Affrontare i “tasti dolenti” per diventare cittadini migliori

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Affrontare i “tasti dolenti” per diventare cittadini migliori

Imparare a gestire i conflitti e i vissuti dell'infanzia per una cittadinanza migliore: intervista a Paolo Ragusa (CPP)

Paolo_Ragusa_CPP

Per essere buoni cittadini è necessario saper affrontare i conflitti, ma non basta: dobbiamo porre attenzione ai "tasti dolenti", quelli che condizionano le relazioni e che hanno uno stretto legame con l'infanzia. Parola di Paolo Ragusa, esperto in gestione dei conflitti, responsabile formazione dello "storico"  CPP. Ragusa interviene al Convegno CPP "Né buoni né cattivi" (12 ottobre 2019 a Milano) proprio con una sessione dal titolo "Del buon uso dei tasti dolenti. Come occuparsi delle proprie fragilità nei conflitti".

 

Cosa c’entrano i “tasti dolenti” (frutto del vissuto personale e soggettivo) con il tema della cittadinanza, cuore del prossimo convegno nazionale del Cpp?

«C’entrano perché siamo animali sociali e la cittadinanza si basa su una rete di relazioni. Per comprenderlo, però, occorre prima capire cosa sono i tasti dolenti. Si chiamano così i condensati emotivi e psicologici che sono racchiusi negli strati più intimi della nostra memoria e che sono strettamente collegati ai nostri vissuti dell’infanzia. Non necessariamente esperienze traumatiche ma, semplicemente, dinamiche che ci hanno fatto soffirire o ci hanno fatto sentire poco amati, abbandonati, spaventati, gelosi e così via. Il punto è che i tasti dolenti non se ne restano lì tranquilli, riemergono tutte le volte che una situazione evoca dinamiche vissute nell’infanzia e condiziona le nostre reazioni perché ci sentiamo nuovamente esclusi, sotto esame, sbagliati, rifiutati oppure troppo bravi, disciplinati... esattamente come capitava da piccoli.
Dunque il modo in cui, da bambini, impariamo a stare con gli altri influisce sulle nostre attuali relazioni. Che siano con i vicini di casa o con i colleghi: un tasto dolente ha un risvolto emozionale che riguarda sempre noi stessi, dimensione intrapersonale, ma anche con gli altri, dimensione interpersonale. Conoscere i propri, dunque, è un atto di responsabilità verso se stessi ma anche verso gli altri».

In che modo la consapevolezza e la manutenzione dei tasti dolenti può aiutare il cittadino di oggi?

«È proprio il cuore del mio intervento al convegno: occuparsene significa uscire da una condizione di fragilità che oggi sembra diventata sistemica. Se il 900, con la psicoanalisi, ha visto il trionfo della ricerca di se stessi e, nei fatti, ci ha consegnato la soggettività, l’importanza dell’accedere al profondo di ciascuno, il secolo successivo, quello in cui viviamo, ci ha invece consegnato un soggetto liquido, di difficile definizione, o un soggetto minimo. Cioè un individuo ridotto alla sua forma più fragile. Ma ecco che nuovamente questa fragilità ha ricadute sulla convivenza civile: quando la fragilità diventa sistemica, gli altri diventano improvvisamente un ostacolo, non una risorsa, diventano un impedimento, così tendiamo a chiuderci, a isolarci. Ecco perché i tasti dolenti hanno a che fare anche con il nostro modo di essere cittadini».

Leggi l'intervista completa sul sito del CPP

Per saperne di più

"Né buoni né cattivi": l'alfabetizzazione al conflitto per una nuova cittadinanza

CONVEGNO NAZIONALE CPP
MILANO, 12 OTTOBRE 2019 (10.00-17.30)
Teatro dal Verme in Via San Giovanni sul muro

Intervengono il pedagogista Daniele Novara, la docente Milena Santerini, il formatore Paolo Ragusa, l’insegnante Francesco Lorenzoni, il neuroscienziato Alberto Oliverio, il criminologo Adolfo Ceretti e l’attore Giacomo Poretti.

Per informazioni e iscrizioni: www.cppp.it 3316190707 convegno@cppp.it

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3 Ottobre 2019 Articoli

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