Musica alla scuola primaria: una grande opportunità didattica

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Musica alla scuola primaria: una grande opportunità didattica

La produzione e la fruizione necessitano di tre caratteristiche: un docente “presente”, una musica “attiva” come strumento, un setting motivante. Di Giulia Falcone

giulia falcone musica ritmo

La musica, il linguaggio dei suoni che comunica attraverso forme e stili e spazia in epoche e culture, rappresenta una grande opportunità didattica: unisce e rileva spunti metodologici interdisciplinari e trasversali che insistono nell’area della espressività e della creatività. È un orizzonte all’interno del quale i concetti propri del linguaggio musicale si fondono con la crescita emotiva e relazionale dei bambini; la musica a scuola è espressione che media significati, è una modalità d’approccio alla conoscenza di sé, alla condivisione di scelte come potenziamento dell’autostima, il rispetto e la partecipazione d’insieme.

Gli elementi musicali, intrecciandosi con la parola, il movimento e la rappresentazione grafica, diventano “strumenti operativi” duttili e flessibili; le due dimensioni individuate all’interno delle Indicazioni ministeriali, la produzione e la fruizione, necessitano di tre caratteristiche: un docente “presente”, una musica “attiva” come strumento, un setting motivante. Il docente è un riferimento importante, determina l’attività richiesta e muove un vero dialogo; è un organizzatore rispetto ai materiali, ai contesti, agli ambienti. La musica “attiva” come strumento, ovvero, l’ascolto di un contenuto sonoro finalizzato alla produzione: il ritmo, la melodia, l'armonia, il suono, il timbro. Una ri-produzione sonora guidata dal docente che si concretizza in parole, gesti, movimenti e che, al tempo stesso, offre l'elaborazione delle emozioni e la costruzione di una identità personale e di gruppo. Un setting motivante: la conoscenza della musica per “full immersion”. I bambini abitano la musica, ne percepiscono la forza dirompente e i significati. Su questo, Franco Ferrarotti scrive: “Oggi non solo la si ascolta ma vi si abita dentro…si apprende attraverso la musica perché la musica è esperienza diretta”. Il “setting” come musica d’insieme, la palestra strumentale e vocale di un ensamble, il rispetto strutturale di una forma ma anche di un unicum fatto di afflato emotivo, un pathos percepito e trasmesso.

Il prerequisito è avere una “struttura da proporre”, ovvero, un contenuto musicale (un contenuto materiale, come scrive Maurizio Della Casa, in Educazione musicale e curricolo, Zanichelli 2001), una canzone, un brano, una frase musicale o ritmica, dei timbri, una sequenza. Il raggiungimento di una effettiva competenza (una prestazione esperta) è una questione lenta e complessa (ricca, elaborata) e la musica è sempre una pratica espressiva: l’alunno libero di rispondere, musicalmente, deve avere la possibilità di scoprire procedure e comunicazioni (discriminando, confrontando, classificando). La conoscenza non è data da un sapere ma è scoperta nel saper fare: non si tratta di apprendere regole particolari, ma di acquisire piuttosto particolari abilità che permettano ai bambini di costruire e narrare il proprio linguaggio: suoni, ritmi, timbri alla scoperta di sé, nel rispetto degli altri.

Giulia Falcone: 5 Novembre 2019 Articoli

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