Si diventa più bravi se si insegna in una scuola (molto) multiculturale?

Una visita all’I.C. Regio Parco di Torino. La dirigente dice che in una scuola fortemente multiculturale gli insegnanti diventano migliori, perché hanno più sfide da vincere insieme agli alunni. Sarà proprio così? 

di Redazione GiuntiScuola · 27 maggio 2015
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L' Istituto Comprensivo Regio Parco di Torino è attualmente composto da 5 plessi: una scuola dell'infanzia, tre scuole primarie e una scuola media. Da settembre 2015, a seguito di operazioni di dimensionamento/accorpamento, si aggiungerà un'ulteriore scuola media e a settembre 2016 si aggiungerà una scuola dell'infanzia.

Il Regio Parco in cifre

I plessi non sono tutti vicini tra loro, presentano caratteristiche diverse e richiedono interventi diversi. Tutti i plessi però sono inseriti in contesti socio-culturali complessi e hanno una percentuale di alunni con cittadinanza non italiana molto alta :

  • 35% nella scuola primaria Lessona, inserita in un territorio recentemente riqualificato;
  • 46% nella scuola media Giacosa, inserita nel medesimo territorio della Lessona;
  • 79% nella scuola primaria De Amicis, in gran parte provenienti dal Marocco;
  • 83% nella scuola dell'infanzia
  • 90% nella scuola primaria di via Fiochetto, vicina al grande mercato all'aperto di Porta Palazzo, popolato quasi solo da extracomunitari, soprattutto cinesi e marocchini. Questa primaria è una delle 27 scuole italiane più multiculturali, indicate nell’indagine nazionale MIUR/ISMU, Alunni con cittadinanza non italiana. Tra difficoltà e successi , 2015 .

Povero Pinocchio!

Le cifre suggeriscono quali sono le diverse complessità. Ogni scuola riflette la propria utenza, ne registra le insicurezze e le rabbie, i sogni e le aspettative. Sono anche le scuole frequentate da numerosi studenti con problemi di comportamento e di apprendimento. Dice la dirigente scolastica Concetta Mascali: “Forse si potrebbe più correttamente dire che la nostra utenza è fortemente contraddistinta da un disagio socio-culturale ed economico, ma è soprattutto la parola ‘stranieri’ che sembra allontanare le famiglie italiane e le famiglie straniere ormai integrate. Infatti in via Fiocchetto le iscrizioni, soprattutto degli italiani, sono in calo. Ho spiegato ai genitori che la nostra scuola si apre molto al territorio e che anche il territorio dovrebbe “adottarla”. I bambini dovrebbero frequentare il loro quartiere, dovrebbero mettere radici, andare a comprare il pane e incontrare i compagni…”.

“Una soluzione radicale richiederebbe un intervento sul territorio, in modo da evitare che interi quartieri siano contraddistinti da disoccupazione e povertà”, aggiunge ancora la dirigente, torinese ma nata in Sicilia, dunque figlia di immigrati del nostro Sud .

Negli anni Sessanta del secolo scorso si diceva che Torino fosse la città più meridionale d’Italia! Colpisce che nel racconto sulla sua scuola usi ogni tanto la parola “ povertà ”, una parola apparentemente desueta, d’altri tempi (è quella che ricorre più volte, 139!, nel libro di Pinocchio), eppure tornata d’attualità. Intervenire sul quartiere, è una parola!: non si può certo mettere anche questo compito sulle spalle della scuola... Però la scuola può entrare in relazione con tantissime famiglie , entra perfino nelle case e lentamente può contribuire a far nascere una nuova cultura, può accrescere sensibilità, consapevolezza, promuovere iniziative che possono migliorare spazi e luoghi di incontro.

Insieme c’è più musica...

La scuola Regio Parco ha tanti aiutanti nel quartiere, anzi tanti “alleati”, come dice Concetta Mascali: l' ASAI , (educatori e doposcuola, progetti e percorsi comuni, organizzazione di eventi, ecc.), la Circoscrizione, associazioni musicali e sportive, i commercianti (alcuni), la biblioteca, la libreria, l'università, e perfino la Scuola Holden di scrittura creativa, qualche settimana fa è arrivato Alessandro Baricco per un incontro con i bambini. E poi c’è il sostegno della Fondazione Agnelli che ha finanziato il progetto dell’orchestra dei piccoli violini e violoncelli, in collaborazione con il programma internazionale di “Pequenas Huellas” con il risultato che la primaria Fiochetto, la più multietnica, è anche la più musicale, i bambini vanno a sentire i concerti al Conservatorio…

Sfide da vincere o problemi che scoraggiano?

La dirigente scolastica dice una cosa sui suoi insegnanti che meriterebbe di essere verificata e approfondita... Sostiene che questa tipologia di scuole (ad alta percentuale di alunni non italiani) è particolarmente faticosa per chi vi insegna ma è anche una sfida a cercare soluzioni sempre nuove . Gli insegnanti, proprio “a causa” della difficile e complessa composizione delle classi, maturano generalmente una grande professionalità, diventano abili nella mediazione di conflitti e nella relazione educativa, sanno rendere attraente lo studio e motivare gli allievi, sanno valorizzare i ragazzi, utilizzare molti linguaggi: linguistici, artistici, musicali, sportivi.

“In queste scuole, quindi, non si lavora peggio che in altre, anzi!”: la dirigente è perentoria e la sua affermazione è condivisibile... ma io ho dei dubbi, forse si riferisce ad “alcuni “insegnanti”, in altri c’è stanchezza, disillusione.
Nella prossima puntata intervisterò gli insegnanti . Voi intanto, che cosa ne pensate?

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