I “programmi” della scuola e la rimozione delle donne

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I “programmi” della scuola e la rimozione delle donne

Si può arrivare all’esame di maturità senza aver mai sentito parlare delle maggiori autrici o filosofe. Scegliere argomenti e autori da affrontare durante l’anno è uno di quei compiti sottovalutati ma centrali nella professione docente. Di Christian Raimo

autrici donne

Negli ultimi mesi ho curato un progetto di podcast di ripasso per la maturità, 250 podcast per provare a coprire gli argomenti fondamentali di dieci materie. Non è un lavoro dissimile di quello che ho fatto per tanto tempo con le mie classi delle scuole superiori.

Scegliere quali sono gli argomenti fondamentali da affrontare a scuola, decidere gli autori da affrontare durante l’anno, compilare i programmi, è uno di quei compiti sottovalutati ma centrali nella professione di un docente.

Si tratta di fatto di costruire un piccolo canone; e tutti quei piccoli canoni che gli insegnanti della scuola italiana compongono, aggiornano ogni anno una sorta di canone complessivo, che quello su cui in questo momento si stanno formando gli studenti italiani.

L’autonomia dei docenti fa sì che su queste scelte, su quali autori inserire e quali escludere, su quali concentrarsi e su quali essere meno analitici, si generi una decisione molto libera. Quando sentiamo espressioni come attenersi ai programmi o seguire i programmi, in realtà stiamo dicendo una cosa un po’ vecchia e un po’ sciocca per come dovrebbe essere invece immaginata la scuola italiana, per cui i programmi dovrebbero essere costruiti insieme.

C’è però una verità amara. In questa possibilità c’è una scelta che la stragrande maggioranza dei docenti italiani fa: rimuove le donne.

I programmi svolti anche nei quinti anni delle superiori hanno non solo una predominanza netta di autori maschili, ma quasi sempre non contemplano proprio le donne. Così le studentesse e gli studenti italiani possono prendere la maturità senza aver mai sentito parlare di Simone De Beauvoir, di Elsa Morante, di Hannah Arendt, di Grazia Deledda, di Tina Anselmi, di Angela Davis, di Luce Irigaray, di Simone Weil, di Nilde Iotti, di Maria Montessori. Senza conoscere nemmeno cos’è il femminismo.

C’è una generazione che sta prendendo la maturità quest’anno che non ha sentito e non sentirà parlare di queste e altre donne nemmeno all’università, anche se dovesse scegliere facoltà umanistiche.

Questa rimozione del pensiero delle donne, e spesso della storia delle donne è una scelta libera? È facile rispondere di no. Ma soprattutto è una rimozione che va contro un’idea di crescita dell’autonomia dei ragazzi e delle ragazze, e di crescita stessa della nostra società.
 

Christian Raimo: 19 Giugno 2020 Articoli

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Commenti

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    mahmed3

    19:6, 1 Luglio 2020
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