Il teatro e l'arte di saper fare una scelta

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Il palcoscenico come posto sicuro, dove allenare l’autostima e la capacità di compiere scelte autonome. Un piccolo gioco teatrale: Freeze

Scelta

La scena, un posto sicuro

È sempre più difficile far capire ai giovani a cui insegno teatro (ma gli adulti non sono dissimili da questo punto di vista) che in scena bisogna imparare a fidarsi del proprio istinto e che bisogna comunque “fare qualcosa” piuttosto che fermarsi, girarsi verso di me e chiedere indicazioni. Dopotutto saper scegliere fra due o più opzioni, (per il pittore sarà fra due o più colori, per il cantante fra due o più note e così via) è la base di qualunque forma d’arte, e da questo punto di vista la recitazione non fa eccezione.
Sempre più spesso trovo invece nei miei laboratori teatrali scolastici, alunni/attori potenzialmente validi ma spesso immobili, a tratti ammutoliti e incapaci di fare un passo in scena senza chiedermene conferma.
In questi momenti solitamente faccio loro il discorso del bambino e dell’adulto: “Allora ragazzi, detto proprio banalmente, il bambino durante la sua crescita segue, giustamente, le indicazioni del padre, della madre, dell’insegnante ecc. È a loro che rivolge lo sguardo quando non sa cosa fare, cosa dire, dove andare… In teatro invece siete magicamente catapultati nell’età adulta e quella richiesta di indicazioni, suggerimenti, aiuto la dovete rivolgere a voi stessi, all’adulto che è in voi e non più a quello fuori di voi. Quando state recitando, quindi, l’adulto che prende le decisioni sarete voi anche perché, ricordatevi, la scena è un luogo sicuro dove non vi potrà succedere nulla!”.
In genere dopo queste parole, gli occhi dei bambini si fermano su di me, perplessi. Sentirsi dire che all’improvviso si è adulti e autonomi nelle scelte sicuramente crea un effetto disorientante, ma credetemi dopo questo discorso corroborato dall’invito “in scena non ti fermare mai!” le cose cambiano radicalmente.

Dall'aula al salotto e ritorno

Imparare a compiere scelte autonome in scena, indipendentemente dal risultato finale, comporta un potenziamento dell’autostima perché il bambino/ragazzo/attore non si è fermato e non ha chiesto aiuto a nessuno se non a se stesso.
Il teatro è davvero quindi un’ottima palestra per un rafforzamento interiore e qualche divertente gioco d’improvvisazione teatrale è il miglior “tapirulan” dove allenare il muscolo della “scelta autonoma”!  Per questo, dopo aver fatto il discorso del bambino e dell'adulto, cerco di superare subito le perplessità dei miei attori lanciando una proposta: “Chi vuol venire in scena a fare un esercizio d’improvvisazione?”. Un bosco di braccia tese si stende di solito davanti ai miei occhi.
Nell'ultima lezione che ho tenuto sono venuti Marco e Matteo, quest’ultimo nella lezione precedente, durante un esercizio, si era fermato a chiedermi suggerimenti: “Bene – dico loro – adesso in scena siete due fratelli, e dovete litigare fra di voi" -  lavoro inizialmente sempre sulla rabbia perché è l’emozione incredibilmente più facile da tirare fuori all’inizio di un percorso laboratoriale, la gioia è in assoluto la più difficile…sarà che abbiamo a portata di mano più spesso la rabbia della gioia? "Quali possono essere i motivi per cui due fratelli litigano?", continuo. “Il telecomando!” dice uno, “la Play!” urla un altro, “uno non aiuta l’altro ad apparecchiare!” dice Irene ed io: “Bellissimo, questo è un argomento fantastico! Allora Matteo oggi tocca a Marco apparecchiare ma lui invece se ne sta bel bello in salotto a guardare la televisione, tu sai che i tuoi quando tornano stanchi la sera dal lavoro l’unica cosa che chiedono è di trovare la tavola apparecchiata, quindi… prego, iniziate e mi raccomando siamo pur sempre in una scuola quindi niente parolacce né mai durante un’improvvisazione potete toccare fisicamente l’altro attore!”.
Avreste dovuto vederli, stavano lì in un’aula scolastica ma sembrava che fossero nel salotto di casa loro, solo con una sedia davanti a 23 compagni di scuola ma totalmente indifferenti agli sguardi altrui; si sono mossi, hanno creato un dialogo autonomamente, senza nessun tentennamento né distrazione, uno spettacolo. Alla fine quando li ho fermati, gli sguardi soddisfatti di Marco e Matteo hanno rassicurato tutto il resto della classe, il pensiero comune oramai era: Sì-può-fare!

Freeze!

Arrivati a questo punto è il momento di tirare fuori uno degli esercizi-gioiello dei miei laboratori, si chiama Freeze e funziona in questo modo (è molto più semplice a farsi che a dirsi): due attori cominciano a improvvisare una scena semplice: uno è seduto su una sedia, l’altro in piedi, il primo è un cliente di un ristorante il secondo il cameriere. Mentre la scena va avanti chiunque fra il pubblico abbia un’ispirazione può urlare forte “freeze!”, al che gli attori si fermano, si “freezano”, in un certo senso, nella posizione in cui sono, chi ha detto “freeze” va in scena, tocca la spalla dell’attore di cui vuol prendere il posto e inizia un’altra improvvisazione da quella stessa posizione ovviamente con un tema diverso dalla precedente e l’attore che rimane in scena si deve ovviamente adeguare immediatamente alla nuova trama; per esempio se la scena a cui si assiste è quella, suggerita all’inizio, del ristorante qualcuno può urlare “freeze!” andare in scena, toccare la spalla dell’attore che interpreta il cameriere e interpretare a sua volta il controllore di un autobus dicendo “biglietto prego”, l’attore che interpretava il cliente del ristornate, state tranquilli, capirà subito la nuova situazione e credetemi dirà: “ehmm, mi dispiace ma l’ho perso…” e così via.
Il Freeze può andare avanti per ore davvero senza sosta perché ognuno piano piano incomincia a prendere decisioni, a scegliere la miglior scena da creare nell’improvvisazione e non annoia mai. Ecco quindi che dopo questo tipo di esercizi i ragazzi avranno, non dico imparato, ma sicuramente capito che nella scena teatrale non bisogna fermarsi mai e tutti, e ripeto tutti, hanno dentro di sé la capacità e i mezzi per risolvere qualunque problema possa verificarsi in scena, è solo una questione di fiducia e il teatro nelle scuole, a mio avviso, esiste per questo.

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