Empatia, intelligenza emotiva e scienze cognitive

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Empatia, intelligenza emotiva e scienze cognitive

Neuroscienze per la gestione delle relazioni interpersonali e la soluzione dei conflitti. Di Paolo Legrenzi, Rino Rumiati

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A metà degli anni ’80, Giacomo Rizzolatti dell’Università di Parma individua i “neuroni specchio” esaminando l’area ventrale della corteccia premotoria di una scimmia, il macaco. Si scopre così che vi sono neuroni che rispondono in modo selettivo a gesti con un certo scopo. Da allora l’importante scoperta ha un’eco sempre più vasta. Con un’altra tecnica meno invasiva, quella delle neuro-immagini, si dimostra che neuroni specchio sono presenti anche nel cervello umano. Si tratta di scoperte rilevanti perché permettono di risalire alle basi biologiche dell’empatia e delle patologie caratterizzate da difficoltà nelle relazioni sociali, come diverse forme di autismo.
La scoperta delle basi biologiche dell’empatia ha reso popolare questa nozione anche presso i non addetti ai lavori. Tanta è la popolarità di tale nozione che il presidente degli Stati Uniti Barack Obama in molti discorsi parla di “deficit di empatia”. Quando Charlie Rose, giornalista, gli chiede che cosa sia quest’empatia di cui parla sempre, egli risponde: «Si tratta della capacità di mettersi nei panni altrui, e di non giudicare le cose soltanto dal nostro punto di vista». Se vi comportate così, sarete anche capaci di compassione – termine altrettanto ricorrente nei discorsi di Obama. È questo sentimento che favorisce scelte altruistiche nei confronti d’individui e minoranze svantaggiate. Essendo ormai note le basi biologiche dell’empatia, viene spontaneo domandarsi se la mancanza di empatia sia causata da un deficit biologico. Nel saggio La scienza del male Simon Baron Cohen (2012, p. 19) immagina che nel cervello ci sia il circuito dell’empatia: «Esso determina la quantità di empatia (QE) che avete. Chiamiamolo meccanismo di empatizzazione. Sulla base del QE possiamo stabilire che il meccanismo di empatizzazione definisce vari livelli. Si parte con il livello 0 di empatia, quando una persona non capisce che cosa possa provare l’altro, ed è quindi priva di senso di colpa e rimorso, per arrivare al livello 6, quando si è continuamente focalizzati sui sentimenti degli altri. È come se il “circuito dell’empatia fosse in uno stato di costante ipereccitazione”».
Baron Cohen descrive il sesto livello tramite il profilo della psicoterapeuta Hannah: «[…] Hannah ha il dono naturale di sintonizzarsi sul modo con cui gli altri si sentono […] non lo fa perché è il suo lavoro […] è così con i suoi clienti, ma anche con gli amici e perfino con gente appena incontrata […] ha un irresistibile impulso a empatizzare».

In molti contesti, tra cui quello educativo, creare una sintonia emotiva è la base per poter capire quello che l’altro sente e a nostra volta renderlo partecipe di quello che proviamo. Solo grazie a questo legame possiamo creare delle relazioni che possono portare a uno scambio reciproco, come nel caso della relazione di apprendimento tra docente e allievi, o in quella tra docente e genitori, in cui la capacità di comprendere l’altro diventa fondamentale.
 

Per saperne di più


Empatia, Intelligenza Emotiva e Scienze Cognitive
Neuroscienze per la gestione delle relazioni interpersonali e la soluzione dei conflitti 

Paolo Legrenzi, Rino Rumiati
Milano, 8-9 novembre 2019
Per saperne di più vai su: http://bit.ly/2KZ5avm

3 Luglio 2019 Articoli

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