Ti racconto la Città della Scienza di Napoli

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Ti racconto la Città della Scienza di Napoli

Pietro Greco, responsabile del Centro Studi Città della Scienza di Napoli, parla con Vichi De Marchi dei progetti rivolti quest'anno alle scuole. Tra i temi in evidenza c'è il cibo: espressione di un popolo e di una cultura ma anche ponte tra culture e individui diversi.

Città della scienza_Nello stesso Piatto

Immagine tratta dalla pagina Facebook di Città della Scienza. Le altre immagini a corredo del testo vengono dal sito

Tra i molti progetti per scuole e studenti di cui è ricco il programma della Città della scienza di Napoli, uno, "Nello stesso piatto", è dedicato al cibo come espressione di un popolo e di una cultura ma anche ponte tra culture e individui diversi, elemento di integrazione e scambio. 

Parliamo di questo nuovo progetto, alla cui realizzazione partecipa anche l’agenzia delle Nazioni Unite, Programma Alimentare Mondiale (WFP), con Pietro Greco, giornalista, divulgatore scientifico, responsabile del Centro Studi Città della Scienza.

Un progetto all’insegna del cibo. Come nasce questa idea?

L’idea nasce dalla natura stessa di Città della Scienza la cui vocazione è essere ponte tra ricerca scientifica, divulgazione e società. La presenza di persone di diverse origini sul nostro territorio è una questione di grande importanza sociale che, come vediamo quotidianamente, suscita anche molte reazioni di rigetto e comportamenti non degni della cultura plurisecolare della nostra civiltà. Con la nostra iniziativa vogliamo dare un piccolo contributo a due problemi sostanziali: considerare l’immigrazione non come un problema emergenziale ma strutturale che va governato; far sì che ci sia una vera integrazione nel rispetto delle diversità. Siamo partiti dall’idea della reciproca conoscenza che avviene sui banchi di scuola fin dai primi anni. Abbiamo voluto trasportare questi ragazzi in un luogo diverso dalla quotidianità scolastica per mangiare assieme le “cose dell’altro”.

A chi vi rivolgete? Esclusivamente agli studenti?

Ci rivolgiamo innanzitutto alla scuola come istituzione ma anche al territorio. E alle famiglie. L’aspetto interessante di questo progetto è che vengono le mamme a cucinare, persone che di solito non frequentano la scuola. E poi ci sono ovviamente gli insegnanti con cui collaboriamo.

In che modo questo progetto si integra con altri già attivi o in fase di progettazione a Città della Scienza?

A fine anno si apre Corporea, un museo di nuova generazione dedicato al corpo umano ma anche alla scienza dell’alimentazione intesa in senso anche sociale ed economico. Si tratta di un’iniziativa che vuole dare il suo contributo al grande tema di come sfamare un mondo che a fine secolo conterà circa 10 miliardi di abitanti. Sono convinto che c’è abbastanza cibo per tutti ma esiste un problema di mal distribuzione. Né vanno sottovalutati la crescita demografica e gli eventi climatici che potrebbero mettere in crisi l’attuale sistema alimentare. Abbiamo bisogno del contributo della scienza e di una scienza con un forte legame con le comunità locali dei contadini.

  

Va anche detto che Città della Scienza, con Gianfranco Nappi, responsabile dei progetti strategici dell’ente, è un attore importante di tante iniziative sul territorio sul tema dell’educazione alimentare e della dieta Mediterranea, con importanti collaborazioni con le università, in particolare con il CNR di Napoli. Siamo parte di una rete che mette in comunicazione scuole, operatori del settore alimentare e centri di ricerca.

A quale fascia di età in particolare si rivolge Città della Scienza?

Città della Scienza si rivolge ai ragazzi di tutte le età, dalle scuole primarie alle superiori. Vi è l’offerta stabile della Officina dei Piccoli, ricostruita dopo l’incendio che aveva distrutto una gran parte della Città della Scienza. D’estate si organizzano i campi estivi per la fascia di età 5-12 anni. Ogni anno, a ottobre, si svolge una tre giorni di iniziative dedicate alla scuola e all’innovazione didattica a cui partecipano migliaia di insegnanti. Nella scorsa edizione erano oltre 10.000.

Un consiglio agli insegnanti delle scuole primarie che volessero portare in visita i propri studenti: come prepararsi?

Entrare in contatto con l’Officina dei Piccoli, aver voglia di divertirsi e di stimolare i ragazzi a esprimere la loro naturale curiosità… e poi un consiglio logistico.: pianificare bene il viaggio.

[Vichi De Marchi]

Per saperne di più

Vichi De Marchi: 22 Agosto 2016 Articoli

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