Festa di fine anno... a ritmo!

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Tempo di feste di fine anno. A San Lazzaro di Savena, i bambini hanno festeggiato, tra le altre cose, con un concerto di percussioni africane. Ne parliamo con Francesco "Cico" Rossi, che ha lavorato insieme a loro su questo progetto.

festa di fine anno a ritmo

Ciao Francesco, qui accanto vediamo uno scatto dai preparativi per la festa di fine anno della scuola di San Lazzaro di Savena... ci sono i tamburi che i bambini hanno poi utilizzato per un concerto di percussioni. Ci spieghi un po’ più nel dettaglio di che cosa si tratta?

La festa di fine anno è quella che abitualmente organizzano nella scuola. Quest'anno mi hanno chiesto di presentare un piccolo saggio del lavoro svolto con cinque classi, durante un laboratorio di musica africana su tamburo. Con questa scuola lavoro già da tre anni (due quinte, una quarta e due terze). Il laboratorio è partito da un mio interesse personale per la cultura e la musica africana, e dall'idea di tradurla, in qualche modo, per la scuola. Questa musica mi pare abbia tante caratteristiche interessanti e formative, in verità anche per gli adulti: nasce dal semplice e può arrivare a delle complessità molto elevate. Per suonare con gusto e bene, inoltre, occorre saper ascoltare sé e gli altri, avere memoria e raggiungere una concentrazione attiva. Insomma: suonare, e suonare questa musica, mi pare possa sollecitare un approccio diverso verso il mondo, più consapevole e più attento. I bambini si sono divertiti molto alla festa, e, debbo dire, io con loro...

Come sono costruiti i laboratori che tieni a scuola?

Vorrrei prima di tutto fare una brevissima introduzione: nella mia esperienza, ho avuto come insegnante di percussioni un bambino! Un tanto dolce quanto incredibilmente bravo bimbo di 11 anni che purtroppo due anni dopo è morto per una malattia curabile ma dai sintomi ambigui (e male interpretati quando il passo era stato già fatto). I bambini possono tutto, siamo noi che mettiamo loro dei limiti, semplicemente perché noi per primi non sappiamo come superarli o farli superare... Il bimbo si chiamava "petit" Mohamed Camarà, e qui sotto lo potete vedere suonare.

I laboratori che tengo a scuola sono dedicati sia all'infanzia che alla primaria. Il percorso che propongo, in entrambi i casi (ma adopero lo stesso metodo anche con gli adulti) , si potrebbe definire fono-sillabico, nel senso che passa prima attraverso la voce, cercando delle corrispondenze sonore con i suoni dei vari tamburi: di solito si parte da 3, 4 suoni o sillabe, e attraverso questi suoni si passa a costruire tutto quello che verrà fatto con i tamburi. Il percorso si struttura a seconda del livello delle classi e del tipo di risposta, arrivando a produrre ritmi più o meno difficili (la musica che propongo si dice “poliritmica” appunto perché incastra ritmi diversi per generare la melodia finale). Quindi a secondo della riposta delle classi vado ad adattare il lavoro su ritmi diversi, più o meno complessi. Il lavoro che chiedo a tutti è di organizzare il corpo attraverso la voce, “ascoltando” il proprio tamburo, che può essere un djembe, un dundun (o sang ban o kenkeni, i tre tamburi "portanti"), un krin. Ogni bambino ne ha uno; si formano delle sezioni, in genere 5, e più grandi sono i bambini, più ciascun gruppo fa cose diverse.

Ultimamente si è tornati a parlare con forza di educazione musicale: che tipo di proposta va fatta secondo te ai bambini, per ottenere una risposta partecipata?

Dal mio punto di vista bisogna riuscire ad instaurare un rapporto diretto, divertente e orientato con i bambini: insomma una forma di empatia costruttiva. Di solito sono molto esigente con loro. Cerco di fare in modo che tutti facciamo quello che chiedo, cercando di coinvolgere tutti, e superando insieme le distrazioni e le opposizioni che possono venire da singoli bambini o gruppi. Durante i percorsi spesso individuo delle difficoltà che sono poi le stesse che si trovano in classe. Il lavoro di laboratorio contribuisce spesso ad individuare le difficoltà e cercare di superarle anche grazie ad un altro spazio e un altro tempo rispetto a quello strettamente curriculare. Questo mi sembra un dato positivo.

Alle volte un bambino non si trova semplicemente bene con lo strumento che ha davanti, e basta cambiarlo per rinnovare la sua motivazione e attenzione. Tantissimo fa il gruppo, in che modo e con quanto piacere il bambino e i bambini sta e stanno nel gruppo: la musica funziona quando tutti suonano insieme, e dunque sono... “in armonia” sia nel piccolo gruppo dei tamburi affini, sia nel gruppo grande dell'orchestra. Questo mi sembra un insegnamento buono: se nasce una sana e costruttiva dinamica di gruppo, i bambini hanno più stimoli per lavorare bene insieme, anche in classe.

I laboratori che proponi possono essere utili anche da chi avvia progetti di taglio interculturale, di scoperta del sé e dell’altro?

Questo potrebbe dirlo meglio chi ha lavorato con me in laboratorio, forse. Però vedo un ventaglio molto ampio di possibilità di crescita in quel che faccio. Sicuramente il taglio è anche interculturale: perché qui si tratta di un'altra cultura che viene “tradotta” per la scuola e viene tradotta in un suo lato specifico, la musica. Le insegnanti possono poi aprire altri fronti, sia all'interno delle discipline e dei campi di esperienza, sia nel lavoro di ogni giorno con la classe e con i bambini, per lo sviluppo delle competenze. Un elemento a cui tengo molto è che i laboratori non tendono a un risultato puntuale e finale, come può essere una esibizione alla festa di fine anno. Quel che vale nel laboratorio musicale è il percorso (quando si vede che mentre suonano i bambini “ci sono”, stanno bene insieme). Sta di fatto che il buon lavoro, alla fine, produce sempre un bello e gratificante spettacolo.

Per saperne di più

Francesco Rossi: 16 Giugno 2015 Articoli

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