Formazione iniziale docenti: uno sguardo oltremanica

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Formazione iniziale docenti: uno sguardo oltremanica

Mentre il Governo modifica profondamente la formazione iniziale dei docenti delle scuole secondarie, un recente libro di Francesco Magni sul sistema inglese ci permette di fare qualche riflessione a distanza di sicurezza dalla cronaca. Di Emanuele Contu (Dirigente Tecnico, USR Lombardia)

insegnante inghilterra

Formazione iniziale e reclutamento dei docenti sono, da tempo, argomenti caldissimi nel nostro Paese: pochi ministri nell’ultimo quarto di secolo hanno resistito alla tentazione di modificare le forme di accesso all’insegnamento. Tutti si sono scontrati con i nodi creati da un sistema burocratico reso ancor più ingarbugliato dallo stratificarsi di norme (ed eccezioni). Il volume di Francesco Magni, La sfida del “caso” Inghilterra. Formazione iniziale e reclutamento dei docenti (Studium), stimola a riflettere con un minimo di distacco dalle vicende presenti.

Tanti modelli e non uno solo

Tradendo un riflesso centralistico che mal si concilia con autonomia delle scuole e molteplicità dei casi umani, il legislatore italiano ha sempre cercato di imporre un percorso di abilitazione all’insegnamento uguale per tutti. Ogni nuovo modello di formazione dei docenti è stato introdotto cancellando il precedente: talvolta si è azzerato l’esistente prima di essere pronti ad attivare i nuovi percorsi, col risultato di non poter formare nuovi docenti per un certo periodo. In campo educativo, la tradizione liberale inglese ha prodotto un sistema d’istruzione che «si contraddistingue per l’alto tasso di autonomia, di pluralismo e di pluriformità dei percorsi formativi», come scrive Magni. Questa impostazione ha consentito lo sviluppo di diversi percorsi anche per la formazione dei docenti, permettendone la coesistenza in un dialogo costante tra modelli e impostazioni.

Tra accademia e bottega

In Inghilterra vi sono otto principali percorsi di formazione per insegnanti. Ci sono iter accademici di tipo sia consecutivo (PGCE, Postgraduate Certficate of Education), sia concorrente (BEd, Bachelor of Education); e percorsi che mettono al centro gli istituti scolastici e un approccio più pratico all’insegnamento, quali ad esempio School Direct o Teach First. Vi sono inoltre programmi mirati ai cosiddetti career changers, coloro che scelgono l’insegnamento dopo aver esercitato altre professioni.

La lezione inglese

Quali stimoli per l’Italia? Ne scegliamo tre, come ipotesi di discussione. Primo: un sistema a più percorsi e con diversi attori potrebbe essere più rapido ad evolvere e rispondere meglio alle molteplici esigenze di territori e realtà non omogenei. Secondo: la coesistenza di modelli diversi potrebbe mettere al riparo dall’interventismo della politica e garantire maggiore continuità nelle policies, riducendo le incertezze per il sistema e per gli aspiranti docenti. Terzo: la varietà di forme e tempi potrebbe rendere il processo di accesso all’insegnamento più inclusivo e, allo stesso tempo, favorire un’arricchente differenziazione all’interno del corpo docente.

Per saperne di più

Francesco Magni (2018), La sfida del “caso” Inghilterra, Studium, Roma

 

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Emanuele Contu: 11 Gennaio 2019 Articoli

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