Lo spettacolo di fine anno: non chiamatelo “recita”

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Lo spettacolo di fine anno: non chiamatelo “recita”

Qualche consiglio per mettere in scena a scuola un evento davanti a un pubblico: l'abbigliamento, le prove, i riti... Di Giovanni Micoli

teatro a scuola Giovanni Micoli

È maggio, l’anno scolastico sta per concludersi ed è tempo anche di spettacoli di fine anno; questi sono talmente multiformi e di contenuto così svariato che è difficilissimo dare suggerimenti che vadano bene per tutti, ma ci proverò.

Perché non è una “recita”

La prima regola che mi sento di suggerire è di non chiamarla “recita”; la recita profuma di scolasticità, di bambini con le mani dietro la schiena che dondolano nel parlare o nel cantare insomma è un po’ come chiamare pianola un pianoforte digitale. Non per niente in origine etimologica la parola “recitare” voleva dire fare l’appello… dei testimoni in un tribunale. Molto meglio quindi usare la parola “spettacolo” che vuol dire tutto ciò che attrae il nostro sguardo, la nostra vista, la nostra attenzione. La difficoltà iniziale a stare in scena viene meno con l’acquisizione dell’esperienza e con la relativa presa di coscienza che in scena non si muore. Di conseguenza, se un bambino sa di aver fatto uno o più spettacoli nella vita, conterà il suo monte ore con maggior consapevolezza e orgoglio di quanto farà pensando alle sue recite scolastiche.

L'abbigliamento

Se non ci sono costumi da mettere, buona regola sarebbe, per quanto possibile, togliere il grembiule (se c'è) e far vestire i ragazzi più o meno nello stesso modo, l’impatto visivo ne guadagna. Possono tutti mettersi jeans e una maglietta bianca, oppure jeans e ognuno una maglietta colorata a tinta unita. Possibilmente via le grandi scritte, via gli indumenti “ginnasticosi” come tute, felpe ecc.

Imparare a stare in scena

Gli attori, quando sono in scena, anche se non fanno niente sono “a vista” quindi i bambini devono imparare quando fanno da mera cornice, perché magari ancora non è il loro turno, di stare in piedi o seduti il più immobili possibile. È un’attitudine importante questa perché aiuta a capire che lo spettacolo lo fa anche chi sta fermo o non fa niente, lo spettacolo è solidarietà fra attori e non distogliere l’attenzione dall’attore in scena è una parte importante della recitazione.
Aiutate i bambini ad acquisire maggiore consapevolezza scenica quindi i piedi non devono essere imbarcati nel momento della recitazione, le dita delle mani non devono attendere a vani movimenti sui propri vestiti; non vietate direttamente queste attitudini quanto piuttosto fatele notare ogni volta che appaiono, nel momento in cui ce ne rendiamo conto infatti smettiamo di farlo.

 

Le prove generali

Fate le prove generali che sono in tutto e per tutto un vero e proprio spettacolo. Se potete non interrompetevi solo così insegnerete ai ragazzi che non ci si ferma mai durante uno spettacolo indipendentemente da quello che succede; ricordate che gli errori vengono notati più dall’attore in scena che dal pubblico!
Fate le prove degli applausi finali, è importantissimo! Tutti i bambini a semicerchio in scena davanti al pubblico mano nella mano e per tre volte alzano le mani e poi s’inchinano. Provate più volte fino a quando appare un minimo di sincronia nel movimento collettivo.

Il rito 

E infine, se ritenete che la cosa possa essere fatta senza rischiare il licenziamento o l’insurrezione nel famigerato gruppo WhatsApp dei genitori, prima dello spettacolo urlate tutti insieme, con la mano di tutti i bambini messa al centro di un cerchio, “m*rda, m*rda, m*rda!”, spiegandone il significato: quando infatti si andava a teatro con le carrozze, i cavalli sostavano davanti ad esso, tanti cavalli fermi facevano tanta… cacca e quindi da quel tempo si suol augurare "tanta m*rda”, cioè tanti cavalli, ovvero tanto pubblico a vedere uno spettacolo!

Buon divertimento!

Leggi anche: Teatro a scuola: la cassetta degli attrezzi

Nella foto: Giovanni Micoli durante i suoi laboratori teatrali per le scuole

6 Maggio 2019 Articoli

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