Come dare i compiti: tempo e attenzione (per evitare le chat)

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Come dare i compiti: tempo e attenzione (per evitare le chat)

Il caso delle chat di classe impone anche agli insegnanti una riflessione sulle modalità di comunicazione dei compiti e delle varie istruzioni dirette agli alunni. Ecco come cercare di evitare che i genitori intervengano… Di M. Concetta Messina. 

insegnante-alunni

Tra chat e lavagna: la riflessione degli addetti ai lavori

In veste di educatori non possiamo restare passivi spettatori di fronte alle “chat” di classe: il nostro ruolo ci impone sempre anche momenti di analisi, di ragionamento, di lettura e di valutazione delle cose che riguardano la scuola.
In questo caso inoltre il fenomeno ci chiama in causa per via diretta poiché nelle chat i genitori spesso vanno alla ricerca di chiarimenti sui compiti e sulle varie comunicazioni ed indicazioni che gli insegnanti ogni giorno danno agli alunni.

 La parte degli educatori

Ho sollevato la questione in collegio dei docenti e ho aperto la discussione sulle modalità di assegnazione dei compiti a casa. Che non è affatto questione scontata e che non ci esime del tutto dalla responsabilità di ciò che succede fuori da scuola.
Se proprio dobbiamo dare i compiti (e qui si apre tutta un’altra serie di considerazioni che mi riservo per un’altra occasione), essi devono riferirsi a concetti e a conoscenze con cui si è già familiarizzato a sufficienza in aula, devono non essere gravosi ed eccessivi e non devono mai cogliere gli alunni impreparati rispetto alle richieste.
Posto questo assunto, gli insegnanti non possono relegare agli ultimi cinque minuti di lezione l’assegnazione dei compiti. Spesso ho visto scrivere alla lavagna frettolosamente e con pessima grafia le consegne delle esercitazioni, in alternativa dettate altrettanto rapidamente, senza alcuna preoccupazione di verifica né che tutti avessero capito né che avessero almeno copiato.

Allarghiamo la prospettiva

È molto importante invece considerare l’assegnazione dei compiti un momento altamente formativo e allargare un po’ la prospettiva: l’obiettivo non è solo che i compiti si svolgano, ma che la loro consegna venga riportata chiaramente dagli alunni e che soprattutto le attività siano comprese da tutti. È necessario perciò dedicare più tempo a questo atto. Scrivere in chiaro le indicazioni alla lavagna con una bella grafia, andare a capo quando cambia l’istruzione, verificare che tutti abbiano riscritto, spiegare ogni fase del lavoro, mostrare le pagine dei libri da cui sono tratte le attività, quindi non tralasciare mai di accertarsi che gli alunni abbiano capito attraverso domande e inviti a riesporre quanto detto.

Qualche insegnante ha obiettato che anche in questo modo più accorto ed attento, il fenomeno delle chat non si sarebbe arginato. Ma non ci si può arrendere così facilmente. Anche ai genitori va manifestato il proposito di essere chiari e va argomentato che è fondamentale che siano gli alunni a capire in classe il da farsi, al fine di promuoverne autonomia e senso di responsabilità. Va stretto con le famiglie un patto: quello di un uso parco delle chat, possibilmente limitato agli auguri di compleanno.

Non grandi cose ma piccole azioni

Nella compilazione del Rapporto di Autovalutazione del nostro Istituto (il cosidetto Rav per gli addetti ai lavori) abbiamo voluto inserire come priorità di miglioramento “favorire l’autonomia degli studenti” ma ci siamo chiariti che era necessario svuotare la sfida di retorica e cominciare a riempirla con una semplice concretezza.
L’impegno, da parte di tutti gli insegnanti, a prestare maggiore attenzione durante l’assegnazione delle attività agli alunni e a considerare questa circostanza didattica di uguale, se non di maggiore, valenza educativa di tutte le altri. 

 

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