Il dialogo sonoro con i piccoli

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Con le bambine e i bambini del nido oppure in famiglia: intervista a Maurizio Vitali. Di Cecilia Pizzorno. 

Sappiamo che i bambini piccolissimi “fanno musica”: la relazione che instaurano col mondo sonoro e musicale è oggetto di studi da parte di esperti in diversi settori. Maurizio Vitali è direttore del Centro Studi musicali e sociali "M. Di Benedetto". Docente di Musica nella scuola secondaria di primo grado, si occupa di progettazione, ricerca e formazione in ambito pedagogico musicale. Ha coordinato il progetto di ricerca Nido Sonoro e ha all'attivo collaborazioni con MIUR, INVALSI e INDIRE. Ho chiesto a Maurizio Vitali di approfondire la pratica educativa del dialogo sonoro.

Nel tuo percorso professionale l’attenzione si è rivolta dapprima allo studio e allo sviluppo delle condotte musicali dei piccoli e, negli ultimi anni, alla relazione sonora tra adulto e bambino. Ci puoi raccontare come è nata l’idea di proporre la pratica educativa del dialogo sonoro all’interno della relazione sonora tra bambino e adulto?

La ricerca Nido Sonoro che abbiamo realizzato a Lecco dal 2003 al 2007, con la direzione di François Delalande, dopo aver chiarito e approfondito lo sviluppo dei comportamenti esplorativi dei bambini quando entrano in contatto con un corpo sonoro, aveva lasciato aperte alcune domande, per esempio: quando, di fronte ad un’esplorazione, possiamo parlare di una vera e propria invenzione musicale infantile? Come accrescere e far evolvere gli elementi qualitativi dell’esplorazione in competenze espressive e comunicative sempre più definite? Come valorizzare la presenza adulta in questo processo educativo?
Ecco, direi che nel mio lavoro sul Dialogo Sonoro sono ripartito da questo domande, cercando di recuperare indicazioni che venivano sia dalla mia frequentazione della didattica del’improvvisazione musicale che dall’esperienza di formatore in ambito musicoterapeutico. Il contesto di ricercazione che l’Unione dei Comuni della Valdera mi ha offerto dal 2013 a oggi, a diretto contatto con numerosi servizi 0-3 del distretto di Pontedera, è risultato ottimale per sviluppare il progetto.

Cosa accade all’interno di un dialogo sonoro?

All’interno di un dialogo sonoro come quello che abbiamo proposto, orientato cioè dagli studi sull’intersoggettività, in particolare quelli di Stern sulle sintonizzazioni affettive madre-figlio, e da un approccio pedagogico che favorisce l’emergere del’identità dei bambini attraverso l’interazione riflessiva (pedagogia di promozione dall’interno), i bambini altro non fanno se non sviluppare il proprio progetto esplorativo, grazie all’intervento consapevole e competente di un adulto che diventa compartecipe della loro ricerca sonora. All’interno della speciale relazione che si stabilisce, grazie ad un’attenta azione di rispecchiamento e a successive piccole azioni di rilancio, l’adulto supporta il bambino nelle sue scoperte sonore, nelle loro rielaborazioni e nella costruzione di una primaria forma musicale.

Quali oggetti sonori e strumenti musicali privilegiare?

Più che indicare oggetti o strumenti e dopo aver affermato che alcuni oggetti possono avere un’anima sonora più ricca e stimolante di alcuni strumenti musicali (soprattutto di molti tra quelli messi sul mercato proprio per l’infanzia) preferisco indicare alcuni criteri generali. In primo luogo il dialogo funziona meglio se, inizialmente, ad essere condiviso è un unico strumento, in grado di accogliere il bambino e l’adulto insieme (un tamburo, un piatto, una chitarra…); attenzione però a scegliere uno strumento dal suono interessante e che offra sonorità particolari e curiose in risposta ai diversi gesti prodotti dai bambini. Poi la situazione ottimale di sviluppo è data dall’opportunità di sdoppiamento dell’oggetto con la possibilità di avere a disposizione due strumenti identici su cui continuare il dialogo, a questo punto la creatività di bambino e adulto faranno il resto.

Come può l’adulto offrire e sostenere questa pratica educativa in un contesto familiare?

Già per gli studi sulle condotte esplorative avevamo individuato come il contesto migliore per sviluppare queste attitudini dei bambini fosse quello famigliare, allo stesso modo possiamo dire per il dialogo sonoro. Per come l’abbiamo sviluppata si tratta infatti di una pratica che dovrebbe idealmente collocarsi nei tempi di gioco famigliari, un modo nuovo ed intrigante per stare bene insieme anche con i suoni e con la musica, al pari di quanto già accade con altri linguaggi, probabilmente meglio conosciuti o rispetto ai quali mamma e papà si sentono semplicemente più sicuri.

Per saperne di più

Le immagini sono tratte dai video di Musicheria, consultabili a questo link


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Leggi su Nidi d'infanzia tutti i post del blog Musica in gioco di Cecilia Pizzorno

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