Autismo: storie sociali ai tempi del coronavirus

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Autismo: storie sociali ai tempi del coronavirus

Come aiutare i bambini con autismo a comprendere e accettare che tutti devono stare a casa? Di Francesca Ottonelli*
storie sociali coronavirus

Come probabilmente molti genitori e insegnanti già sanno, le Storie Sociali sono uno strumento molto utile e importante (scritto secondo specifici criteri) per far capire alle persone con Autismo come sostituire ad alcuni comportamenti disfunzionali altri funzionali e utili, oppure per spiegare loro concetti, argomenti, situazioni, abilità e problemi personali o comuni, in modo chiaro, specifico e dettagliato: l’obiettivo è quello di fornire loro maggiori possibilità di capire.

In questo periodo particolare più che mai, la Storia Sociale si è rivelata uno strumento fondamentale per far capire ai bambini che seguo e ai miei ragazzi, cosa stesse succedendo.
Per loro non è sempre immediato comprendere che tutti devono stare a casa, capirne il perché e soprattutto riuscire ad accettarlo.

Accettare che la loro routine di punto in bianco sia stata distrutta, gli siano state portate via le loro figure di riferimento, i loro tempi precisi e scanditi, i loro ambienti in cui magari hanno impiegato mesi di sforzi per riuscire ad adattarsi, a stare bene e ad essere sereni.

Ricordo con tenerezza la confusione di un bambino che, arrivato in studio da me, piangendo mi ha detto: “Sono triste. Nessuno mi vuole più vedere perché sono sempre monello. Devo stare chiuso in casa perché sono cattivo, nessuno mi vuole più”, con stereotipie verbali e motorie aumentate ai massimi livelli, così come l’iperattività e le crisi comportamentali.

 

Un piccolo, intenso ricordo


Vi riporto questo piccolo ma intenso ricordo perché, la prima cosa che ho fatto con questo bimbo, è stata creargli una storia sociale cucita su misura per lui, dove gli ho spiegato che tutti i bambini del mondo dovevano stare a casa, non solo lui, che la scuola è chiusa per tutti, che c’è un motivo comune, in apparenza piccolo e dispettoso chiamato coronavirus, ma che in realtà è molto veloce e saltella in tutti i posti con molta gente, diffondendosi rapidamente. Gli ho spiegato di stare tranquillo, che i medici erano al lavoro per acciuffarlo, così saremo tornati tutti a scuola, a fare i nostri sport, a uscire.

E soprattutto gli ho sottolineato che anche a casa una nuova routine è possibile, giochi da fare ce ne sono tanti!
Il sorriso con cui ha illuminato la stanza la seduta successiva è stato la conferma, accompagnata da queste parole “Franci tutti i bambini del mondo sono a casa, non solo xxx! Non sono monello, è colpa di quel dispettosino!”

Sperando di fare cosa utile anche per voi e di arrivare a più genitori possibili, dopo questo dolce ricordo, allego varie tipologie di storie sociali create da me o da colleghi che, visto il grave periodo in cui ci troviamo, hanno condiviso il materiale prodotto.

 

A voi la scelta!


1. Tuo figlio/a comunica con le Pecs?

Vai su: Storia Sociale PECS
(Tratto da un articolo scritto dallo Psicoterapeuta Alberto Pellai per spiegare il coronavirus ai bambini e pubblicato sul “Corriere della Sera” il 23.02.2020”)
- oppure su
Storia Sociale PECS semplice e personalizzabile (Creata da Area Autismo MOMO cooperativa sociale e resa disponibile)

 

2. Tuo figlio/a comunica con testi accompagnati da poche immagini?

Vai su: Storia testo-immagine
(Tratto da un articolo scritto da Chiara Severgnini in cui viene anticipato il libro illustrato “Laila e il coronavirus” edito da Scienza Express, reperibile online e pubblicato sul “Corriere della sera” il 05.03.2020)

 

3. Vuoi personalizzare una storia sociale?
Ecco un file in cui inserire immagini personali! Vai su: Storia Sociale personalizzabile
(Dott.ssa Francesca Ottonelli)

 

4. Vuoi fare vedere a tuo figlio un video?

Vai su: Video Storie Sociali San Camillo
(Link che vi farà accedere al portale del Presidio Sanitario San Camillo di Torino, alla pagina “Storie sociali sull’autismo”)

 

*Centro Philos, Accademia Pedagogica di Genova e Centro Leonardo (Genova)

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