola