In gita a Recanati con Giacomo bambino

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La scuola è chiusa, e la classe può incontrarsi solo in luoghi virtuali. Così ci siamo dette: perché non trasformare anche la nostra delusione in qualcosa di bello e indimenticabile? Di Cristiana De Santis

giacomo bambino

L’idea di questa gita “virtuale” è nata dalla delusione dei ragazzi e delle ragazze della classe 5 B della scuola primaria Longhena di Bologna, che sarebbero dovuti partire in maggio per l’ultima gita insieme (una gita di due giorni!) … Le maestre avevano scelto le Marche e una tappa sarebbe stata Recanati, il “natio borgo selvaggio” di Giacomo Leopardi.

D’accordo con la maestra (Elena Bisato), sarei dovuta andare in classe per parlare della poesia l’Infinito, che lo scorso anno ha compiuto 200 anni, nata sulla scia di una grande delusione (il tentativo del giovane Giacomo di fuggire da Recanati). Ma la scuola è chiusa, e la classe può incontrarsi solo in luoghi virtuali. Così ci siamo dette: perché non trasformare anche la nostra delusione in qualcosa di bello e indimenticabile? Di qui l’idea di una gita virtuale nei luoghi del poeta e nella sua infanzia.

Un viaggio nel tempo

Giacomo Leopardi nasce nel 1798. La sua infanzia è quella di un bambino nobile, e come tale privilegiato, educato da genitori severi e religiosissimi. Cresce nel palazzo di famiglia in un paese della “marca” (un territorio di confine dello Stato della Chiesa), lontano da Roma e dalle altre grandi città della penisola (che allora era divisa in tanti stati, raggiungibili solo con un passaporto). A quel tempo, le epidemie decimavano la popolazione: solo 4 dei 10 figli del conte Leopardi e della marchesa Antici sopravvissero fino all’età adulta; Giacomo e i suoi fratelli furono tra i primi bambini a essere vaccinati contro il vaiolo; la vicina di Giacomo, Teresa Fattorini (Silvia), muore di tisi ventenne; Giacomo stesso morirà di colera, a Napoli, non ancora quarantenne.

Un bambino prodigio

Giacomo è stato un bambino “sano e diritto”, curioso e vivace, almeno nei limiti in cui gli era consentito di esserlo: istruito ed esibito dal padre come un bambino “prodigio” (un po’ come era accaduto al piccolo Mozart), a nove anni già scriveva in latino e citava i classici a memoria, ma amava anche giocare con i fratelli, il buon cibo, la natura, il disegno.

Diventato adulto, nonostante la salute cagionevole (a vent’anni la vista gli si era indebolita a forza di studiare a lume di candela, e la schiena si era ingobbita a causa di una malattia delle ossa), cercò in tutti i modi di evadere dalla sua prigione dorata, e alla fine ci riuscì, spostandosi, tra entusiasmi e delusioni, prima a Milano, poi a Bologna, Pisa, Firenze, Napoli.

Conoscerlo più da vicino e “con i calzoni corti” può servirci a capire meglio i versi che ci ha lasciato: versi impegnativi perché nutriti di riflessioni filosofiche; a volte amari, perché Giacomo non amava le conclusioni facili e le illusioni fallaci; ma indimenticabili per la loro bellezza e per la forza con cui ci indicano una via possibile: non per cambiare il mondo, ma per cambiare il nostro modo di abitarlo. Con consapevolezza e responsabilità, vedendo il limite e oltrepassandolo con l’immaginazione, riempiendolo di bellezza grazie al potere delle parole. Con una speranza che risorge tenace, come un fiore di ginestra all’ombra del vulcano.

 

Poesia come parola in musica

Quando faccio lezione alle future maestre che seguono i miei corsi, parlo spesso di poesia. Uno dei temi che mi stanno più a cuore, infatti, è l’educazione all’ascolto: per questo insisto sul valore della poesia come “parola messa in musica” e sull’importanza – prima di mostrare il testo scritto – di leggere ad alta voce i testi poetici (anche quelli “alti” della nostra tradizione), facendo sentire gli accenti, le rime e le spezzature dei versi, le pause (perché anche i silenzi fanno parte della musica).

Sono convinta (come il poeta e maestro elementare Giorgio Caproni) che i bambini, portati dalla voce recitante, riescano ad accedere al senso, apprezzando la bellezza anche di parole “peregrine”: parole che il poeta ha scelto tra le tante possibili non per la loro difficoltà, ma per la loro musicalità; e che ha collocato in un certo modo per creare un’armonia precisa (come diceva un altro poeta, Attilio Bertolucci, se nel primo verso dell’Infinito sposti l’aggettivo ermo – se dici colle ermo, anziché ermo colle – la musica si interrompe).

La parafrasi, le ricerca delle figure retoriche e tutto il resto arriveranno dopo, negli anni a venire. Avviciniamoci alla bellezza, intanto, con spontaneità e meraviglia, fidandoci e affidandoci ai sensi.

Le parole di Giacomo arrivano da lontano e la patina del tempo a volte le rende diverse da quelle che noi usiamo. È importante soffermarsi a riflettere su questo aspetto: la storia cambia gli edifici, i modi di vivere, di vestire, e anche di parlare e scrivere! Ma la grande poesia continua a parlarci, nonostante le distanze…

 

Un libro dei ricordi                                                       

Abbiamo raccolto materiali, immagini, note di viaggio e impressioni delle maestre e di ragazze e ragazzi in un ebook. Un ricordo per noi, un invito al viaggio per voi!

Bibliografia

Trovate qui elencati una serie di albi illustrati che raccontano, accompagnati da splendide immagini, la vita del piccolo Giacomo, o illustrano alcune sue poesie famose:

  • NICOLA CINQUETTI, La piscia della Befana. Vita di Giacomo Leopardi bambino, Fabbri editori, 2007.
  • PAOLO DI PAOLO, Giacomo il signor bambino, illustrazioni di GIANNI DE CONNO, Rrose Sélavy, 2015.
  • LAURA OPPIOLI BERILLI, La luna nel palazzo. Breve racconto di Giacomo Leopardi bambino, illustrazioni di ROBERTO DE GRANDIS, Fulmino edizioni, 2014.
  • GIACOMO LEOPARDI, L’infinito, illustrato da MARCO SOMÀ, con un pensiero di DANIELE ARISTARCO, Einaudi Ragazzi, 2019.
  • GIACOMO LEOPARDI, L’infinito, illustrato da PAOLO FIGRI, Zefiro edizioni, 2015.
  • GIACOMO LEOPARDI, Il sabato del villaggio, illustrato da PAOLO FIGRI, Giaconi editore, 2017.

 

Sitografia 

Trovate qui elencati una serie di video che possono accompagnare il percorso: per vedere i luoghi e insieme ascoltare la storia di Giacomo, alcune sue riflessioni e poesie.

                                                                                                                     

 

 

Il quizzone     

Con l’aiuto della piattaforma Kahoot, ho creato un quiz per fissare alcune tappe della nostra gita.

https://create.kahoot.it/share/a-recanati-con-giacomino/2804a182-3f39-4553-82b8-886e570a77c6

 

Istruzioni per l’insegnante

Per partecipare, ogni ragazzo/a deve

  1. andare sul sito kahoot.it
  2. inserire il codice del gioco generato nel momento in cui l’insegnante fa partire il quiz
  3. scegliere un nickname (meglio se facilmente identificabile).

 

Le domande prevedono 2 risposte (Vero/Falso) o 4 (a scelta multipla), identificate da simboli e colori diversi. Bisogna rispondere entro un certo tempo (da 5 a 60 secondi). Su alcuni dispositivi (come i telefonini) chi gioca non visualizza la domanda con le varie risposte, ma solo i colori e i simboli associati a ogni risposta (per scegliere quella giusta bisogna quindi aver ascoltato la domanda e memorizzato le diverse risposte). Vi consiglio di provarlo prima, anche per adattare eventualmente i tempi di risposta.

Si può anche scegliere di condividere lo schermo e farlo tutti insieme, come ha fatto la nostra classe…

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