La riforma della cittadinanza approvata alla Camera: un importante passo avanti, ma il testo va migliorato

Il 13 ottobre la Camera dei deputati ha approvato a larga maggioranza un disegno di legge che corregge la precedente normativa sulla cittadinanza. Si tratta di un buon passo avanti. Tuttavia nel testo rimangono alcune criticità.

di Redazione GiuntiScuola · 30 ottobre 2015
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Il 13 ottobre 2015, la Camera dei deputati ha approvato a larga maggioranza il disegno di legge di modifica della legge n. 91/1992 in materia di cittadinanza.
La riforma, che ha tratto impulso dalla proposta di legge di iniziativa popolare depositata, con oltre 200.000 firme, dalla campagna “ L’Italia sono anch’io ” nel 2012, rappresenta un importante passo in avanti, ampliando in modo significativo i casi in cui i minori nati o cresciuti in Italia possono acquistare la cittadinanza italiana.
Il testo passa ora all’esame del Senato.

Quali sono le principali novità prevista dalla riforma?

  • In base al c.d. “ ius soli temperato ”, i minori nati in Italia da genitori stranieri acquistano la cittadinanza italiana, a condizione che almeno uno dei genitori sia titolare di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo (o di diritto di soggiorno permanente in caso di genitori cittadini di paesi UE).
  • La riforma introduce poi una modalità di acquisto della cittadinanza assolutamente innovativa, da più parti definita “ ius culturae ”: coloro che sono nati in Italia, ma i cui genitori non siano in possesso del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo, e i minori stranieri arrivati in Italia entro il dodicesimo anno di età, potranno diventare cittadini italiani dimostrando di aver frequentato regolarmente, per almeno cinque anni, il sistema di istruzione e formazione.
    In tale caso, così come nel caso visto al punto precedente, il minore acquista la cittadinanza in seguito a una dichiarazione di volontà , presentata da un genitore all’ufficio di stato civile del Comune di residenza entro il compimento della maggiore età del figlio. Altrimenti, il giovane potrà presentare direttamente la dichiarazione di volontà tra i 18 e i 20 anni.
  • Una norma transitoria consentirà di ottenere la cittadinanza italiana anche alle persone titolari dei requisiti previsti per il c.d. “ius culturae” che, alla data di entrata in vigore della nuova legge, abbiano già superato il limite d’età previsto per la presentazione della domanda (20 anni), a condizione che possano dimostrare la residenza legale e ininterrotta sul territorio nazionale negli ultimi cinque anni e non abbiano ricevuto provvedimenti di espulsione per motivi di sicurezza dello Stato o dinieghi della cittadinanza per gli stessi motivi.
  • Ai cittadini stranieri che hanno fatto ingresso in Italia da minorenni ma che non soddisfano i requisiti di cui sopra, ad esempio perché entrati dopo il compimento dei 12 anni , può essere concessa la cittadinanza italiana se dimostrano di essere legalmente residenti in Italia da almeno sei anni e di aver frequentato regolarmente un ciclo scolastico, con il conseguimento del titolo conclusivo, o un percorso di istruzione e formazione con il conseguimento di una qualifica professionale.
  • Il disegno di legge prevede infine una norma che consentirà di superare alcuni degli ostacoli che oggi impediscono a molte persone con disabilità psichica l’acquisto della cittadinanza italiana, mettendo così fine a una grave discriminazione istituzionale attuata nei confronti di queste persone.

A fronte di novità estremamente positive, la campagna “L’Italia sono anch’io” evidenzia tuttavia anche alcune criticità , auspicando che, nel passaggio al Senato, possano venire corrette. La prima riguarda l’assenza di una norma che consenta la semplificazione delle procedure relative alla naturalizzazione degli adulti e il superamento della discrezionalità che oggi caratterizza le decisioni in materia. L’altra questione riguarda la previsione di uno "ius soli temperato" che condiziona il futuro di bambine e bambini alla situazione economica della famiglia , introducendo, col requisito del permesso UE per lungo soggiornanti di uno dei genitori, una discriminazione che viola l’articolo 3 della Costituzione.

Le principali organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti dei migranti auspicano che il Senato esamini celermente il testo licenziato dalla Camera, apportandovi i necessari miglioramenti, e che la riforma entri al più presto in vigore, consentendo finalmente a tanti bambini e giovani nati o cresciuti in Italia, che si sentono italiani e lo sono di fatto , di essere riconosciuti anche dal punto di vista legale come cittadini italiani.

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