Possiamo spiegare la Shoah ai bambini?

Il 27 gennaio si celebra il ricordo delle vittime dell’Olocausto. Che cosa possiamo fare noi adulti? Quale messaggio lasciare ai più piccoli e in che modo? Di Maurizia Butturini

di Maurizia Butturini · 22 gennaio 2019
0 0

Mi piace

REGISTRATI ACCEDI

0
5 min read
 

Anche alla scuola dell’infanzia può capitare che un bambino ci chieda che cos’è il Giorno della Memoria , perché ne sente parlare da un fratello più grande o dai mezzi di informazione. Le domande dei bambini vanno sempre accolte ma certo non è facile rispondere a bambini così piccoli, trovare il modo delicato e sincero di spiegare che la memoria è importante per tutte le persone, perché senza memoria, senza ricordi, non possiamo costruire il nostro futuro.

Quello che viviamo e ci viene raccontato, soprattutto da piccoli, ci accompagna come leitmotiv della nostra vita . Ci sono ricordi che sono solo nostri, personali, e ricordi che accomunano una grande quantità di persone, memorie collettive che fondano l’identità e la storia di gruppi e nazioni. Ci sono ricordi e memorie che possono segnare la nostra vita, e per quanto dolorosi, essere maestri di volontà per la ricerca di gesti nuovi e di pace.

Condivido con voi un frammento dal mio diario personale:

“27 gennaio. Oggi mi lascio prendere da ricordi antichi, ma ben vivi dentro di me. Da piccola sono stata molto fortunata in questo; c'erano molti adulti intorno che mi raccontavano. La nonna e lo zio Angelo storie e fiabe, lo zio Luigi, la Divina Commedia, imparata a memoria durante un lungo viaggio, della quale non capivo certamente le parole né i significati così difficili e intrecciati, ma il ritmo e un altro senso che arrivava magicamente, quello sì; lo zio Bruno, il più giovane, con le sue storie scherzose, le canzoni, le trame dei film; l'Angelina, che mi diceva anche mille volte le sue filastrocche popolari, in dialetto e le preghiere in rima, che ormai si sono perdute; mio nonno, che invece mi portava con sé, dappertutto, in silenzio, e con lievi cenni mi faceva ascoltare la voce delle cose e della natura, lasciandomi in eredità quell'affetto tenero e molto presente; mia madre, anche lei con fiabe vecchie di anni e anni, tramandate nella sua famiglia (alcune, simili, le ritrovo nelle fiabe italiane, di Italo Calvino ).

Infine, mio padre, che con grande delicatezza, con la gola che gli si stringeva - ricordo che lo guardavo quel pomo d'Adamo che saliva e scendeva - con gli occhi come lontani mentre cercava le parole, ora penso a rievocare le immagini dolorose, e con quella che io sentivo come assoluta verità, quando i suoi occhi grandi e dolci si rivolgevano a me, ecco, lui raccontava della sua prigionia in un campo di lavoro , in Germania, per tre anni.

Raccontava la vita nel campo e tutti i modi nei quali è riuscito a sopravvivere, tutti i modi nei quali si sono aiutati, lui e i suoi compagni...e qualche gesto buono anche di chi lo teneva prigioniero. Raccontava il viaggio fortunoso del ritorno, lo smarrimento di una diversità impressa nel cuore e nel corpo che i primi tempi gli impediva di vivere la normalità anche del quotidiano.

Lui ha ringraziato ogni giorno di vita come un dono, voleva la tavola pronta a mezzogiorno, perché il ricordo della fame patita non è mai passato del tutto, quell'urgenza di sapere che il cibo era lì e anche i sogni, credo lo avessero tormentato a lungo. Mio padre mi ha insegnato moltissimo con i suoi racconti e vivendo la sua vita, con amore e con la disponibilità al bene, facendomi credere che tutto si può superare con grande forza interiore. Ma io non posso e non ho mai potuto guardare un film sul nazismo, neanche La vita è bella , di Benigni; io questi giorni (e pensate che sono nata il 27 gennaio, proprio il giorno del ricordo) li vivo con quei pensieri e li dedico a mio padre”.

Quali azioni dunque con i bambini?

Con i bambini della scuola dell’infanzia non possiamo avviare un percorso di studio della Storia, però possiamo trovare delle strategie alternative per avvicinare i bambini ad un tema che potranno approfondire in seguito, nelle scuole successive. Ciò che dobbiamo evitare è un approccio traumatico ; mio padre, nei suoi ripetuti racconti, non mi ha mai parlato di violenza e odio ma di aiuto reciproco, solidarietà, modi per riuscire ad andare avanti nonostante tutto…anche se capivo benissimo che c’era dolore, lui ha saputo far emergere quella capacità di resilienza che aiuta a vivere.

Dobbiamo capire e rispondere a chi ne ha bisogno, anche personalizzando il dialogo col bambino e cercando l’accordo con la famiglia.

Ci sono dei libri che raccontano storie collegate alla memoria, possiamo leggerli in risposta alle domande dei bambini, non credo serva spiegare in modo razionale e entrare nei dettagli, quanto far riflettere sulle ingiustizie più grandi che possiamo osservare intorno a noi, su dei fatti cattivi che sono successi e su come ci si possa aiutare, parlando e facendo qualcosa, tutti assieme. Certo i bambini vedono tante cose alla televisione e sui social, possono anche averne paura. E parlare di come ci si può accorgere di ciò che è male e aiutarsi, va bene anche per questo, per superare le paure.

Vale la pena condividere con i genitori la possibilità di rispondere alle domande dei bambini, sulla Shoah e su altri temi molto forti. Soprattutto ricordiamo ai genitori l’importanza di parlare in famiglia , di leggere e raccontare ai bambini “il mondo” intorno a noi ma anche le nostre storie personali, come abbiamo superato le difficoltà, come siamo riusciti a trovare modi per vivere bene assieme. È la famiglia che traccia le memorie più tenaci e profonde, forse conviene riflettere sui doni che passiamo ai nostri bambini attraverso le parole che danno senso al vivere.

In questo modo potremo onorare la Memoria e aiutare i nostri bambini a costruire la loro, per un futuro di coraggio e di pace.

Ecco una selezione di libri per il Giorno della Memoria .