Strategie per una didattica inclusiva

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Come fare didattica inclusiva con i BES? David Mitchell propone 24 strategie efficaci.

Didattica inclusiva dal sito dell'Istituto di Rozzano

David Mitchell, da anni impegnato nello sforzo di elaborare sintesi di evidenze nell’ambito dell’inclusione, è autore di un volume uscito nel 2008 e non ancora tradotto in italiano, What Really Works in Special and Inclusive Education.

Il testo, frutto dello studio di più di duemila articoli di ricerca, intende offrire a insegnanti, specialisti e genitori riferimenti chiari e sintetici circa le strategie di insegnamento di maggiore efficacia con bambini con bisogni educativi speciali – “ossia con tutti i bambini” (trad. libera, p. 7).

Strategie efficaci

Vale la pena dire subito cosa intende Mitchell per “strategia”: adotta infatti la parola nella sua accezione più ampia, comprendente sia l’insegnamento collaborativo, sia la qualità dell’ambiente interno alla scuola. L’autore definisce inoltre una strategia evidence based (espressione utilizzata spesso nella letteratura scientifica per delineare approcci metodologici scientificamente affidabili) come “una strategia di apprendimento chiaramente specificata che, in ricerche controllate, è risultata essere efficace nel determinare i risultati desiderati in una specifica popolazione di studenti” (p. 5).

Dal suo studio, Mitchell riconosce 24 strategie efficaci che riguardano solo interventi educativi (e non farmacologici) e che hanno a che fare con:

  1. il contesto di apprendimento (rientrano tra queste l’educazione inclusiva, l’insegnamento all’apprendimento cooperativo, il tutoraggio tra pari, l’insegnamento collaborativo, il coinvolgimento dei genitori, la cultura della scuola, la promozione di comportamenti positivi a livello di scuola, la qualità dell’ambiente interno, il clima della classe);
  2. le strategie cognitive (quali l’apprendimento autoregolato, le strategie e tecniche di memoria, il reciprocal teaching, la consapevolezza e l’elaborazione fonologica, la terapia cognitivo-comportamentale);
  3. le strategie comportamentali (come ad esempio gli approcci comportamentali, l’analisi funzionale del comportamento, l’istruzione diretta, l’insegnamento di abilità sociali).

A queste tre macrocategorie si aggiungono: (4) la valutazione formativa e il feedback, e la revisione e pratica; (5) le tecnologie assistive, la comunicazione aumentativa alternativa e l’opportunità di apprendere.

Aree di miglioramento

Per ciascuna delle 24 strategie Mitchell fornisce una definizione con riferimenti al quadro teorico e breve storia, guidelines o azioni volte alla messa in pratica, eventuali varianti ed esempi, evidenze scientifiche che illustrano i pro e i contro della sua applicazione con differenti categorie di studenti con Bisogni Educativi Speciali, possibili rischi, comprese la questione etica ed eventuali controindicazioni, una sintetica conclusione e suggerimenti per altre letture sull’argomento (per un approfondimento a proposito si suggerisce Antonio Calvani, Per un’istruzione evidence based. Analisi teorico-metodologica internazionale sulle didattiche efficaci e inclusive, Erickson, Trento, 2012).

In questa sede ci limitiamo a riportare la matrice di sintesi (si veda la figura qui sotto) che Mitchell stesso ha elaborato per illustrare le relazioni tra le 24 strategie presentate nel testo e 23 delle principali aree di miglioramento nei risultati desiderati (compresa la diminuzione dei comportamenti negativi).

Le colonne della matrice mostrano quali risultati è possibile ottenere dall’applicazione di una particolare strategia; le righe, invece, suggeriscono quali strategie applicare per ottenere un determinato risultato nell’apprendimento. Ad esempio: la terapia cognitivo-comportamentale risulta essere una buona strategia per ottenere un miglioramento nell’impegno sul compito e nell’autocontrollo e per diminuire comportamenti antisociali e ansia sociale; allo stesso tempo, per diminuire gli stati d’ansia, possiamo trarre beneficio anche dal coinvolgimento con i genitori.

 Matrice di sintesi delle 24 strategie efficaci di Mitchell (ripresa da Calvani, 2012, p. 49; versione originale in Mitchell, 2008, p. 10).

Per tutta la classe

Le 24 strategie, da impiegare in classe giorno per giorno, non hanno esiti positivi in termini di efficacia solo con i bambini con Bisogni Educativi Speciali, al contrario si rivelano valide anche con tutti gli altri studenti.

Tutto ciò avvalora ulteriormente l’efficacia di ciascuna strategia e mette in luce il fatto che molti dei bambini considerati con Bisogni Educativi Speciali di fatto non necessitino di una strategia di insegnamento speciale, e che piuttosto abbiano bisogno di un “buon insegnamento” (p. 8). Sono esclusi da ciò tutti i bambini che hanno disabilità sensoriali, intellettive, difficoltà nel linguaggio o disturbi come l’autismo poiché necessitano di specifiche strategie per una partecipazione normale alle esperienze didattiche.

Per saperne di più

Silvia Micheletta: 9 Novembre 2014 Articoli

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