Ma che macchie!

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Figure da guardare e da realizzare ammirando macchie, nubi, intonaci scrostati e muffe. Un laboratorio e un progetto per bambini fantasiosi di tutte le età! 

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Muffe di pregio

Oggi vi voglio parlare di un progetto a cui sto lavorando da un po’ di tempo: un libro creativo dal titolo Ma che macchie!
Il punto di partenza di questo progetto è la PAREIDOLIA, che non è una malattia scoperta di recente, ma quel fenomeno per cui in macchie, nubi, intonaci scrostati, muffe e così via, si finisce con il vedere delle figure sensate. Si tratta di un processo creativo spontaneo che ciascuno di noi ha più volte sperimentato fin dall’infanzia con divertimento, e che sta alla base anche dei famosi quanto discutibili test ideati da Rorschach.
Secondo me questo fenomeno, che ha a che fare anche con altri giochi combinativi, come quelli di posizionare forme e ritagli facendoci suggerire del caso le figure che si creano, o di scarabocchiare per poi vedervi dentro una forma o un personaggio, ha un ruolo importante nello sviluppo della creatività del bambino e del suo “saper vedere”.
Nel caso in cui la macchia, lo scarabocchio o il posizionamento dei ritagli non sia preesistente, ma parte del processo creativo e del gioco, siamo di fronte a un’esperienza del tutto simile quel “pensare facendo” o “pensare con le mani” che ciascun artigiano o creativo conosce nel rapportarsi con la materia e la realtà.

Le macchie raccontano...

Alla base dei miei laboratori c’è sempre l’idea del “bambino narratore” e dell’importanza che ha, partendo dalle figure o dagli oggetti realizzati, imparare a narrare e a narrarsi, dopo aver appreso l’arte di ascoltare. Per questo motivo anziché far fare ai bambini questa esperienza su singole tavole più o meno grandi, ho preferito in questo caso realizzare per ciascun bambino, con della carta Magnani molto bella e assorbente, un piccolo libro con la classica soluzione a fisarmonica o a soffietto.

Questo libro di facilissima realizzazione ha due vantaggi: senz’altro può essere sfogliato e dare così il senso del procedere della narrazione, ma si può vedere anche “aperto”, rivelando un’unica immagine e, nel caso si usino entrambe le parti, due immagini lunghe e strette in senso orizzontale o verticale.

Sperimentiamo?

Gran parte del divertimento e della sperimentazione sta proprio nella realizzazione delle macchie con i metodi e le carte più svariate.
Vanno benissimo i colori a tempera, più o meno diluiti a seconda di quanto si voglia rendere liquido o coprente il colore. Si possono far cadere dal pennello delle gocce, farle colare o dirigerle soffiandoci sopra con una cannuccia, si posso tamponare con un foglio pulito, si può piegare la pagina su una macchia d’inchiostro in modo da avere un’immagine simmetrica divisa in due dal centro delle pagine contigue. Si può prima bagnare con una pennellessa la carta per assistere all’espandersi casuale e meraviglioso delle macchie simili a galassie o a morbide palline vaporose. Si preparano colori e pennelli separati, facendo ben attenzione di non mescolarli.

Poi si guida il bambino cercando di fargli dipingere solo macchie, piccole, grandi, di colori e forme diverse, vicine, lontane, a catena, soffiate. Un’attività di puro divertimento, sulla quale possono esercitarsi le preferenze compositive, cromatiche, ma senza preoccuparsi in questa fase di che cosa diventeranno. Una volta finito, si può asciugare con un asciugacapelli per non aspettare troppo e, se la carta è abbastanza spessa procedere sull’altro lato. Un’indicazione facilitante può essere quella di ripetere in ogni pagina una macchia e solo quella di un determinato colore come se fosse il protagonista della nostra storia che attraversa la narrazione. Potrà poi diventare un’astronave vicina o lontana a seconda della grandezza, un uccellino saltellante, un bambino, e tante altre cose.

Una volta che tutto è ben asciutto, con un pennarello nero o blu si chiede al bambino di completare le macchie e il disegno in base a ciò che ci vede: una macchia tonda a cui vengano aggiunte orecchie e connotati sarà un volto, a una macchia che ricorda un fiore aggiungeremo stelo e pistillo, nelle macchie più contorte potremo vedere città, animali, mostri fantastici e strane creature anche non realistiche.
Una volta finito si sfoglierà il libro chiedendo al bambino semplicemente di raccontarci la storia che lui inventerà sul momento. Tanto più belle e capaci di evocare narrazioni possibili saranno le nostre domande, tanto più lo favoriremo pazientemente e in maniera divertita nel suo farsi narratore. Cosa succede? Come si chiama? Da dove viene? Dove va? Ha nemici o amici? E così via. Inutile dire che non ha senso correggerlo e ancor meno mortificarlo mostrandosi insoddisfatti. Dimentichiamoci atteggiamenti valutativi. L’importante non è la bellezza del libro o della storia ai nostri occhi, ma il processo che ha vissuto il bambino sentendosi all’altezza del gioco e divertendosi.

Applausi!

Al termine di ogni narrazione è fondamentale la fase della “restituzione”. Ciascun bambino o gruppo mostra il lavoro agli altri, racconta, spiega e ricevere l’applauso dei compagni. Naturalmente anche i bambini e il pubblico possono fare le loro domande narrative, e occorre lasciar esprimere l’entusiasmo e il divertimento per il lavoro del bambino che sta esponendo. La prossima volta il bambino sarà ancora più coinvolto e pronto a partecipare e fare del proprio meglio divertendosi, senza ansie di prestazione, perché è stato incoraggiato e premiato.
 

Per saperne di più

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