Bambini a contatto con Bruno Munari

Entra in Giunti Scuola

Hai dimenticato i dati di accesso?

Non sei ancora registrato?

Entra anche tu a far parte della più grande community di insegnanti italiani sul web!

Perché dovrei registrarmi?

Array
(
    [cmg_userData] => Array
        (
            [localhost%%gs_prod] => Array
                (
                    [profile] => ANONYMOUS
                    [groups] => Array
                        (
                            [-2] => SanchoEverybody
                        )

                )

        )

    [cmg_channels] => Array
        (
            [PQ9HD5ME] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => cmg_processURL
                )

            [LKB9APPM] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

            [WJJZ8DIC] => Array
                (
                    [type] => method
                    [methodName] => sancho_Object_showUp
                )

        )

    [cmg_lang] => 
)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:20:boolean true
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:21:string '-3' (length=2)
/var/www/custom/src/gs/loginBar/index.html:22:int -3

Esperienze polisensoriali ed educazione al fare. La lezione di Bruno Munari, la mostra “Vietato non toccare!”. Intervista a Silvana Sperati, presidente dell’Associazione Bruno Munari.

L'accesso alle risorse di questa sezione è riservato ai seguenti profili

Entra Non sei ancora registrato? Fallo ora!
    Munari

    enlightenedAscolta l'intervista

    Silvana, lei come esperta del metodo Munari e come presidente dell’Associazione dedicata all’artista incontra da anni classi, sezioni, famiglie. Quanto conta l’esperienza sensoriale nella costruzione del benessere dei bambini a scuola e fuori dalla scuola?

    Grazie intanto di questa domanda, che mi sembra oggi molto opportuna. Si parla tanto di sensorialità, di esperienze tattili e polisensoriali. Per prima cosa, però, a mio modo di vedere dovremmo domandarci quanto queste pratiche siano veramente patrimonio della consuetudine didattica ed educativa sia nella scuola che fuori dalla scuola. Il rischio potrebbe essere che se ne parli molto, ma che si pratichi poco. Non dobbiamo dimenticare che il bambino apprende attraverso il fare. Non sono io a dirlo; lo dicono la grande lezione di Maria Montessori, le riflessioni di Jean Piaget e le considerazione dello stesso Munari che, unico tra gli artisti, affrontò l'apprendimento come un qualsiasi altro problema di design. Piaget diceva che una verità appresa a memoria, non sperimentata, non costruita, è “solo una mezza verità”. Bruno Munari, in molti suoi scritti, ripercorre quelle che furono le sue attività di bambino curioso: le infinite sperimentazioni in natura, ad esempio con i bambù che venivano osservati, sperimentati per poi costruire giochi sempre nuovi a partire dalla qualità del materiale. Munari successivamente, rammentando quelle esperienze si domandò se proprio a partire da quei giochi di bambini intuì il progetto dei famosi vasi di bambù che tanto stupirono i giapponesi (che non ci avevano mai pensato). Dunque la persona bambina, attraverso la sua azione sul reale, costruisce delle informazioni che man mano aggiusta e amplia. Molto spesso quando mi trovo a sperimentare insieme ai bambini utilizzo questo paragone: dicendo ai bambini che il vero e più importante computer è la loro testa, che raccoglie informazioni non un mouse bensì le mani che percepiscono la durezza etc. l'olfatto, la vista l'udito... Questo processo, descritto da Bruno Munari e indicato da Jean Piaget, dovrebbe diventare il fondamento della consuetudine dell’azione fatta e proposta ai bambini a scuola, a casa e nell'extra scuola. Insisto su questo punto perché quando alcune indicazioni hanno successo, spesso hanno il cattivo destino di diventare slogan: frasi ad effetto che rischiano di essere date per scontate o peggio millantate. Difficilmente diventano sistema educativo consolidato. Il rischio che vedo oggi, in tanti discorsi sulla sensorialità e sulla polisensorialità, è che questi concetti si traducano in meri slogan, facili prede di operazioni commerciali che poco hanno a che vedere con la pedagogia e la didattica. Perché è facile attribuire un nome che rimanda al “polisensoriale” (quindi a qualcosa che fa moda e tendenza) a un tavolo, o a un libro, a una proposta di laboratorio e venderlo come tale quando in realtà è solo un'esperienza di facciata. La cura della polisensorialità deve prevedere l'utilizzo simultaneo di tutti i ricettori sensoriali. E dovrebbe essere, a mio avviso, un’attenzione continua che inizia con il bambino piccolo e prosegue per tutta la vita. Insomma, educare ad un qui ed ora realmente totale, che consenta all'individuo di essere spettatore e attore di quel grande teatro che è il mondo. 

    Parliamo di una buona pratica promossa dall’Associazione Bruno Munari: la mostra interattiva “Vietato non toccare”.

    La mostra nasce nel 2008 a Milano in collaborazione con MUBA (Museo dei Bambini), in occasione del centenario della nascita di Bruno Munari. In quel momento sentivamo l’esigenza di allestire uno spazio esperienziale che mettesse in luce e organizzasse alcune opere ed alcuni suggerimenti proposti dall'artista quando si occupò dell’infanzia. Abbiamo pensato, nella fase di progettazione condivisa con MUBA, ad uno spazio diviso in quattro aree, corrispondenti alle modalità di apprendimento dei bambini. La prima area ricorda alcuni giochi ed elementi che ci vengono da un'osservazione attenta dell'artista: La scimmietta Zizì, ABC con fantasia, Disegniamo un albero, Da lontano è un'isola... L'area è costituita da varie scatole che si possono esplorare con l'obiettivo di accendere la curiosità dei bambini. Ci sono scatole in cui si possono infilare le mani, altre in cui si può vedere attraverso delle fessure differenti, altre ancora in cui è possibile comporre con dei magneti... Questo allestimento può educare e stimolare la curiosità.
    Poi è stato allestito uno spazio dedicato al gioco Più e meno (Compasso d'Oro per il Design, 1979). Questo gioco, progettato assieme al direttore scolastico Belgrano, invita il bambino a costruire proprie storie origianli attraverso l'azione o aggiungere delle carte trasparenti caratterizzate da differenti elementi visivi. Quindi ogni bambino costruisce una sua storia in autonomia o in collaborazione con un gruppo di amici, in una dimensione di qui ed ora. Viviamo in periodo in cui molto spesso sono gli adulti a costruire le storie per il bambino oppure il bambino è falsamente libero di costruire una storia (magari con una strumentazione elettronica già precostituita. Nel caso di questa proposta, invece, il bambino è assolutamente attivo, è lui che, attraverso un'azione semplicissima, costruisce la storia visivamente, la racconta, trasformandola continuamente. In "Vietato non toccare" c'è anche uno spazio godibilissimo, caratterizzato da tane, pareti sensoriali, percorsi dove tutte le qualità – il morbido, il ruvido, il freddo, il caldo, il liscio, il ruvido – sono espresse alla massima qualità, per esempio il morbido è espresso dal cachemire. Il percorso mostra si conclude in uno spazio dedicato alla progettazione personale attraverso dei tavoli dove il bambino, attraverso la tecnica del frottage, con un gioco molto semplice costruisce un libro scoprendo quali segni può ottenere variando le dimensione del pastello a cera, impugnandolo diversamente, ruotando il foglio...

    Avete ospitato anche delle scuole? E che cosa avete imparato, come associazione, da bambini e insegnanti?

    Abbiamo ospitato moltissime scolaresche. Bambini e insegnanti ci hanno lasciato un messaggio fondamentale. Abbiamo scoperto, per esempio, che l’infanzia, ma anche la scuola primaria, sta cambiando a grande velocità. Forse l’infanzia ha bisogno di un ascolto e di uno sguardo ancora più attento, consapevoli che non possiamo occuparci d’infanzia se non siamo degli ottimi osservatori, capaci di leggere anche i bisogni inespressi. La pratica del fare, oggi, dobbiamo avere il coraggio di dire che forse attraversa un momento di crisi. A volte è sostituita da un'eccessiva "sperimentazione", che avviene attraverso un’interfaccia elettronica e non attraverso un pezzo di legno o del fango da plasmare. A mio avviso la nuova e interessantissima frontiera che le tecnologie propongono non sostituisce l’esigenza di un’esperienza concreta fatta di silenzio, prove, pause, sbagli, conquiste e possibilità di riorientare il proprio lavoro a fronte delle informazioni che via via si acquisiscono. Forse si potrebbe riformulare il proprio approccio trovando una modalità più utile per integrare "fare" e "pensare", "azione e rappresentazione".

    Oggi, in effetti, mi sembra ci sia, da parte di bambini, genitori, insegnanti, la richiesta (e il bisogno) di inserire sia le nuove tecnologie, sia l’educazione della mano (la “maestria”) dentro canovacci di buona pratica educativa e scolastica. Sono competenze che debbono interfacciarsi. Per questo è necessaria una nuova piazza, un luogo di riflessione e scambio in cui le persone si possano interrogare su simili aspetti. Anche per questo, all’interno della mostra, l’Associazione Bruno Munari ha introdotto dei momenti di conversazione e formazione dedicati agli insegnanti non solo milanesi (provenienti anche dal Piemonte, da Roma, da Varese...). Ma in questa nuova edizione della mostra, oltre agli incontri di info-formazione dedicati agli adulti, che hanno riscontrato un grande successo, abbiamo aggiunto una novità: uno spazio di laboratorio Metodo Bruno Munari dove possono essere accolte tutte le scolaresche, di ogni ordine e grado, per sperimentare i famosi laboratori metodo Bruno Munari. La mostra diventa uno spazio culturale a tutto tondo, per interagire con la città riproponendo il progetto di Munari che già negli anni Settanta chiamato dalla Pinacoteca di Brera per trovare una risposta al bisogno di rendere il museo un luogo promotore di cultura, progettò i suoi laboratori come risposta a tale bisogno. "Vietato non toccare" è dunque oggi un luogo  dove bambini, genitori, insegnanti esprimono insieme il bisogno di fare e formarsi, per costruire un fare e un tempo comune che sia curioso, attivo, attento, in crescita. 

    Per saperne di più

     

     

    Le immagini della formazione durante la mostra "Vietato non toccare!" sono di Elena Valdrè. L'intervista è a cura di E. Frontaloni.

    Silvana Sperati: 19 Maggio 2016 Articoli

    Condividi:

    Commenti

    Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti.
    Entra in Giunti Scuola