“Si ringrazia per la tensione”: quando il refuso diventa atto creativo

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“Si ringrazia per la tensione”: quando il refuso diventa atto creativo

Se le “forze armate” fossero “forze amate” il mondo sarebbe migliore? Giocare con i refusi può essere una strada per aprire la mente? Di Claudia Casini
libro lettura sogno

 



Dal lavoro nel campo dell’editoria e da lettrice accanita, è da anni che spesso guardo ai refusi con un certo entusiasmo. Non mi riferisco a quando qualche lettera viene semplicemente dimenticata (per esempio, si trova scritto istuzione invece che istruzione), aggiunta (istrruzione), scambiata (istruziome) o invertita (itsruzione). Parlo di quando uno di questi errori trasforma una parola in un’altra. Ecco che allora il quadro cambia: che effetto vi fa il diritto all’ostruzione? E se vi dicessi che prima di parlare dovete infornarvi?

Gianni Rodari ha dedicato perfino una filastrocca ai refusi, che termina così: «[…] Il refuso in conclusione è il burlone del giornale e può far sorgere il sale mentre noi s’aspetta il sol» (la filastrocca si intitola “Il refuso” e si trova all’interno della raccolta Filastrocche per tutto l’anno).

 

Una vocale o una consonante possono davvero fare la differenza e può valere la pena, certe volte, farci caso e lasciarsi andare al divertente equivoco. Soprattutto con gli studenti, aiutarli addirittura a inventarsi refusi e, partendo da quelli, storie, può essere un meraviglioso esercizio creativo che stimola il pensiero divergente, necessario per l’arte del vivere. Non solo, può rendere più avvincente la pratica della scrittura e più consapevole l’utilizzo del lessico. Soprattutto, la valorizzazione del refuso sottende un messaggio preciso: aiuta a guardare agli errori non come ostacoli invalidanti ma come possibilità di apprendimento. Che aspettiamo allora a sbizzarrirci?

Cordiali salumi!

 

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