"Internet in ogni aula". Ma dove sono i soldi?

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"Internet in ogni aula". Ma dove sono i soldi?

Il digitale nel documento "La buona scuola" proposto dal Governo. Ecco il parere di Antonio Fini, dirigente scolastico. 

Internet in ogni aula

La tecnologia o, meglio, il “digitale”, è molto presente nel Rapporto #labuonascuola.

Intanto, la scuola digitale è uno dei dodici punti chiave. Questo punto è dedicato soprattutto all’infrastruttura: è molto positivo che si ribadisca la priorità da dare alla connettività, lasciando in secondo piano acquisti di hardware destinato a diventare presto obsoleto.

L’obiettivo di avere “internet in ogni aula” è affermato in modo chiaro. Benissimo. Purtroppo però, come si temeva, non è esplicitato il piano finanziario. L’unico accenno (15M di euro in due anni per il wi-fi) è decisamente insufficiente! Si teme quindi di essere di fronte ad un ennesimo “annuncio”, forse più sensato e organizzato di altri, ma con scarse possibilità realizzative.

Ricorrono però anche più volte riferimenti ai dati aperti, con potenziamento dell’attuale Scuola in Chiaro (però non chiamiamola Scuola in Chiaro 2.0, un po’ banale!), e anche alla dematerializzazione (addirittura ogni tanto si parla di “smaterializzazione”!) e alla digitalizzazione dei servizi amministrativi.

Peccato che, per il momento, i processi di digitalizzazione abbiano mediamente portato un aggravio di lavoro alle segreterie. Ma, per questo, è prevista la possibilità della segnalazione delle 100 incombenze burocratiche più moleste. Bella idea, approfitteremo certamente di questa opportunità.

Infine, è sicuramente apprezzabile anche l’idea dell’introduzione dei linguaggi di programmazione (peccato l’indulgenza al termine del momento, il “coding”!), del pensiero algoritmico, per l’avvento dei “Digital Makers”. Resta solo l’incognita della formazione dei docenti.

Forse si pensa che il programmato “ricambio generazionale” sia sufficiente a introdurre nel mondo della scuola personale molto preparato su questi temi? Ebbene, se la speranza è questa: l’età media dei futuri docenti di ruolo provenienti dalle GAE non è certo bassissima, e pensare che costoro siano anche “nativamente” in grado di gestire attività di questo tipo è quantomeno velleitario.

Per saperne di più

Antonio Fini: 3 Settembre 2014 Articoli

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