“Dai diamanti non nasce niente”: l’arte che trasforma le tragedie in favole

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“Dai diamanti non nasce niente”: l’arte che trasforma le tragedie in favole

Peter Pan, Fabrizio de André, “Zia Caterina” Bellandi di Firenze: quanto è profondo il rapporto tra creatività e sofferenza? Di Claudia Casini
Peter Pan Claudia Casini

Il famosissimo Peter Pan è stato creato da James Matthew Barrie, uno scrittore scozzese vissuto tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Nonostante Peter Pan sia associato alla spensieratezza dell’infanzia, l’infanzia di questo scrittore è stata tutt’altro che spensierata. Quando James aveva sei anni, il suo fratello maggiore David morì in un incidente di pattinaggio sul ghiaccio, lasciando la madre profondamente traumatizzata e depressa. James, allora, per cercare di farla stare meglio, iniziò a “trasformarsi” nel fratello, indossando i suoi vestiti e, insieme a questi, la sua personalità. Insomma, una persona privata della propria infanzia ha inventato Peter Pan, il personaggio che è diventato l’emblema dell’infanzia. Non solo, tutti i diritti letterari di Peter Pan sono stati donati a un ospedale pediatrico.

La canzone di Marinella, La vita è bella, Non dirmi che hai paura…

 

Sono molte le favole, le poesie, le opere d’arte in generale, che nascono da spunti davvero tragici.

Solo per fare qualche esempio, Fabrizio De André ne La canzone di Marinella racconta in realtà la storia di una prostituta sedicenne gettata in un fiume. Lui stesso spiegava che «La storia di quella ragazza mi aveva talmente emozionato che ho cercato di reinventarle una vita e addolcirne la morte».

Ne La vita è bella, Roberto Benigni riesce a trasformare, agli occhi del suo bambino, l’orrore del campo di concentramento in un gioco, il cui premio finale è un carrarmato vero, lasciandoci attoniti ad assistere alla tragedia e alla favola nel medesimo momento.

Giuseppe Catozzella, nel suo libro Non dirmi che hai paura, racconta la storia di Samia, un’atleta di Mogadiscio morta nel tentativo di raggiungere l’Europa con un barcone. Il finale è stravolto dallo scrittore, che le tenderà la mano mentre sta affogando e la salverà per portarla alle Olimpiadi.

“Zia Caterina” Bellandi a Firenze

 

A Firenze “Zia Caterina” Bellandi, con il suo taxi “Milano25” ereditato dal marito, tragicamente scomparso, trasporta i bambini all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Ha un cappello e un mantello colorati, fa bolle di sapone, il suo taxi multicolor è pieno di peluche, fa sentire i suoi piccoli viaggiatori dei supereroi perché devono compiere imprese straordinarie per combattere le loro malattie. In un’intervista a Freeda (che si può ascoltare cliccando qui) ci fa capire perfettamente il senso della trasformazione creativa della sofferenza: «È eccessivo quello che io sono ma è eccessivo quello che hanno visto i miei occhi».

La fantasia è un terzo piede

 

Questi pochi esempi ci confermano che la creatività ha spesso lo straordinario potere di rendere più percorribile ciò che altrimenti sarebbe troppo doloroso e pietrificante. È quindi essenziale sbizzarrirsi fin dalla primissima infanzia con la propria immaginazione, proprio come è importante imparare a camminare: entrambe le cose servono a muoversi nel mondo e a stare in equilibrio.

La fantasia non solo permette di rendere più tollerabile il dolore, ma gli conferisce anche dignità. Strumento indispensabile, ci consente di stare in piedi spesso molto più che i piedi stessi.

 

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